Buon compleanno Meryl – 6: She Devil!

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Meryl Streep ai Premi Oscar 1989

“Qualcuno può per favore, andare alla porta? Qualcuno può per favore andare alla stramaledetta porta?!„

Mary Fischer, She Devil

Semplicemente perfetta. Meryl Streep, nei panni della famosissima scrittrice di romanzi rosa Mary Fisher, è una gioia per gli occhi, stretta in completi rosati e cappellini inguardabili, calcolatrice e narcisista anima in cerca dell’amore. She-Devil, commedia che gioca sulla vendetta di Ruth, una donna tradita e lasciata dal marito per la perfida Fischer, è un film strutturato su un doppio cliché, quello della femme fatale e quello della fedele compagna abbandonata, eppure diverte.

Come? La Streep e la Barr abbandonano ogni pretesa e portano al parossismo i propri personaggi, ironizzando sulle loro caratteristiche e, giocando con gli stereotipi, esasperano a tal punto chi guarda dall’adorare ogni momento in cui sono in scena. Il piano di Ruth per sabotare completamente vita e carriera di Mary e dell’ex marito Bob non si sottrae a questa drasticità, che dà sapore alla commedia, la quale giustamente punta all’incredibile anziché al realistico.

Mary Fisher, ambiziosa e rude, è al suo massimo quando si sforza di essere amabile, di gestire le situazioni con calma, reprimendo l’ira solo per farla scoppiare con maggiore impeto in un secondo momento. La Streep, impegnata in ruoli drammatici e complessi, e per lo più abituata a portare in vita eroine, alla sua prima occasione in una black-comedy fa uscire tutto il suo humor e, soprattutto, con autoironia, crea le premesse per la vanitosa e crudele Madeline Ashton de La morte ti fa bella, uno dei suoi migliori personaggi.

Buon compleanno Meryl – 7: Julie & Julia

La cuoca e scrittrice di cucina Julia Child (1912-2004)

La voce di Julia Child, che sale alta e si abbassa, che aumenta di volume e poi cade bruscamente, è solo una delle chiavi nella trasposizione di una delle donne più celebri dei fornelli. Julia Child ha insegnato all’America a cucinare e a mangiare, dice Julie Powell nel film diretto da Nora Ephron, Julie & Julia, tratto dal libro della stessa Powell. Intreccio di due vite, di due donne appassionate di cucina, Julie & Julia è una commedia deliziosa almeno quanto le decine di ricette che propone. Tanta di questa luce, di questo dolce cammino nella scoperta del proprio valore di due donne distanziate da quattro decenni, deriva dalla scrittura della Ephron e dal montaggio alternato di Richard Marks: il resto lo fa Meryl Streep.

Come l’anno scorso, in occasione del compleanno della gigantesca Meryl, la più grande attrice vivente, eccomi tornare con sette ruoli interpretati alla perfezione dalla Streep. Settantadue anni il prossimo ventidue giugno, Meryl ha recitato in più di sessanta film per il cinema, per la televisione, oltre a deliziare Broadway: capite che non ci si deve sforzare molto per trovare parti eccezionali nel suo repertorio. Julia Child, la famosa cuoca vissuta fra il 1912 e il 2004, è un po’ la ciliegina sulla torta della carriera di Meryl. Subito dopo aver dato alla luce la incontenibile Donna Sherydan e l’inflessibile Sorella Alosyus, nel 2009 Meryl ricrea per il grande uno dei più celebri personaggi del piccolo schermo.

La sua Julia, esuberante e determinata, vuol essere di più di una casalinga, e si mette d’impegno nel divenire una grande cuoca, non senza incontrare prove più o meno stressanti, diventando un modello per chiunque desideri veramente far avverare il proprio sogno.

“Ormai sono finiti i superlativi con cui descrivere la Streep, e dire che si sia superata da sola significa dare per certo che lo farà di nuovo”

The New York Times

Così una donna spesso allegra e ricca di umorismo e ottimismo, eppure fragile e incerta, diventa un’eroina. Julie Powell trova in lei una ispirazione, un’anima a cui rivolgersi fra frustrazioni e problemi personali e professionali. La Julia di Meryl ha una gamma di espressioni tutte sue, come fosse una persona vera e propria, e forse il pregio più grande della sua performance è quella di risultare tanto distaccata da tutte le altre streepiane.

