Perché Paola Egonu portabandiera a Tokyo è un fondamentale passo avanti

Paola Egonu, classe 1998

Il comunicato del presidente del CONI Malagò, con il quale ufficializzava la presenza di Paola Egonu fra coloro che porteranno il vessillo olimpico nella rassegna a cinque cerchi, mi ha profondamente colpito per due motivi. Il primo, strettamente personale, da ex pallavolista, è che mai nessuna giocatrice aveva mai avuto questo ruolo. Il secondo consiste in una riflessione un po’ più ampia.

Per portabandiera è sceltə qualcunə che sappia condensare a livello di immagine non solo meriti sportivi, ma anche una forte rappresentatività del proprio paese, qualcuno che sia un punto di riferimento per il movimento sportivo così come per il grande pubblico. Paola, ventidue anni, nata a Cittadella, è senza dubbio la più forte giocatrice al mondo, ma spesso questo non basta. Nel paese in cui ci si rifiuta di fornire appoggio ai migranti, in cui ci si oppone a un disegno di legge che tuteli le minoranze dalle violenze verbali e fisiche, vedere una giovane donna nera, figlia di immigrati e lesbica dichiarata investita del massimo riconoscimento sportivo vuol dire rendersi cono di una contraddizione o per lo meno di una spaccatura.

Le cose son due: o la dirigenza tricolore ha deciso di sfruttare il talento irripetibile della Egonu come strumento di pubblicità e promozione senza realmente interessarsi delle implicazioni sociali di tale scelta, o ha voluto lanciare un messaggio di progressismo, integrazione e normalità: sì, normalità, perché dovrebbe essere normale che in uno stato democratico evoluto le persone siano protette dalla legge in caso di violenze, che ci sia tutela delle minoranze, non solo etniche, ma anche sessuali, di genere e di abilità. Si parla tanto di meritocrazia, di assoluta equità di partenza di tuttə, si è interiorizzato il sogno americano figlio del capitalismo, eppure non si riesce nemmeno ad applicarlo. Paola ha parlato spesso in passato degli insulti razzisti che le erano infieriti durante le partite, da parte dei genitori delle avversarie, quando non era altro che una ragazzina. Lei è il simbolo di una generazione nuova, di una giovinezza che chiede reale uguaglianza, che chiede la fine di una violenza che non è episodica ma sistematica, e non serve andare troppo indietro per ricordarcelo. eri una coppia gay è stata picchiata a sangue da venti “persone” in Corsica, due gironi fa una coppia di ragazze lesbiche è stata aggredita verbalmente sulle spiagge del Bel Pase, a cui di bello non è rimasto che il nome.

Che vogliamo fare? Continuiamo a vivere nel Medioevo/ nel ventennio? Andiamo avanti? E coloro che in Senato si stanno opponendo al DDL Zan, festeggeranno le prodigiose abilità di Paola che (speremus) potrebbero portare una medaglia olimpica al volley azzurro, unica a mancare nel palmares di una nazionale che ha vinto tutto, dai Mondiali del 2002 alla doppietta Europei 2007-2009?

Pubblicato da Stefano Ceccanti

Scrivo, leggo, guardo un sacco di film e mi informo il più possibile. Femminista intersezionale e queer ⚧️, animalista, antirazzista.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: