Golden Globes 2022

I Golden Globes sono stati, giustamente, boicottati dalla scandalosa edizione dello scorso anno: per la prima volta in decenni la NBC si è rifiutata di trasmettere l’evento in chiaro nel 2022. Il polverone è stato sollevato dalle immeritate (si legga Emily in Paris e James Corden) candidature quanto dalla mancanza di rappresentazione di minoranze nell’Hollywood Foreign Press Association, l’associazione di giornalisti/e che sceglie le candidature e le vittorie.

Riformatisi con una rivoluzione delle proprie personalità e l’ingresso di donne e minoranze etniche, a detta dell’HFPA i Globes si sono redenti in fretta dai loro peccati, che includevano anche corruzione più o meno esplicita, e ieri hanno annunciato le candidature per la cerimonia del prossimo 9 gennaio. Molte persone dell’industria dell’intrattenimento e della comunicazione si sono mostrate ancora scettiche nei confronti di quelli che fino a pochi anni fa erano i secondi premi per importanza di Hollywood, il più grande produttore di cinema dell’emisfero occidentale.

Per quanto riguarda il cinema, sono stati rispettati i pronostici, con Belfast in cima a tutti. Il film, scritto e diretto da Kenneth Branagh, ripercorre una versione parzialmente fittizia dell’infanzia irlandese del regista, ed è stato inserito nelle categorie Miglior film drammatico, Miglior Regia, Sceneggiatura e Miglior Attrice non protagonista (Caitriona Balfe) esattamente come The Power of the Dog di Jane Campion, la regista neozelandese che ha diretto Benedict Cumberbutch (Miglior attore in un film drammatico) e Kirsten Dunst in questo nuovo western crepuscolare.

Dune, il kolossal da quasi 400 milioni di dollari d’incasso con Timothee Chalamet e Oscar Isaac, è stato anch’esso candidato come Miglior Film e Miglior Regia (Villeneuve) mentre King Richard, biopic sul padre delle sorelle tenniste Williams, ha ricevuto la nomination al Miglior Dramma e anche quella al Miglior Attore per Will Smith, alla sua miglior performance in carriera da Alì: Smith se la dovrà vedere con Denzel Washington, il Macbeth dell’adattamento di Joel Coen, ma anche con Javier Bardem, che è stato inserito nella cinquina per la sua interpretazione di Desi Arnaz in Being The Ricardos, che ha ricevuto un ‘ulteriore nomination per la Sceneggiatura di Aaron Sorkin.

Fra le commedia spicca invece l’apocalittico Don’t Look Up di Adam McKay, candidato come Miglior Film, Sceneggiatura e per le performance delle stelle Leo DiCaprio (alla sua 14esima candidatura) e Jennifer Lawrence, con i bellissimi musical Tick Tick… BOOM! e Cyrano inseriti alla pari del film di formazione Licorice Pizza, per cui Alana Haim ha ricevuto la nomina a Miglior Attrice in una Commedia. Gioia per i nomi di Andrew Garfield e Peter Dinkagle nella lista dei Miglior Attori in un Musical, mentre fra i Miglior Attori non protagonisti spicca il veterano Ben Affleck, per The Tender Bar, diretto da George Clooney. Fra le Migliori attrici non protagoniste Ruth Negga merita una menzione, per il lavoro svolto come Clare, la donna nera che si fa passare per bianca nel dramma Passing di Rebecca Hall (su Netflix, consigliatissimo).

Discorso a parte per West Side Story, il remake del classico musical, prima a Broadway e poi vincitore di dieci Oscar, che ha fruttato a Spielberg una candidatura come Miglior Regia e che ha visto nominate le due protagoniste Rachel Zegler e Ariana DeBose.

Fra le Migliori Attrici in un Dramma la battaglia è dura: la favorita è Kristen Stewart per il suo ritratto di Lady D in Spencer, ma occhio all’eccezionale Lady Gaga/Patrizia Reggiani di House Of Gucci, alla sempre incredibile Nicole Kidman/Lucille Ball di Being The Ricardos e alla trasformista Jessica Chaistain nell’omonimo ruolo di Tammy Faye. Tutte alle prese con personaggi storicamente esistiti, le quattro performer sono state affiancate da Olivia Colman, protagonista di La figlia Oscura, l’adattamento di Elena Ferrante che è valso a Maggie Gyllenhall una nomina come Miglior Regista (solo la nona donna dopo la già citata Campion, Barbra Streisand, Chloe Zhao, Emerald Fennell, Regina King, Sofia Coppola, Kathryn Bigelow e Greta Gerwig).

Per concludere in bellezza, questi più o meno condannati Globes hanno dato spazio anche all’Italia di Sorrentino e al maestro Almodovar, candidando E’ stata la mano di Dio e Madres Parallelas come Miglior film in lingua straniera e sì, ci saranno anche le stelle pop, con Billie Eilish e Beyoncé a competersi la statuetta come Miglior Canzone Originale, la prima per No time to Die (pezzone), la seconda per Be Alive.

Pubblicato da Stefano Ceccanti

Scrivo, leggo, guardo un sacco di film e mi informo il più possibile. Femminista intersezionale e queer ⚧️, animalista, antirazzista.

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