Aggiungendo una controparte brava come Amy Adams, e due spalle d’eccezione, Stanley Tucci nel ruolo del marito e Jane Lynch in quello della sorella della Child, questo racconto di formazione assume un sapore ancora più gustoso. Come tutte le grandi storie prende un’eroina, la mette di fronte alla vita, le dà sogni e speranze, le mostra tutto ciò che deve affrontare e la vede trionfare. Ecco, se volessimo trovare una pecca, la carriera di Meryl Streep non potrebbe essere descritta come un buon film: in un buon film i punti di debolezza e fragilità ci devono essere, nella carriera di questa divinità della settima arte, mancano.

Musica: Sour di Olivia Rodrigo

All’inizio lo scetticismo era tanto: Olivia Rodrigo, stellina Disney di High School Musical- La serie, ha da poco compiuto diciotto anni e Sour è il suo primissimo album. Eppure, ascoltando e riascoltando, Sour diventa sempre più familiare e allo stesso tempo innovativo: è come, con le dovute distanze, ascoltare Taylor Swift e Avril Lavigne se fossero nate quindici anni dopo.

Olivia usa le canzoni come diario personale, è onesta e dettagliata, come nell’irresistibile good 4 u, parla soprattutto di una relazione sentimentale finita, e questo potrebbe giocare a suo sfavore, il tema è sgualcito tanto è stato decantato. Questo succede con le tracce più deboli, come traitor o favorite crime, mentre nelle ballad funziona benissimo. deja-vu crea nostalgia con l’uso di sottofondi soffusi e falsetti incantevoli, con un videoclip che sfrutta montaggio rapido e spiagge da sogno per potenziare l’attrattiva di una canzone splendida. driver license ha spopolato in patria, e la ragione è facile da comprendere: prende un correlativo oggettivo e lo rende u po’ simbolo di una generazione e dell’età adolescenziale.

La carica torna nella batteria e chitarra elettrica di brutal, che è uno sfogo tanto sincero da risultare tremendamente empatico, e jealousy jealousy costringe chi ascolta a fare i conti sul tossico metodo di confronto che pervade la società digitale. Sour è l’inno di una ragazza che accetta quello che prova e non ha paura a urlarlo, sussurrarlo, cantarlo: è vero, arrabbiato e in qualche modo giocoso e per questo funziona benissimo.

Con Sour la Rodrigo ha fatto il botto, stracciando record e segnando l’inizio di una brillante carriera. Al primo posto sia nel Regno Unito che negli States, l’album ha già venduto 678mila copie nel mondo in sole due settimane. drivers license ha passato otto settimane in vetta alla Billboard Hot100, con deja-vu che ha raggiunto il secondo posto e good 4 u il primo. Se il 2021 stava aspettando la stella dell’anno, l’ha appena trovata.

Vox Lux – un ritratto del XXI secolo

“Non ha più importanza ormai se sei Michelangelo o Michele Angelo di New Brighton, la cosa importante è che tu abbia una tua teoria”

Vox Lux

Un ritratto del XXI secolo, il sottotitolo rende bene le intenzioni del regista e sceneggiatore Brady Corbet. Parlandone con la stampa, la protagonista Natalie Portman ha spiegato come secondo lei questo film non abbia un messaggio particolarmente definito ma delle intenzioni assai chiare, e nello specifico l’unione della pop culture e degli eventi più seri e tragici del mondo contemporaneo.

Vox Lux mostra Celeste Montgomery in due atti ben separati. Il primo è quello in cui Celeste, quattordici anni, viene scoperta e lanciata come giovanissima pop-star, con iniziazione alle droghe, i lussi e il sesso. Il secondo ci fa vedere Celeste adulta, che si prepara per un concerto. Il periodo di mezzo, come detto ancora dalla Portman, è facilmente immaginabile da chiunque. Più importante di tutto è, tuttavia, il prologo: nel 1999 Celeste sopravvive a una sparatoria nella sua scuola media, in cui un ragazzo uccide la professoressa prima di spararsi in testa.

