Cenerentola risorge – recensione del musical di Kay Cannon

Avevo aspettative assai basse per la nuova versione cinematografica dell’eterna fiaba popolarizzata da Walt Disney, con un timore diffuso che andava dalla riscrittura alla scelta della protagonista, ma devo dire che sono rimasto positivamente impressionato.

Il cast e la nuova versione

Cenerentola, scritto e diretto da Kay Cannon (già sceneggiatrice di Pitch Perfect), è una piacevole commistione di musical e commedia con un ottimo cast. Timoroso per la presenza della popstar Camilla Cabello nel ruolo dell’eroina, devo dire che si è ben disimpegnata in un ruolo molto modernizzato rispetto all’originale: sognatrice e donna d’affari, la Cenerentola di Cannon è una ragazza che sa cosa vuole e lo cerca anche a costo di ribellarsi e deludere gli altri.

Così, la sua principale antagonista, la matrigna interpretata da una sublime Idina Menzel, è sì una donna conservatrice e rigida, ma allo stesso tempo le sue azioni vengono contestualizzate e la sua cattiveria non ci appare più fine a se stessa, quanto figlia del tempo e delle circostanze, delle ristrettezze economiche e delle difficoltà della donna in una società estremamente standardizzata.

Proseguendo con il casting, non si può non citare il grande Pierce Brosnan nel ruolo del re-patriarca maschilista e autarchico, Minnie Driver in quello della regina insoddisfatta ed empatica e il bel Nicholas Galitzine in quello del principe azzurro. La scena è tuttavia rubata dall’icona queer Billy Porter nel ruolo della Favolosa Fata Madrina, con il produttore James Corden a chiudere il cerchio nel ruolo di uno dei tre topini amici della protagonista.

Riscrittura, musica e regia

Dicevamo una riscrittura: c’è tanto conflitto nella versione di Cannon, intergenerazionale nello scontro fra la matrigna e Cenerentola e fra il re e il principe Robert, ma non solo. Nella fiaba modernizzata c’è spazio per le domande, per la ricerca identitaria, per la messa in crisi di un destino precostituito. Nonostante i tempi e i dialoghi non siano sufficientemente sviluppati per fare altro che creare spunti e cambiamenti eccessivamente repentini. Le intenzioni sono buone, la comicità eccessivamente esibita e l’emancipazione forzata molto meno.

Regia e montaggio costituiscono il grosso problema di Cenerentola: Cannon usa moltissime inquadrature, perde spesso il punto di vista, riempie di primi piani le conversazioni, non rispetta la regola di necessità ed efficacia, giustapponendo magari in fase di editing un’inquadratura di pochi secondi del re di profilo a un’altra in primo piano frontale senza nessuno scopo narrativo, o tagliando troppo presto le immagini nei numeri musicali, come stesse registrando un videoclip più che un film.

Cos’è che ci fa uscire da questi tecnicismi farraginosi? La musica: attingendo al panorama musicale pop, la squadra di Cannon riesce a usare canzoni di incredibile energia con scopo narrativo e d’intrattenimento allo stesso tempo. La cover di Material Girl ne è l’esempio più felice, ma anche il duetto Beyoncé-Ed Sheeran di Perfect, reinterpretato nella scena del ballo fra Cabello e Galitzine per suggerire l’improvviso nascere di un amore, e ancora il gran finale latino sulle note di Let’s Get Loud di Jennifer Lopez, con i Queen (Somebody To Love) e la stessa Cabello, che ha scritto Million to One appositamente per il film, a completare l’opera.

Conclusioni

Il pubblico lo sta amando: con oltre un milione di spettatori/trici, Amazon ha incoronato Cenerentola come il musical più visto dell’anno. La critica lo ha stroncato, tanto per la mancanza di sviluppo dei personaggi quanto per i dialoghi spesso fuori luogo. A chi dare ragione? A entrambi. Cenerentola è saturo di contenuti e idee, tutte mal sviluppate, ha un gran cast e un’ottima colonna sonora. Io lo consiglio, perché divertirsi e alleggerirsi può solo far bene. Consiglio, tenete poco alte le aspettative.

Pubblicato da Stefano Ceccanti

Scrivo, leggo, guardo un sacco di film e mi informo il più possibile. Femminista intersezionale e queer ⚧️, animalista, antirazzista.

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