Venticinque novembre il giorno dopo

Lo scorso sabato, venti novembre, è stato il Trans Day of Remembrance, una giornata dedicata al ricordo delle persone trans e gender diverse uccise nel corso dell’anno, finora 375 in tutto il mondo. Lo stesso giorno a Reggio Emilia è stato trovato il cadavere di Juana Cecilia Hazana Loayza, una donna di trentaquattro anni originaria di Lima. Ieri, venticinque novembre, è stata la Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne: Juana Loayza è stata l’ultima delle vittime riportate di femminicidio in Italia, l’ultima di 104 donne uccise nel corso di undici mesi. In media, in Italia, ogni settimana due donne vengono uccise.

Il Trans Day of Remembrance e il venticinque novembre sono senz’altro due momenti diversi, ma una comune matrice di odio e sopraffazione maschile li avvicina e, oltre a farci piangere oltre quattrocento vite, ci fa sentire insicurə e feritə, ci spinge a interrogarci nuovamente sul senso di vivere in un mondo pieno di comodità e progresso e ancora privo di protezione per le minoranze. I dati possono essere illuminanti a volte, altre volte servono solo per confermare una triste certezza: secondo transrespect.org il 96% delle vittime trans erano donne transgender, il 58% sex workers, il 43% di quelle uccise in Europa erano immigrate. L’intersezione è evidente, l’odio si propaga in più direzioni e colpisce soprattutto coloro che si trovano nel mezzo di queste intersezioni.

Non è mai facile parlare di femminicidi e di transfobia, cosa possiamo fare se non scendere in piazza, parlare, ricordare, protestare? Cosa fare quando anche un’occasione di tutelare legalmente queste categorie viene buttata via senza nemmeno essere presa in considerazione e addirittura si festeggia per questa debacle? Praticamente in Italia dalle strade al Parlamento ognunə è consapevole della situazione e allo stesso tempo chiunque abbia il potere di cambiarla non vuole farlo, dal momento che beneficia di un’oppressione millenaria culturalmente codificata e accettata.

La violenza misogina non si esaurisce nel femminicidio: le molestie sessuali, dal cat-calling allo stupro, sono esperienza quotidiana di milioni di donne. La transfobia inizia a casa, con violenze fisiche e psicologiche impresse per sempre dai genitori allə figliə. Rifiuto, scherno, bullismo, minacce, sono solo l’inizio di ciò che porta all’omicidio. Ogni ora circa dieci donne nel mondo vengono uccise: deve esserci un cambiamento, non si può smettere di combattere per questa causa, perché si tratta davvero di vita o morte.

Non è facile essere ottimistə, ma si deve continuare a lavorare per un cambiamento. Non una di meno organizza marce, manifestazioni, proteste ma anche momenti di educazione e discussione in tutta Italia e questo sabato 27 novembre ha programmato una marcia nazionale a Roma, come ogni anno. Fortunatamente il mondo è ricco di organizzazioni queer e femministe pronte ad aiutare e sostenere le vittime di violenza: in Toscana sta aprendo Casa Marcella, il primo luogo sicuro in Italia per le persone trans* e non binary in fuga da situazioni di violenza o senza casa. C’è speranza perché non si è mai solə, e anche se il cuore si spezza in qualche modo andremo avanti. Ricordando Gianna Lombardi, Cina Rivera, Juana Loayza.

Pubblicato da Stefano Ceccanti

Scrivo, leggo, guardo un sacco di film e mi informo il più possibile. Femminista intersezionale e queer ⚧️, animalista, antirazzista.

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