Vox Lux – un ritratto del XXI secolo

“Non ha più importanza ormai se sei Michelangelo o Michele Angelo di New Brighton, la cosa importante è che tu abbia una tua teoria”

Vox Lux

Un ritratto del XXI secolo, il sottotitolo rende bene le intenzioni del regista e sceneggiatore Brady Corbet. Parlandone con la stampa, la protagonista Natalie Portman ha spiegato come secondo lei questo film non abbia un messaggio particolarmente definito ma delle intenzioni assai chiare, e nello specifico l’unione della pop culture e degli eventi più seri e tragici del mondo contemporaneo.

Vox Lux mostra Celeste Montgomery in due atti ben separati. Il primo è quello in cui Celeste, quattordici anni, viene scoperta e lanciata come giovanissima pop-star, con iniziazione alle droghe, i lussi e il sesso. Il secondo ci fa vedere Celeste adulta, che si prepara per un concerto. Il periodo di mezzo, come detto ancora dalla Portman, è facilmente immaginabile da chiunque. Più importante di tutto è, tuttavia, il prologo: nel 1999 Celeste sopravvive a una sparatoria nella sua scuola media, in cui un ragazzo uccide la professoressa prima di spararsi in testa.

“È questo che amo della musica pop. Io non voglio che le persone pensino, voglio solo che stiano bene”

Vox Lux

Così emerge bene la inevitabile, ma non per questo meno inquietante, caratteristica della società digitale: le notizie e gli argomenti si susseguono e si contaminano senza discrezione. Così un gruppo terrorista prende in prestito il look di una popstar che ha visto la sua carriera iniziare grazie all’aver quasi perso la vita in un dramma scolastico. Più che un dramma si può parlare di uno studio antropologico che usa un singolo per esprimere qualcosa di maggiore. Celeste infatti può essere tante delle popstar odierne. Tragicamente vicina a Briteny Spears, vuoi per gli anni di carriera, vuoi per gli anni passati a stordirsi di droghe e alcol, a Kanye West, per l’ego fragilissimo eppure smisurato, a Justin Bieber, per la tossicodipendenza e le reazioni violente.

Natalie Portman dimostra, ancora una volta, la sua bravura: compare solo a metà film e riesce a impietosirci e irritarci in meno di un’ora. Non era certo un ruolo facile quello di una persona tragicamente compromessa a livello psichico e fisico, eppure lei lo indossa magnificamente, anche nella parte in cui canta e balla sulle note delle canzoni scritte apposta da Sia, la cantautrice che è anche produttrice esecutiva.

Il parterre di personaggi, che comprende un manager (figura paterna) privo di effettivo senso di responsabilità intepretato da Jude Law, ha con sé anche una figlia costretta a fare da mamma e una sorella che incassa e infierisce sottilmente, legata a nodo doppio alla stella della musica tra invidia e amore.

Vox Lux strappa applausi soprattutto per il suo realismo impietoso e per la sua otrima rappresentazione del presente, che si mostra anche nello sperimentalismo del montaggio e dell’uso della camera in certe situazioni. Non a caso strappò consensi a Venezia tre anni fa. Non a caso fa vedere Natalie Portman in azione. Non a caso ci sussurra che questo mondo fa paura. Anche a chi nkn sembra.

Pubblicato da Stefano Ceccanti

Scrivo, leggo, guardo un sacco di film e mi informo il più possibile. Femminista intersezionale e queer ⚧️, animalista, antirazzista.

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