Shiva Baby – di Emma Seligman

Lo shiva sarebbe il funerale ebraico, un tradizionale ritrovo di cordoglio che può durare fino a una settimana: di chi è lo shiva in questione? Di Annie, o Abbie, non importa. Quello che importa è che la regista, sceneggiatrice e produttrice Emma Seligman, ebrea askenazita laureata alla New York University in cinema, ha scritto e diretto un’opera prima onesta, divertente, angosciante e trasparente. Considerando che Seligman aveva tra i ventitré e i ventiquattro anni quando ha dato alla vita la sua Shiva Baby si rimane senza parole e al contempo per niente sorprese.

Il film infatti riflette perfettamente le contraddizioni e le difficoltà della generazione nata a metà degli anni novanta, esplora i rapporti di potere e, come ha sostenuto la stessa Selingam, parla della sessualità e della legittimazione sessuale delle giovani donne e di come spesso si creda di avere più potere di quanto si abbia”. La sceneggiatrice è bravissima a creare momenti di crescente tensione che terminano con incidenti banali, esplosioni di momentaneo scoramento che restano visivamente sulla persona della protagonista Danielle, una giovane laureanda che incontra allo shiva il suo sugar daddy Max, che si tratti di una macchia di caffè sulla camicia o del sangue su una calza strappata.

Le inquadrature tagliano spesso le attrici in scena, ma si hanno comunque ben presenti le posizioni di ciascun personaggio, e l’affollato contesto è perfetto per creare momenti di inaspettata comicità, come quando, in un momento di ansia e fretta evidente, Danielle viene costantemente bloccata perché ha preso inavvertitamente il vassoio dei biscotti. Shiva Baby è divertente perché scherza sui rapporti genitori-figlie, sulla confusione e l’ansia per il futuro comune a tutte coloro che stanno affrontando un momento di passaggio nella vita: ha un tono realistico ma autoironico, la stessa Danielle è adorabile, infastidita com’è dalla situazione, invidiosa della moglie del suo sugar daddy- interpretata da una divina Dianna Agron– e agitata dalla presenza della sua ex Maya, verso cui prova un mai espresso a parole mix di amore, invidia e risentimento.

Le protagoniste coetanee Rachel Sennott e Molly Gordon sono eccellenti, così come tutto il cast e in particolare la madre di Danielle-Rachel, Polly Draper, che, seppur perfettamente inserita nel contesto delle tradizioni ebraiche, è molto facile da associare a una qualsiasi madre della sua generazione. Questo gioiellino è disponibile su MUBI, la piattaforma del cinema indipendente in streaming, e anche su prime video: girato ormai due anni e mezzo fa, Shiva Baby ha avuto estremi elogi dalla critica statunitense e canadese ed è stato inserito dal National Board of Review fra i dieci film indipendenti dell’anno. Un film che parla della comunità ebrea, della difficoltà di capire quale direzione far prendere alla propria vita, della bisessualità e del sesso in generale, un unicum più che una rarità.

Pubblicato da Stefano Ceccanti

Scrivo, leggo, guardo un sacco di film e mi informo il più possibile. Femminista intersezionale e queer ⚧️, animalista, antirazzista.

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