Respect- di Liesl Tommy, in onore di Aretha Franklin

Jennifer Hudson è Aretha Franklin

Fu Aretha Franklin stessa a individuare Jennifer Hudson come unica attrice in grado di rappresentarla in un ipotetico biopic sulla sua vita. Tra le tante qualità della Regina del Soul c’era anche la lungimiranza. Ma andiamo con ordine.

Respect, storia della vita della Franklin dall’infanzia fino al successo planetario, è uno dei film a lungo attesi e rimandati a causa del Covid. Programmato per l’estate dello scorso anno e infine uscito il trenta settembre nelle sale d’Italia, Respect è stato accolto con un misto di emozioni dal pubblico e dalla critica statunitense ed europea. Le vicende sono quelle di un’infanzia sui generis, di un’enfant prodige che cresce in una famiglia guidata da un padre autoritario (Forest Whitaker) , influente pastore, e una madre la grandissima cantante (Audra McDonald) morta giovane, stella della musica e separata dal marito.

L’adolescenza di Aretha, fra i primi dischi, la difficoltà nel trovare la propria voce e le lotte per l’emancipazione della comunità afroamericana a fianco dello zio adottivo Martin Luther King, è toccata superficialmente con una scrittura che punta molto sui momenti topici e non riesce così a sviluppare legami e caratteri di personaggi potenzialmente intriganti. Le stesse battute suonano già sentite e i momenti di silenzio non contribuiscono al fluire quanto all’inceppare, mentre il doppiaggio toglie accenti e contestualizzazione.

Audra McDonald è la madre di Aretha

La svolta avviene con il proseguire del film, quando i traumi e le difficoltà di Aretha lasciano alla Hudson lo spazio per esprimere una maggiore gamma di emozioni, e consentono al regista e sceneggiatore Liesl Tommy e al direttore della fotografia Kramer Morgenthau di giocare con le luci per disegnare sul corpo di una donna al limite le cicatrici di una vita di violenze, più o meno consce. L’interpretazione di Jennifer Hudson è potente, una gigantessa sofferente, e rende giustizia a uno spirito forte e piagato dalla violenza degli uomini, dall’amico di famiglia stupratore, al padre che picchiava la madre, fino al marito violento con lei.

I temi del trauma, della colpa, del contrasto fra la religione vissuta con intensità e la necessità impellente di ribellarsi per definirsi vengono fuori nell’ultima parte del film, con un’intensità e alcune scelte stilistiche che raddrizzano il film emozionando, coinvolgendo, aiutando chi guarda a comprendere. Tommy non scende mai troppo in profondità, taglia i momenti più salienti, ma aiutato dal talento di Hudson riesce a far arrivare al cuore ciò che manca sullo schermo.

Franklin con Dr. Martin Luther King

Nota a parte meritano i numeri musicali, che fanno emergere il processo creativo e sprizzano energia: ci sono Respect, Natural Woman, Chain of Fool, Ain’t no Way e una strepitosa versione di Amazing Grace. La Hudson ha il tono, la potenza vocale e l’estensione necessarie per rendere giustizia allo smisurato talento di Aretha, per rendere giustizia al percorso tortuoso di una grande donna verso la ricerca del meritato rispetto.

Pubblicato da Stefano Ceccanti

Scrivo, leggo, guardo un sacco di film e mi informo il più possibile. Femminista intersezionale e queer ⚧️, animalista, antirazzista.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: