Don’t Look Up di Adam McKay

La miglior satira politica degli ultimi anni e una delle migliori uscite Netflix di sempre, Don’t Look Up è il film da non perdere. Scritto e diretto da Adam McKay- il regista de La grande scommessa, per capirci- Don’t Look Up è un ritratto impietoso, iperrealistico e divertente della società attuale, rinvigorito da dialoghi taglienti e da un cast stellare.

La storia è quella di Kate Dibiasky (Jennifer Lawrence), una dottoranda in astrofisica che scopre un’enorme cometa diretta verso la Terra, e del suo professore Randall Mindy (Leonardo DiCaprio). I due, persone comuni e terrorizzate dalla prospettiva dell’imminente estinzione del genere umano, partono così per la Casa Bianca, ma la presidente Orlean (Meryl Streep) – basata su Donald Trump- e il suo capo di gabinetto e figlio Jason (Jonah Hill) ignorano il problema. Costretti a fare per conto proprio e aiutati solo dal dottor Oglethorp (Rob Morgan), Dibiasky e Mindy si rivolgono al più celebre programma televisivo, guidato da Brie Evantee (Cate Blanchett) e Jack Brenner (Tyler Perry), che minimizzano e danno più spazio alla relazione turbolenta fra le popstar Riley Bina (Ariana Grande) e DJ Chello (Kid Cudi).

McKay ha preso spunto dall’urgente crisi climatica e dall’ignoranza e disinteresse dei maggiori capi di governo del mondo contemporaneo per dare una profonda scossa al grande pubblico. La sete di denaro, l’assoluta indifferenza verso coloro che non hanno accesso a potere o influenza, l’alienazione della popolazione nei confronti dei problemi più urgenti e la propensione al complottismo sono state riassunte e brillantemente esposte in un film che è allo stesso tempo deprimente e comico, che strappa risate ed esasperazione. Con un montaggio scattante e a sua volta ironico, Don’t Look Up giustappone immagini della natura incontaminata a prospettive apocalittiche e ridicolizza la dipendenza tecnologica con il personaggio di Peter Isherwell (Mark Ryalance), sorta di Tim Cook-Mark Zuckerberg.

Trainato da una protagonista tanto sboccata e decisa quanto spontanea e simpatica, il film gode di alcune performance eccezionali, oltre a quella della Lawrence: da DiCaprio, ansioso e insicuro docente, alla cinica e insoddisfatta cronica giornalista interpretata da Cate Blanchett, passando per la presidente, che riassume in sé egoismo, manipolazione, populismo e carisma nella persona della più grande attrice vivente, Meryl Streep. Il sornione Rob Morgan e l’adorabile Timothee Chalamet completano un quadro difficilmente replicabile – si parla di quattro premi Oscar a cui si aggiungono la più grande popstar del momento e il rapper Cudi.

Don’t Look Up è un manifesto contro l’irresponsabilità, un monito alla razionalità e uno specchio che ci chiede di fare i conti con noi stesse. Un film sarcastico che ha tanto diviso la critica proprio per il suo essere esplicitamente parodia di tuttə, nessunə esclusə. Su Netflix, intanto, ha raggiunto la prima posizione dei film più visti in ognuno degli 89 paesi in cui era disponibile, ed è diventato il secondo lungometraggio più visto di sempre della piattaforma streaming, con una audience stimabile attorno ai cento-centocinquanta milioni di account. Agli Screen Actor Guild Awards, i premi per la recitazione americani, ha ottenuto una nomination per il Miglior Cast- e chi potrebbe batterlo? – mentre ai Globes ha strappato quattro candidature, rientrando tra i dieci film dell’anno secondo l’American Film Institute e il National Board of Review.

Per gli Oscar si parla di possibili chances in categorie come Miglior Film, Sceneggiatura Originale e Effetti Speciali, oltre che un posticino per l’irriverente canzone scritta da Ariana Grande con Kid Cudi e cantata alla fine del film. Si tratta a tutti gli effetti douno dei migliori film dell’anno se non degli ultimi anni e uno dei migliori esempi di come far ridere sia un potente mezzo per far riflettere.

Pubblicato da Stefano Ceccanti

Scrivo, leggo, guardo un sacco di film e mi informo il più possibile. Femminista intersezionale e queer ⚧️, animalista, antirazzista.

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