“È questo che amo della musica pop. Io non voglio che le persone pensino, voglio solo che stiano bene”

Vox Lux

Così emerge bene la inevitabile, ma non per questo meno inquietante, caratteristica della società digitale: le notizie e gli argomenti si susseguono e si contaminano senza discrezione. Così un gruppo terrorista prende in prestito il look di una popstar che ha visto la sua carriera iniziare grazie all’aver quasi perso la vita in un dramma scolastico. Più che un dramma si può parlare di uno studio antropologico che usa un singolo per esprimere qualcosa di maggiore. Celeste infatti può essere tante delle popstar odierne. Tragicamente vicina a Briteny Spears, vuoi per gli anni di carriera, vuoi per gli anni passati a stordirsi di droghe e alcol, a Kanye West, per l’ego fragilissimo eppure smisurato, a Justin Bieber, per la tossicodipendenza e le reazioni violente.

Natalie Portman dimostra, ancora una volta, la sua bravura: compare solo a metà film e riesce a impietosirci e irritarci in meno di un’ora. Non era certo un ruolo facile quello di una persona tragicamente compromessa a livello psichico e fisico, eppure lei lo indossa magnificamente, anche nella parte in cui canta e balla sulle note delle canzoni scritte apposta da Sia, la cantautrice che è anche produttrice esecutiva.

Il parterre di personaggi, che comprende un manager (figura paterna) privo di effettivo senso di responsabilità intepretato da Jude Law, ha con sé anche una figlia costretta a fare da mamma e una sorella che incassa e infierisce sottilmente, legata a nodo doppio alla stella della musica tra invidia e amore.

Vox Lux strappa applausi soprattutto per il suo realismo impietoso e per la sua otrima rappresentazione del presente, che si mostra anche nello sperimentalismo del montaggio e dell’uso della camera in certe situazioni. Non a caso strappò consensi a Venezia tre anni fa. Non a caso fa vedere Natalie Portman in azione. Non a caso ci sussurra che questo mondo fa paura. Anche a chi nkn sembra.

Fuga in tacchi a spillo!

Certo, Fuga in tacchi a spillo è un caos: una sceneggiatura che va avanti a suon di imprevisti, ripetitivi incidenti di percorso e vuoti di trama, che non approfondisce quasi nulla, fatta di così tanti cliché (a volte sfioranti il sessismo nonostante la conduzione al femminile di Anne Fletcher) che verrebbe da dire: non è il film giusto per nessuno. Eppure, eppure fa ridere, che è il suo unico obiettivo. Questo caos è terribilmente divertente, con le sue due protagoniste irresistibili.

Il film parla di Rose Cooper, agente della polizia estremamente ligia alle regole e super-metodica, che è incaricata di assistere miss Riva, la moglie di un trafficante che intende testimoniare contro un grande boss, Vincente Cortez. Quando quattro uomini assassinano il marito, miss Riva, colombiana bella e irascibile, è costretta a subire la protezione di Cooper, che vuole scortarla sana e salva fino al Texas, dove potrà testimoniare.

Distrutto come la casa di paglia dal lupo-critica, Fuga in tacchi a spillo è inconsistente, per lo più privo di realismo e con dei buchi impressionanti di trama, ma non si vede per la storia, bensì per le due protagoniste. Costrette in parti iper-caratterizzate, Reese Whiterspoon e Sofia Vergara sono due poli opposti, sempre pronte a stuzzicarsi e combattersi, con tanta comicità verbale e fisica, situazioni assurde, espressività esagerata e tanta, tanta chimica. Entrambe, navigate attrici hollywoodiane, sono bravissime a dar vita a due personaggi folli, pasticcioni e tremendamente adorabili.

Così, se sarete capaci di mettere da parte ogni analisi critica o aspettativa esagerata, avrete un film che va avanti a suon di gag, la maggior parte esilaranti, assurdità divertenti e protagoniste trascinanti, vi divertirete molto e potrete assistere nell’arco di un’oretta e poco più a sparatorie su autobus di vecchietti, minacce da contadini, love story con ricercati buoni e esplosioni di quaranta chili di cocaina.

Tre film ( e tanto femminismo) con Natalie Portman

“Basta con la retorica che una donna è pazza o difficile. Se un uomo vi dice questo, chiedetegli <<Che cosa le hai fatto di male?>>”

Natalie Portman

Quando nell’autunno del 2017 scoppiò il caso Harvey Weinstein qualcosa scattò: una sorellanza forte come non si sentiva da decenni in questo ambiente andò fortificandosi in associazioni e organizzazioni tra cui Time’s Up. Parte del gran lavoro fatto da Time’s Up nell’assistere donne nelle cause legali portate avanti contro i propri molestatori, stupratori e nel reclamare rappresentanza nelle sfere di potere e nei lavori con minore percentuale di presenza femminile, è stato promosso da Natalie Portman, che compie oggi quarant’anni e che negli ultimi tre anni si è esposta per questa organizzazione che punta a rendere concreto un mondo più inclusivo e egualitario.

