Buon compleanno Meryl: 72 anni di purissima gloria

Meryl Streep from "Florence Foster Jenkins" at Opening Cer… | Flickr

La più grande attrice vivente, il genio della sua generazione (questo lo ha detto Diane Keaton, nientemeno), l’attrice con il maggior numero di candidature ai premi Oscar e ai Golden Globes, la più trasformista tra le perfomer, la più acclamata e apprezzata di tutte. Un mito costruito su talento, duro lavoro, ironia e umiltà. Meryl Streep compie settantadue anni.

Gli aggettivi, gli elogi, sono terminati decenni fa, con la stessa critica specializzata che non sapeva più giudicare la Streep se non paragonandola a se stessa. Goldie Hawn, sua collega nel film camp La morte ti fa bella, ne ha parlato come dello Stradivari della recitazione, “she’s the best ever was” le ha cantato Anne Hathaway, co-protagonista del Diavolo veste Prada, dal palco dei Kennedy Center Honors nel 2011. Diane Kamp, famosa insegnate di accenti, ha detto di lei che deve avere un orecchio perfetto” come riporta Erin Carlson nella sua splendida biografia Queen Meryl: nel corso di quarantasei anni di carriera la Streep ha perfezionato una quantità incredibile di accenti, dal polacco de La scelta di Sophie all’inglese di The Iron Lady e La donna del tenente francese, dall’australiano di Lindy Chamberlain ne Un grido nella notte all’italiano del film romantico di Clint Eastwood I ponti di Madison County.

Ha prestato se stessa per dare corpo profilmico a eroine indimenticabili, come Emmeline Pankhurst in Suffragette, la meravigliosa e vitale Donna Sherydan di Mamma Mia!, la caparbia Karen Silkwood in Silkwood, capolavoro di Mike Nichols, che l’ha diretta in quattro film. Grandissima cantante, ha creato un’antagonista fatta di luci e ombre in Into The Woods e una narcisista impossibile da non amare in The Prom.

Versatile come nessuno mai, Meryl ha contribuito a ridefinire il concetto di invecchiamento dell’industria cinematografica: la sua bravura, la sua capacità di immergersi nei personaggi o impersonare alla perfezione figure storicamente note l’hanno resa indispensabile, richiestissima. Così, se Joan Crawford, Bette Davis e Elizabeth Taylor hanno dovuto rinunciare al grande cinema entro i sessant’anni, Meryl ha ottenuto nell’ultimo decennio cinque nominations agli Oscar ed è pronta a tornare in sala con Don’t Look Up di Adam McKay, dopo aver brillato lo scorso autunno in Lasciali parlare. Lunga vita alla Regina, non c’è stato mai nessuno come Meryl.

Pubblicato da Stefano Ceccanti

Scrivo, leggo, guardo un sacco di film e mi informo il più possibile. Femminista intersezionale e queer ⚧️, animalista, antirazzista.

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