Il racconto dell’ancella- la distopia magnifica di Margaret Atwood

Qualcuno ha scritto che Il racconto dell’ancella, romanzo distopico pubblicato per la prima volta nel 1985 e ritornato in grande stile grazie al successo della serie TV basata sulla sua storia, è persino più capace di cogliere il momento rispetto a 1984. I confronti lasciano sempre il tempo che trovano, ma in questo caso aiutano a capire lo spessore di una storia, e di una cantastorie, che toglie il fiato.

“[…]lo vedo mentre scendo le scale, tondo, convesso, uno specchio che è come l’occhio di un pesce, e con dentro me, un’ombra deformata, una parodia di qualcosa, una figura da fiaba in mantello rosso, che si avvia verso un momento di noncuranza che è identica al pericolo. Una suora inzuppata nel sangue.”

Margaret Atwood – Il racconto dell’ancella

Narrato in prima persona come una sorta di reportage a posteriori, Il racconto dell’ancella è ambientato presumibilmente a fine anni Novanta, negli Stati Uniti. L’ancella, di cui ci è dato il nuovo nome, Offred (patronimico che è tra le invenzioni, o rivisitazioni, più calzanti della Atwood) vive in una società profondamente cambiata da un colpo di stato attraverso cui si è instaurata una teocrazia che ha reso le poche donne fertili delle schiave sessuali (ma in modo assai diverso da come si possa pensare) degli attempati uomini le cui mogli hanno perso la possibilità di procreare. Tuttavia, anche nelle società più impenetrabili c’è sempre una crepa.

“Noi eravamo la gente di cui non si parlava sui giornali. Vivevamo nei vuoti spazi bianchi ai margini dei fogli e questo ci dava più libertà. Vivevamo negli interstizi tra le storie altrui.”

Margaret Atwood – Il racconto dell’ancella

Dopo averne sentito parlare per anni, mi sono avvicinato a questo romanzo con una feroce curiosità, e l’ho divorato perché, a mio avviso, è impossibile non farsi risucchiare dalle dinamiche interne di un libro così ben scritto e con una storia così potente. Margaret Atwood sa come catturare il pubblico, iniziando in media res e introducendo come già note delle figure e dei riti (le Ancelle, le Marte, la Partocucizione) e rendendo tutto più chiaro con il procedere di una narrazione che va avanti e indietro e si dice subito soggetta alle emozioni e allo svanire dei ricordi della sua narratrice e protagonista.

“Amavo mia madre, sebbene i nostri rapporti non fossero mai stati facili. Lei si aspettava troppo da me. Si aspettava che io rappresentassi la conferma delle scelte che aveva compiuto, ma io non volevo vivere la mia vita secondo i suoi principi, Non volevo essere la figlia modello, l’incarnazione delle sue idee”.

Margaret Atwood – Il racconto dell’ancella

Proprio l’Ancella rende questo romanzo pieno di umanità. La Atwood sconvolge creando un mondo che altro non è che il passato, ma proiettandolo nel futuro, così che l’indignazione per la disumana condizione di vita di queste donne sia in qualche modo ancora maggiore. La sua distopia è intrisa di una sottile denuncia al sistema che fa sì che, nel suo descrivere una società misogina e ipocrita, Il racconto dell’ancella sia un manifesto femminista che allarma sui pericoli della contemporaneità.

Pubblicato da Stefano Ceccanti

Scrivo, leggo, guardo un sacco di film e mi informo il più possibile. Femminista intersezionale e queer ⚧️, animalista, antirazzista.

3 pensieri riguardo “Il racconto dell’ancella- la distopia magnifica di Margaret Atwood

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: