Buona Giornata Mondiale del libro con Nadia Fusini e Virginia Woolf: Possiedo la mia anima

Ciò che più di tutto traspare dalla scrittura di Nadia Fusini, oltre al grande rispetto che nutre nei confronti dell’autrice a cui ha dedicato il suo lavoro, è la volontà di sfruttare tutte le potenzialità della biografia. Virginia Woolf ha saputo giocare con la biografia, cogliendone il carattere essenziale, che è poi quello citato espressamente dalla stessa Fusini: catturare l’anima di una persona. La Woolf l’ha fatto in Orlando, stravolgendo i canoni prestabiliti, la sua traduttrice e studiosa ha raggiunto l’obiettivo con un’opera meta-letteraria, che è a dir poco meravigliosa.

Seguendo con grandissima attenzione la vita, la Fusini ci rivela come l’infanzia, i luoghi, gli amori, i viaggi abbiano fornito la base e anche più delle opere, e di come le opere abbiano influenzato la vita personale della più grande autrice del secolo scorso. Partendo da Talland House, con il faro di Godrevy che sarà l’immagine di fondo di Al faro, passando per le molestie sessuali subite dall’orribile fratellastro George, fino alle letture della biblioteca paterna, l’infanzia e la prima giovinezza di Virginia è trattata con grande esaustività, così come l’emancipazione dovuta alla morte del secondo genitore e al trasferimento a Bloomsbury. La Fusini è una narratrice coinvolgente, oggettiva, che tratteggia i personaggi in tutte le loro sfaccettature e complessità. Il padre Leslie, autoritario, amico di Henry James, amato e temuto. La madre Julia, prodiga di aiuti per gli altri quanto assente a casa. La sorella Vanessa, con cui Virginia instaura una relazione di simbiosi, gelosia, amore purissimo. Infine, la nostra scrittrice, la donna che si sente fuori posto, la studiosa che si sente continuamente in difetto rispetto ai genitori, la geniale scrittrice campionessa di vendite con opere di innovazione, che ha tanto successo quanto tormento nel comporre, nell’attendere le reazioni, nel proporre una lettura.

Virginia è complessa, non è solo la scrittrice dalle frequenti ricadute, non solo la donna omosessuale che scopre l’amore con Vita Sackville-West, non la giovane amante dell’arte e che fa parte della Beffa della Dreadnought, ridendo delle più alte forze britanniche. Virginia è questo e molto più, geniale autrice di romanzi in cui il flusso di coscienza raggiunge uno stadio superiore, saggista che usa la sua penna per promuovere la causa della parità di genere, grande amica nonché collega dei maggiori intellettuali dell’epoca. Ma non è solo lo stupore e l’affinità che si può provare leggendo nei confronti della Woolf a farmi scrivere che questa biografia edita da Feltrinelli è uno dei migliori libri che io abbia letto, no, anche la presenza, talvolta quasi dimenticabile, trasparente, talvolta molto concreta, della Fusini, a rendere il tutto di un livello superiore.

La Fusini, presidentessa della Italian Virginia Woolf Society, traduttrice della Woolf, curatrice di numerose sue opere, romanziera, professoressa di letteratura alla Normale di Pisa, è un’autorità gentile, competente oltre ogni immaginazione, che ci trasporta con passione nel suo mondo, convincendoci che l’arte e la vita vanno di pari passo, e che il segreto della Woolf, forse, è stato un pregio che chi la conosce superficialmente non si aspetterebbe da lei: la consapevolezza, profonda, di sé.

Pubblicato da Stefano Ceccanti

Scrivo, leggo, guardo un sacco di film e mi informo il più possibile. Femminista intersezionale e queer ⚧️, animalista, antirazzista.

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