Forse qualcunə si ricorderà dell’abito indossato dalla Portman alla cerimonia degli Oscar del 2020, che comprendeva un lungo mantello con ricamati i nomi delle registe ignorate dall’Academy. Nell’attivismo così come nelle situazioni meno specificatamente rivolte a questo, Natalie ha cercato di amplificare le voci di quelle donne a lungo ignorate e silenziate, ricordando per esempio a Variety (la Bibbia del cinema) la scarsa presenza di registe donne nelle grandi produzioni a dispetto di una egual partecipazione nelle scuole di cinema, o di come Weinstein e altri siano riusciti a rendere eternamente disoccupate le donne che si sono difese dalle loro molestie.

Nata a Gerusalemme, enfant prodige del cinema, laureata a Harvard e vegana, Natalie ha unito una sempre maggiore coscienza politica e sociale alla sua carriera cinematografica, che l’ha resa una delle personalità più in vista del cinema contemporaneo. Ecco quindi tre film da recuperare (o rivedere) con Natalie Portman:

V for Vendetta

Radicale racconto della ribellione di un cavaliere ex cavia in uno stato totalitario in un’epoca distopica, V per Vendetta è coinvolgente, angosciante ed estremamente dinamico. Natalie è, in uno stato di grazia, l’eroina forte e incorruttibile Eve, in un film diventato cult.

L’altra donna del re

Tra i tanti difetti di questo dramma storico sull’ascesa e la caduta di Anna Bolena e della sorella Maria, spicca un grandissimo pregio: la recitazione di Natalie Portman e, in parte, della brillante compagna di schermo Scarlett Johansson. Il ruolo di una giovane ambiziosa e piegata dal maschilismo dell’Inghilterra del sedicesimo secolo sarebbe potuto cadere nel cinico o nel pietoso, ma Natalie, fra follia e ragionevolezza, lacrime di rabbia e di disperazione, sorrisi ipnotici e una fiera dignità, rende giustizia a un’importante figura storica.

Jackie

Jackie è il dopo 22 novembre più personale e intimo che sia stato trasposto sul grande schermo. Presentato a Venezia nel 2016, diretto da Pablo Larraìn e co-prodotto da Darren Arnofosky, Jackie è la storia di una donna, la first lady Jacqueline Bouvier Kennedy, distrutta dalla perdita, dalla morte del marito, dal senso del dovere e dalle complicazioni legate ai sospetti insanabili. Nella tortuosa strada per uscire dallo stress post traumatico, dal senso di vuoto e dall’orrore di aver visto con i propri occhi la morte del marito, Natalie Portman (candidata all’Oscar) dà un’interpretazione sopraffina di una donna che, simbolo di eleganza e educazione, si trova sola a sopportare un peso enorme e rinascere.

Cinque film da vedere con Angelina Jolie

Reunión del Sr. Ministro de Relaciones Exteriores, Comerci… | Flickr

Alcune stelle non si estinguono mai: Angelina Jolie è uno di quei nomi che immediatamente riportano all’immagine della donna che lo porta con sé, e, compiendo quarantasei anni, la magia di questa immagine non si è spenta. La stella della Jolie è quella delle vecchie star del cinema, quei volti estremamente rappresentativi che portano con sé a ogni nuova performance il passato, fatto di film iconici e storie difficili da dimenticare.

Stella delle stelle, Angelina è in un periodo splendido, per quanto riguarda la sua carriera: pochi giorni fa è uscito in digitale il suo nuovo film, il thriller-action movie Quelli che mi vogliono morto, accolto positivamente, mentre a novembre sarà la volta del ritorno al cinema dal grande budget, con The Eternals, supereroi e eroine Marvel direttə da Chloe Zhao fresca di Oscar alla Miglior Regia per Nomadland. In attesa (impaziente) di rivederla in questi due film densi di azione e adrenalina, come nel suo stile, eccovi cinque film da vedere e rivedere con una delle più grandi attrici viventi, in ascendente grado di grandiosità dei ruoli interpretati.

Wanted (2008)

Questa bizzarra storia di riscatto personale e formazione di un giovane uomo (James McAvoy) si trasforma in un thriller sullo spionaggio in cui non mancano combattimenti, decisioni per capire chi si è e da che parte sia il giusto, e una co-protagonista tosta, intelligente e il cui ruolo sarà una chiave di svolta, la Fox della Jolie, giovane, energica e bravissima.

Salt (2010)

Agente dei servizi segreti statunitensi, Evelyn Salt entra in un incubo quando il fidanzato è rapito e lei sospettata di fare il doppio gioco con la Russia: tuttavia, non tutto è come sembra. Film d’azione ricco di spettacolari inseguimenti e colpi di scena, Salt dimostra la capacità della Jolie di essere gelida punta di diamante di uno script un po’ troppo filo-americano, ma assai intrigante.

Maleficent (2014)

Questa origin story della cattivissima della Bella addormentata nel bosco è un film Disney fantasy su un rapporto d’amore molto particolare, che umanizza e restituisce significato alla figura di Malefica, interpretata da una Jolie magnifica, fra boschi fatati e una giovane Elle Fanning come co-protagonista. Un film visivamente e storicamente intrigante e dolce, campione d’incassi eppure mai superficiale come tanti dei blockbuster dell’ultimo decennio.

Changeling (2008)

Tratto da una storia vera e diretto con maestria da Clint Eastwood, Changeling è la storia di Christine Collins, una madre alla quale viene riportato un bambino che non è suo figlio, e contro la cui verità si impegna l’intero sistema. Un dramma che spezza il cuore, crudo e realistico, un tour de force per la Jolie in un ruolo impegnativo e lontano dalle sue corde, che è stato premiato con un posto nella cinquina delle candidate all’Oscar del 2009.

Gia (1998)

La storia della modella brasiliana Gia Carangi, bellissima e talentuosa regina delle passerelle stelle e strisce, è trattata cronologicamente in questo film TV lineare e biografico, ma il ruolo della protagonista consente all’allora giovanissima Angelina di scavare dentro di sé per dimostrare tutta una serie di fattori universali, come la confidenza nel vivere il proprio corpo, il rapporto con la propria sessualità, con l’immagine di sé, la tossicodipendenza, la speranza dentro la malattia, che sono incredibilmente potenti. Un ruolo che solo una donna piena di talento avrebbe potuto rendere così magnificamente.

Dea Marilyn

Free photo of Latest marilyn monroe - Me Pixels

La nostra divinità pagana, la regina del cinema, l’icona pop per eccellenza, la più grande stella di tutti i tempi. Marilyn Monroe avrebbe potuto festeggiare il suo compleanno oggi, 1° giugno, inizio anche del Pride Month: una coincidenza? Impossibile: la più meravigliosa donna della storia è anche icona queer, non solo perché si dice fosse bisessuale, ma anche e soprattutto perché, con il suo modo di vivere, vestire, recitare, con quei numeri musicali volutamente camp, al di sopra del necessario così teatrali da diventare memorabili.

“Always, always believe in yourself, because if you don’t, then who will darlin’? So keep your head high and smile, because life is beautiful and there’s so much to be happy about”

Marilyn

Marilyn Monroe è troppe cose per essere descritta senza contraddizioni: come tutti i migliori esseri umani è stata incredibilmente complessa. Immagine di pura bellezza, di sensualità e eleganza, di liberazione sessuale e riproduzione pop propria del fordismo statunitense post-guerra, era sensibile, poetessa nascosta, orfana violentata, donna dalla grande dolcezza, attrice appassionata, grande lettrice, simpatizzante comunista, al punto da essere inserita nella lista nera della Commissione per le Attività Antiamericane dall’FBI. Tutto e il contrario di tutto, la donna più copiata, parodiata, amata, stereotipata, studiata, rappresentata della Storia Contemporanea, Marilyn ha incarnato il sogno della rivalsa propriamente americano, ma non ha mai accettato le logiche capitaliste della società.

“Nothing lasts forever, so live it up, drink it down, laugh it off, avoid the bullshit, take chances & never have regrets, because at one point everything you did was exactly what you wanted.”

