Happier than Ever: se Billie si supera…

La copertina di Happier than ever, in commercio dal 30 luglio

Siamo sincer*: le premesse non erano le migliori, o meglio, erano talmente altalenanti che il cammino verso Happier than Ever, il secondo album in studio della diciannovenne Billie Eilish, sembrava dovesse risolversi in un progetto di successo assai inferiore rispetto al precedente. When We All Fall Asleep, Where Do We Go? dopotutto aveva sorpreso chiunque, e a distanza di due anni e mezzo resta uno degli LP di debutto più significativi della musica pop.

L’era Happier, anticipata dal singolo Therefore I Am, è sbocciata con il cambio look di Billie, dai capelli biondi e i vestiti beige e bianchi. Your Power, entrato in top10 nella classifica stelle e strisce, non mi aveva colpito particolarmente, classica ballad sussurrata a cui la Eilish e il fratello cantautore e produttore Finneas ci avevano abituato. Lost Cause, con il suo ritmo diverso e il video leggero e tutto al femminile era stato, invece, un positivo cambiamento di rotta, che però ha tradito le aspettative, fermandosi alla posizione numero 27 nelle charts. NDA, traccia elettropop sul lato oscuro della fama, non era riuscito a spostare l’asticella più in alto, ma poi ha raddrizzare le cose ci ha pensato il quarto e ultimo singolo, Happier than Ever, la canzone che dà il nome all’album.

Partendo come una sussurrata telefonata di chiusura di una relazione, la canzone passa da voce flebile e chitarra acustica a una seconda parte elettrica in cui il talento vocale di Billie si esprime in parti molto più intense, per range e volume, mentre il video ufficiale lascia che un interno luminoso e cromaticamente unitario venga affogato da una pioggia catartica in una notte che è il momento di sfogo della giovanissima stella pop.

La sconvolgente bellezza del singolo ha aperto così le porte a una serie di paesaggi nascosti, di canzoni saggiamente disseminate in un album definito coeso e coerente, espressione dei tormenti di una giovane ragazza esposta alla fama e alla volubilità della vita. La voce delicata di Billie, assieme agli accompagnamenti di una produzione meno orientata al trap / trip-hop e meno invadente, ci accompagnano lungo un percorso di auto-riflessione in cui alcuni picchi sono Getting Older e OverHeated. La prima, senza grandi mutamenti sonori, permette a chi ascolta di rivedersi nel percorso di formazione e confronto che ciascun* di noi compie crescendo; la seconda, invece, ha un’aggressività e un’energia che spiccano sul resto del progetto.

Not my responsability è uno spaccato in cui la parola assume un’importanza capitale: per questo la Eilish interpreta, anziché cantare, le sue riflessioni sulle pressioni che la società in generale pone sul corpo della donna. Dall’iper-sessualizzazione alla massificazione, il corpo “femminile” continua a essere visto come qualcosa da poter standardizzare, sfruttare, un oggetto più che il luogo dei sensi di chi lo porta, un concetto su cui dibattere e su cui tanti uomini si sono presi libertà di giudizio. Con la fermezza di chi conosce bene i doppi standard di genere, la fat-phobia e il body-shaming in generale, Billie si libera da queste catene con una traccia che è un invito a lasciar fuori ogni giudizio.

Sul resto dell’album spicca Goldwin, amatissima dai/lle fan della Eilish, e My Future, la speranzosa traccia pubblicata ormai più di un anno fa, capace di vendere oltre mezzo milione di copie digitali. Un album costruito come una confessione, con onestà, rabbia, autocoscienza e la solita voglia di sperimentare che ha permesso a Finneas e Billie di catalizzare le attenzioni dell’industria musicale degli ultimi quattro anni. Il boom di vendite di WWAFAWDWG?, otto milioni e mezzo di copie e il Grammy all’album dell’anno, potrebbe non ripetersi, ma il vero dubbio è stato sciolto: Billie Eilish è ancora rilevante, per le cose che ha da dire e, soprattutto, per il mezzo attraverso cui le dice.

Pubblicato da Stefano Ceccanti

Scrivo, leggo, guardo un sacco di film e mi informo il più possibile. Femminista intersezionale e queer ⚧️, animalista, antirazzista.

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