The Butler – un maggiordomo nella Storia

The Butler ha il privilegio di dare un’altra prospettiva alla Storia. Spesso è tutto lì, quello che serve per creare una bella narrazione, un punto di vista originale e, soprattutto, non privilegiato. Attraversando, con un magistrale uso del trucco, i decenni, The Butler è la storia, in ordine cronologico, di Cecil Gaines.

Cecil è la personificazione del sogno americano, ma non quello illusorio e capitalista, no, quello di chi deve uscire dal più profondo dei pozzi e lottare tutta la vita per tenersi a galla. Scritto e diretto da Lee Daniels, autore tra gli altri di Precious (2009) e del recente Billie Holiday (2021), grande regista di film con protagonisti afroamericani, The Butler segue un doppio filo:il primo è quello della formazione di un bambino nero, la madre ridotta a uno stato vegetativo per le violenze sessuali subite dal padrone nei campi di cotone, il padre ucciso dal padrone, che divenuto ragazzo si allontana dalla schiavitù ed è avviato alla carriera di maggiordomo.

La sua vita di lavoro lo porterà a cercare di dare un futuro ai figli, a scontrarsi col maggiore, che diviene parte delle Black Panthers, a entrare nella Casa Bianca, subendone il razzismo e vedendo passare un presidente dopo l’altro, da Eisenhower a Reagan. Oltre al conflitto generazionale, ai diversi modi di emanciparsi dalla segregazione razziale, all’attenzione ai dipingere con realismo i vari movimenti di lotta per i diritti civili, il grande fascino di The Butler consiste nel suo cast di personaggi e interpreti.

La più intrigante è Gloria, moglie di Cecil, insoddisfatta, sofferente, unica ad amare al di là dei conflitti, interpretata da una Oprah Winfrey che si spoglia dalla sua aurea di madre TV americana per dare una gran prova di recitazione (nominata fra le migliori agli Screen Actor Guild Awards e ai British Academy Film Awards).

Ma la vastità di grandi nomi e personaggi non si limita a Winfrey e il protagonista a cui dà volto Forest Whitaker, e comprende Vanessa Redgrave nei panni di una bianca anziana e gentile, Robin Williams (eccezionale) come il calvo Eisenhower, l’affascinante James Marsden come Jack Kennedy, Alan Rickman come Ronald Reagan, la grande Jane Fonda come Nancy Reagan, Lenny Kravitz nei panni di un maggiordomo e una Mariah Carey che lascia molto più di quello che i minuti in cui compare possano far pensare, nei panni dimessi della madre di Cecil.

Una ininterrotta serie di personaggi, idee politiche, lotte di ideali viste dal punto più basso del cuore del potere, raccontata con una sensibilità particolarmente evidente nella gestione dei numerosi punti di vista che si affiancano a quello del Maggiordomo.

Pubblicato da Stefano Ceccanti

Scrivo, leggo, guardo un sacco di film e mi informo il più possibile. Femminista intersezionale e queer ⚧️, animalista, antirazzista.

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