Beyoncé e l’emancipazione nella cultura di massa

Beyoncé: come è diventata l'artista con più nomination ai Grammy | Vogue  Italia
CBS PHOTO ARCHIVE / GETTY IMAGES

Lei è una regina, tanto che la chiamano Queen Bey : ha smesso di dover dimostrare qualcosa al mondo dello spettacolo almeno cinque anni fa, battuto ogni record e in questi giorni, che compie 40 anni, viene naturale pensarla come una delle grandi stelle del panorama globale. Se esce una canzone di Beyoncé la si ascolta, se si deve attribuire un premio importante la si tiene in considerazione. Ma in che cosa si è distinta dalle altre?

Sembrerà eccessivo dirlo, ma la popstar che da ventitré anni regna nel cosmo della musica commerciale si è affermata per due forme intersecate di attivismo: l’emancipazione femminile in chiave pop e la rivendicazione della cultura afroamericana come punti fondamentali della creazione di un’immagine divistica e di un universo contenutistico di larga portata.

Beyoncé ha avuto successo per la sua voce strepitosa, perché sa ballare e ha un carisma degno delle migliori attrici, ma l’empowerment è sempre stato il punto di svolta della sua carriera. Non a caso è partita come membro delle Destiny’s Child, gruppo tutto al femminile di giovanissime nere che hanno rivendicato, in singoli come Bills Bills Bills, Survivor e Indipendent Women, una totale indipendenza nei confronti del genere maschile, sia dal punto di vista economico che da quello relazionale, rifiutando la sottomissione con cori a tre e quattro voci che hanno fatto il giro del mondo.

Some of them men think they freak this/ Like we do, but no they don’t/ Make your check, come at they neck/ Disrespect us, no they won’t

Punto di riferimento delle ragazze nate a cavallo degli anni Ottanta e Novanta, nella sua carriera da solista ha continuato ad avvallare l’indipendenza e l’emancipazione, sia implicitamente, con collaborazioni leggendarie con Shakira e Lady Gaga, sia esplicitamente, nei testi di Irreplaceable e Single Ladies prima e negli inni pop-femministi Who Run The World?, Pretty Hurts, Flawless e Sorry.

We teach girls to shrink themselves
To make themselves smaller
We say to girls
“You can have ambition
But not too much
You should aim to be successful
But not too successful
Otherwise you will threaten the man”

Il pubblico di Beyoncé, per il genere musicale in cui si è affermata e il momento storico particolarmente propizio allo sviluppo di un neo-divismo da pop-band, è sempre stato molto ampio, ma con la scrittura e la visualizzazione degli ultimi due album in studio Beyoncé e Lemonade si è settorializzato e allo stesso tempo la sua musica ha smosso la coscienza di decine di milioni di persone. Con la messa in scena, in particolare nel magnifico Formation, della cultura afroamericana, delle violenze della polizia stelle e strisce nei confronti della popolazione nera e latina, Beyoncé ha rivalutato il concetto di target. Il Saturday Night Live le ha dedicato uno sketch significativo: in occasione del video del singolo la classe bianca borghese si rende conto per la prima volta che le celebrità sono nere, e che non tutta la musica, anche quella più smaccatamente commerciale, è costruita per soddisfare solo la loro fetta di pubblico.

I like my baby heir with baby hair and afros/ I like my negro nose with Jackson Five nostrils/ Earned all this money but they never take the country out me

Non si è tirata indietro, non ha avuto paura di sperimentare, non si è adattata alle esigenze ma ha contribuito a creare uno spazio nella musica a raggio mondiale in cui parlare di adulterio, sofferenza, femminismo intersezionale e standard di bellezza fuori dall’ordinario. Con la sua sola persona si è autoaffermata come regina di un’industria a maggioranza bianca, inserendo l’R&B e il rap nella fruizione quotidiana di un vasto gruppo di persone altrimenti estranee a una musica tipicamente suburbana, nera e di origine povera.

Questa è Beyoncé, questo il suo vero lascito, l’impronta che lascia nella storia della musica. Non a caso, anche dopo due decenni e quarant’anni compiuti, siamo in attesa di capire cosa vorrà dirci, cosa vorrà andare a smuovere nella coscienza di un pubblico che si è creata da sola, nera, latina, donna texana, la cui voce parla per molte, canta per molte.

Pubblicato da Stefano Ceccanti

Scrivo, leggo, guardo un sacco di film e mi informo il più possibile. Femminista intersezionale e queer ⚧️, animalista, antirazzista.

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