The Death and Life of Marsha P. Johnson – in ricordo di Stonewall

Le immagini in un contesto del genere valgono più di mille parole. Le inquadrature ribassate con cui Victoria Cruz è inquadrata mentre cammina a testa alta per le strade, appoggiandosi al bastone, scrutando con l’occhio cieco, il capo cinto da una corona di fiori, ci dicono tutto del coraggio di una sopravvissuta. Victoria Cruz, donna transgender nera nata a Porto Rico, è già abbastanza per creare un documentario straripante, ma, nonostante la camera a spalla di David France la cerchi con primissimi piani e la segua per le strade di New York City, non è lei la protagonista del documentario The Death and Life of Marsha P. Johnson. Le protagoniste, al di là del titolo, sono almeno tre: Victoria, Sylvia Rivera e, chiaramente, il nostro angelo, Marsha.

Il 28 giugno del 1969, grazie a una rivolta senza precedenti allo Stonewall Inn di New York, nasceva il movimento per i diritti della comunità LGBTQIA+. Stonewall fu un momento spartiacque, per quanto sia citato e ricordato non si potrà mai far capire abbastanza quanto concretamente necessario: c’è un prima e un dopo Stonewall, e le eroine, le grandi ribelli di quella notte, furono loro, Sylvia Rivera e Marsha P. Johnson. Attaccando la polizia, ribellandosi all’ennesima retata, dicendo basta alle persecuzioni, alle manganellate, agli arresti ingiustificati, un gruppo di gay, drag queen e transgender cambiarono per sempre la storia, divennero la storia. Se giugno è il mese del Pride è merito loro.

Le immagini di repertorio che mostrano Marsha sorridente, abbracciata dalla gente, inneggiata dal pubblico nei locali gay, alternate alla furia, al disincanto e alla ritrovata serenità di Sylvia si intrecciano con le indagini di Victoria. France mostra la Cruz che si sposta alla ricerca di informazioni su quella notte del 5 luglio 1992, nella quale Marsha perse la vita nell’Hudson River. Emerge come una testimonianza il flusso di parole, ricordi e nuove scoperte conseguito dall’attivista nel corso di questo documentario che è, al tempo stesso, una ricerca della verità e un monumento alla memoria delle due madri del movimento LGBTQIA+. Il coraggio di mostrarsi e parlare con onestà di Marsha e Sylvia, i conflitti interni alla comunità, l’attivismo di Randy Wicker che minaccia la Mafia accusandola di gestire le parate per lucro: The Death and Life of Marsha P. Johnson è un grido di accusa fatto di silenzi di resilienza.

Le vite delle persone trans non sembrano contare per la polizia, né per la maggior parte dei giudici statunitensi: emarginate, bullizzate, aggredite verbalmente, picchiate, stuprate e uccise, le persone transgender sono state per decenni e continuano tuttora a essere trattate come subumane, non-persone, ostacolate da coloro che dovrebbero proteggerle. Ma ci sono anche Victoria, Marsha e Sylvia, che hanno aperto strade infinite, che hanno liberato centinaia di migliaia di persone, che hanno vissuto sulla propria pelle ogni sorta di discriminazione ma si sono fatte esempio, esempio di un mondo che dovrebbe essere accettazione e amore. Senza Marsha non ci sarebbe stato l’enorme progresso sulla strada ancora lunga e accidentata verso la fine dell’omotransfobia. “Ci hanno trattato come merde per decenni. Ora è il nostro turno” ha detto Sylvia riguardo a Stonewall: mezzo secolo dopo, non dobbiamo mai dimenticare.

Pubblicato da Stefano Ceccanti

Scrivo, leggo, guardo un sacco di film e mi informo il più possibile. Femminista intersezionale e queer ⚧️, animalista, antirazzista.

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