Marilyn

Straordinaria al di là di ogni personaggio politico mitizzato dalla Storia, Marilyn maltrattata da tutti eppure amata da chiunque, è stata capace di lasciare un’impronta così potente sulla Terra da essere tutt’ora come viva, non in quanto persona, ma come lascito artistico, come ispirazione di chiunque ami ogni forma di rappresentazione. Per capirla e amarla, vi suggerisco film e libri: ne vale la pena, per la nostra eterna Afrodite.

Niagara

Gli uomini preferisco le bionde

Quando la moglie è in vacanza

A qualcuno piace caldo

Gli spostati

Blonde – Joyce Carol Oates

Ritratto poetico e narrativo, Blonde è un romanzo di un’intimità e completezza spaventose. Marilyn emerge in tutta la sua sensibilità, nelle sue apprensioni e nelle sue gioie più esaltanti. Un ritratto dell’anima rarefatto, molteplice, ma anche una riflessione importante sul mestiere dell’attrice, con uno stile iper-moderno che richiama la bellezza classica.

Compagna Marilyn – Mario La Ferla

Scandalosamente incline all’onestà intellettuale, Mario La Ferla svela in questo saggio un rapporto top-secret dell’FBI su Marilyn, in particolare le sue relazioni, il suo modo di vedere la politica, il suo ruolo in alcune delle più spinose situazioni della storia degli Stati Uniti. Si parla dei Kennedy e del Messico, della Baia dei Porci e di Arthur Miller, ma anche di Che Guevara.

Marilyn Monroe – Nuccio Lodato e Francesca Brignoli

Saggio e biografia, questo è il migliore dei libri per comprendere Marilyn in quanto attrice, uno studio dei suoi ruoli, delle sue evoluzioni, delle sue qualità, dal tempismo comico all’espressività, fino al castrato potenziale drammatico.

Marilyn – Norman Mailer

Uno dei più celebri scrittori della letteratura nordamericana è stato anche uno dei primi a scrivere una biografia sulla Monroe, edita nel 1973, undici anni appena dopo la sua morte. Il ritratto che emerge è quello di una donna dedita al suo lavoro e distrutta dalle sue relazioni e dal suo senso di impotenza e insoddisfazione, corredato da splendide immagini che catturano lan percezione popolare della Monroe.

La mia storia – Marilyn Monroe

Composta nel corso del 1954, abbandonata e poi pubblicata post-mortem vent’anni dopo, La mia storia sembra davvero scritta dalla Monroe, contiene alcune delle sue citazioni più celebri e riporta quella leggerezza e profondità che nella diva andavano di pari passo.

Sotto accusa – La piaga dello stupro è frutto della società non femminista

La sera del diciotto aprile 1987 la giovane Sarah Tobias viene stuprata da tre uomini in un locale. Le sue braccia sono bloccate, la bocca tenuta chiusa, e tanti altri uomini incitano i tre. Quando denuncia l’accaduto, Sarah, sostenuta dell’avvocatessa Kathryn Murphy, si trova a dover fronteggiare un muro di omertà, colpevolizzazione della vittima e misoginia, proseguo di un incubo iniziato il diciotto aprile. Questa è la sinossi e l’inizio di Sotto accusa, film del 1988 che con estremo realismo mostra tutte le criticità, le complessità e il dolore che una situazione del genere comporta.

Sotto accusa è un film non importante, ma fondamentale, prezioso, da salvaguardare e da far vedere. Come scritto alla fine del film, ogni sei minuti negli Stati Uniti viene denunciato uno stupro. Uno ogni sei minuti. La sceneggiatura curata da Tom Toper ha dato al cinema mainstream la prima sequenza di uno stupro realistico, traumatizzante e che soprattutto denuncia lo stupro come arma politica, come fenomeno non solo di disumanità personale, ma anche come risultato di una mentalità alimentata dalla misoginia, l’oggettivazione della donna e la volontà di sopraffazione. C’è tanto di ciò di più mostruoso al mondo in questo film, non è facile guardare, non è facile trattenere la rabbia, la nausea, la commozione, non si può tenere fuori un sentimento di devastante paura guardando Sotto Accusa.

Ancora oggi nei casi di molestie sessuali e stupri anziché chiudere in prigione per sempre l’uomo si mette in dubbio la parola della donna. No, non importa come fosse vestita, se avesse bevuto o se stesse ballando con il suo violentatore. Niente di tutto questo conta, conta solo il fatto che la nostra società insegna all’uomo che tutto è in suo diritto, e lascia che la donna debba vivere nel terrore.

“Questa performance non ha solo ottenuto un Oscar. Ha avuto accesso ai cuori di ogni donna che abbia dovuto subire l’orrore dello stupro e la continua ingiustizia di combattere contro il pregiudizio e un sistema legale fondato dal patriarcato.”

Keeva Stratton – rescu

Sotto Accusa è una testimonianza, dà valore alle voci delle vittime e soprattutto denuncia attivamente tutte le falle del sistema giudiziario. Jodie Foster è al di là dell’umana bravura nella parte di Sarah Tobias, il suo Oscar non basta a rendere l’idea del range di emozioni e della credibilità che ha dimostrato, spalleggiata da Kelly McGillis nel ruolo di Kathryn Murphy. Vorrei chiudere questo articolo con le parole che la Foster ha usato nel suo discorso di accettazione dell’Oscar :”la crudeltà è umana ed è un fattore culturale, ma non per questo deve essere ritenuta accettabile, ed è di questo che questo film parla”.

Il racconto dell’ancella- la distopia magnifica di Margaret Atwood

Qualcuno ha scritto che Il racconto dell’ancella, romanzo distopico pubblicato per la prima volta nel 1985 e ritornato in grande stile grazie al successo della serie TV basata sulla sua storia, è persino più capace di cogliere il momento rispetto a 1984. I confronti lasciano sempre il tempo che trovano, ma in questo caso aiutano a capire lo spessore di una storia, e di una cantastorie, che toglie il fiato.

“[…]lo vedo mentre scendo le scale, tondo, convesso, uno specchio che è come l’occhio di un pesce, e con dentro me, un’ombra deformata, una parodia di qualcosa, una figura da fiaba in mantello rosso, che si avvia verso un momento di noncuranza che è identica al pericolo. Una suora inzuppata nel sangue.”

Margaret Atwood – Il racconto dell’ancella

Narrato in prima persona come una sorta di reportage a posteriori, Il racconto dell’ancella è ambientato presumibilmente a fine anni Novanta, negli Stati Uniti. L’ancella, di cui ci è dato il nuovo nome, Offred (patronimico che è tra le invenzioni, o rivisitazioni, più calzanti della Atwood) vive in una società profondamente cambiata da un colpo di stato attraverso cui si è instaurata una teocrazia che ha reso le poche donne fertili delle schiave sessuali (ma in modo assai diverso da come si possa pensare) degli attempati uomini le cui mogli hanno perso la possibilità di procreare. Tuttavia, anche nelle società più impenetrabili c’è sempre una crepa.

“Noi eravamo la gente di cui non si parlava sui giornali. Vivevamo nei vuoti spazi bianchi ai margini dei fogli e questo ci dava più libertà. Vivevamo negli interstizi tra le storie altrui.”

Margaret Atwood – Il racconto dell’ancella

Dopo averne sentito parlare per anni, mi sono avvicinato a questo romanzo con una feroce curiosità, e l’ho divorato perché, a mio avviso, è impossibile non farsi risucchiare dalle dinamiche interne di un libro così ben scritto e con una storia così potente. Margaret Atwood sa come catturare il pubblico, iniziando in media res e introducendo come già note delle figure e dei riti (le Ancelle, le Marte, la Partocucizione) e rendendo tutto più chiaro con il procedere di una narrazione che va avanti e indietro e si dice subito soggetta alle emozioni e allo svanire dei ricordi della sua narratrice e protagonista.

“Amavo mia madre, sebbene i nostri rapporti non fossero mai stati facili. Lei si aspettava troppo da me. Si aspettava che io rappresentassi la conferma delle scelte che aveva compiuto, ma io non volevo vivere la mia vita secondo i suoi principi, Non volevo essere la figlia modello, l’incarnazione delle sue idee”.

Margaret Atwood – Il racconto dell’ancella

Proprio l’Ancella rende questo romanzo pieno di umanità. La Atwood sconvolge creando un mondo che altro non è che il passato, ma proiettandolo nel futuro, così che l’indignazione per la disumana condizione di vita di queste donne sia in qualche modo ancora maggiore. La sua distopia è intrisa di una sottile denuncia al sistema che fa sì che, nel suo descrivere una società misogina e ipocrita, Il racconto dell’ancella sia un manifesto femminista che allarma sui pericoli della contemporaneità.