La musica del cuore

Nel mezzo di una carriera dedicata ai cult horror (i vari Scream su tutti) il regista Wes Carven, morto nel 2015 dopo quarant’anni di cinema molto intensi, si è allontanato dalla comfort zone per dedicarsi alla cura de La musica del cuore, dramma musicale e scolastico del 1999.

La storia, vera e d’ispirazione, è quella di Roberta Guaspari, notevole violinista di mezza età che, lasciata dal marito e in piena crisi, decide di rimettersi al lavoro come insegnate e scopre la Harlem della povertà, multiculturalità e criminalità. Tra difficoltà personali e professionali, su tutte quella di riuscire a conquistare i bambini e le bambine e i loro genitori scettici nei confronti del violino, Roberta è chiamata a ricostruirsi una vita quasi da capo.

Con un intrecciarsi di sub-plot, dalle varie relazioni di Roberta al rapporto con la madre fino a quello con i figli musicisti, e personaggi di contorno interessanti, su tutti la preside interpretata da Angela Bassett (determinata e bellissima), l’azione è tenuta sempre viva in un dramma classico e colmo di bella musica, un film che parla dell’ordinarietà delle vere eroine.

A reggere il tutto è infatti Meryl Streep, nominata all’Oscar anche per questo ruolo (all’epoca era la dodicesima candidatura). La Streep, che perse la statuetta contro Gwyneth Paltrow per Shakespeare in Love (e qui stendiamo un velo pietoso), è stata elogiata proprio perché ha mostrato tutte le fragilità e la semplicità di una donna, un po’ disorganizzata, un po’ sopraffatta dal lavoro e talvolta brusca, piena di passione e dal cuore d’oro. Umana troppo umana la Roberta di Meryl, una persona fantastica nella realtà tanto quanto sullo schermo. Non è la classica storia della donna bianca che salva il malfamato quartiere nero, è più un racconto di integrazione nel senso di individui diversi in un gruppo, un’orchestra appunto, funzionante e di formazione dei propri punti di forza nel corso di una vita che, per fortuna, non si può controllare.

L’ambiente scuola, con tutte le sue difficoltà pratiche e organizzative, ha la sua giustizia, così come la magia di uno strumento e di una branca della musica, la madre musica classica, che può dare ancora tantissimo, in un film che sottolinea le interconnessioni fra un’attività e i mille sentimenti e sensazioni che va a intaccare.

Pubblicato da Stefano Ceccanti

Scrivo, leggo, guardo un sacco di film e mi informo il più possibile. Femminista intersezionale e queer ⚧️, animalista, antirazzista.

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