Buon compleanno Meryl – 3 : Un grido nella notte 🌃

File:Lindy Chamberlain 1986 face photo.jpg - Wikimedia Commons
Lindy Chamberlain (nata nel 1948)

Il più grande caso di cronaca dell‘Australia negli anni Ottanta è stato trasformato in uno dei migliori drammi giudiziari, come riconosciuto dall’American Film Institute, del cinema anglofono. Girato nei luoghi in cui accadde la tragedia e distribuito nel 1988 subito dopo la fine del processo, Un grido nella notte ricostruisce il caso mediatico e non solo che travolse la famiglia Chamberlain a partire dal 1980, quando in una notte estiva la piccola Azaria, due mesi, venne presa dalla sua tenda e mangiata da un dingo.

Il caso della piccola Azaria è divenuto un fenomeno nazionale di popolarità incredibile perché il popolo australiano ha sin da subito messo in discussione l’innocenza dei coniugi Chamberlain, in particolar modo della madre di Azaria, Lindy, una donna all’apparenza insensibile, estremamente pragmatica e dura, il cui modo di vestire, parlare e comportarsi ha indispettito e insospettito la maggior parte delle australiane e perfino la giuria.

Il film, diretto da Fred Schepisi, insinua il dubbio nel pubblico con un montaggio che alterna le opinioni di comparse alle aule di tribunali, le chiacchere da bar alle reazioni insolite della Chamberlain all’odio subito, come quando una donna le sputa e lei scoppia a ridere. Lindy Chamberlain è scagionata dalla scelta di Schepisi di far vedere l’accaduto secondo la sua testimonianza, ma Meryl Streep aggiunge spessore all’ambiguità del personaggio, dosando i momenti di fragilità in un mare di indifferenza e scherno verso il disprezzo subito, facendo della sua protagonista una donna con cui è difficile empatizzare, ma della quale è chiara l’innocenza (ovviamente il tutto facendo proprio un accento perfettamente neo-zelandese/australiano).

Vincitrice del premio per la Miglior Attrice a Cannes e candidata agli Oscar, la Meryl de Un grido nella notte è veramente impressionante, un tuffo in un personaggio che non si svela mai del tutto. Il film, di per sé doloroso, ha il fascino del mistero e una scansione temporale quasi priva di flashback o analessi, lineare, non eccezionalmente coinvolgente, ma a tratti inquietante quanto basta a lasciare un solco in chi guarda, testimone anche l*i di un orribile crimine orribile senza colpevole.

Pubblicato da Stefano Ceccanti

Scrivo, leggo, guardo un sacco di film e mi informo il più possibile. Femminista intersezionale e queer ⚧️, animalista, antirazzista.

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