Tanti auguri Emma: perché ti ammiro e lo farò per sempre

UN Goodwill Ambassador, Emma Watson, speaking at World Eco… | Flickr

Emma Watson è la mia eroina. Proprio lei, non solo la grande Hermione Granger, la saggia Belle o la fragile e splendida Sam. Emma, nata a Parigi trentuno anni fa, compie gli anni nella sua privacy, nella pace di star fuori dal sistema, ma questo è solo uno dei motivi per cui rispettarla e ammirarla è così semplice.

Cresciuta sotto i riflettori, stella del cinema sui generis, ha studiato letteratura alla Brown, si è presa il tempo per laurearsi, non ha lasciato che fossero gli altri a definirla. Emma non ha mai rifiutato di esporsi, e quando si ha tanto seguito (non solo sessanta milioni di follower su Instagram, ma un’intera generazione che l’ha presa come modello) non è sempre facile. Tuttavia, spingendosi nella direzione che le è sembrata più giusta, l’attrice campionessa del box office (i suoi film hanno incassato dieci miliardi di dollari, più di qualsiasi altra stella del cinema contemporaneo) ha preso voce collaborando con le Nazioni Unite. Ecco, penso che il discorso tenuto nel settembre del 2014 da Emma, quando è stata proclamata ambasciatrice di buona volontà dall’UN, sia stato il momento in cui ho realizzato: io ammiro davvero questa persona, io credo in quello che dice, io penso che sia bellissimo che un’artista non si limiti a evitare di intaccare la propria immagine, la propria carriera, ma sfrutti la sensibilità che l’arte le ha donato per esprimere la necessità di lottare contro le discriminazioni e le ingiustizie.

Da allora, l’attivismo di Emma si è spinto in diversi campi, a partire dal femminismo. Vicina alla comunità queer e a un femminismo intersezionale, Emma ha viaggiato per i paesi del Terzo Mondo cercando di porre un freno ai matrimoni combinati, ha creato un club di lettura femminista, Our shared shelf (La nostra libreria condivisa) promuovendo e intervistando autrici come Rebecca Solnit (Gli uomini mi spiegano le cose, Cinderella Liberator) e Reni Eddo-Lodge (Perché non parlo più di razzismo con le persone bianche), ha preso parte al G7 di Parigi nel 2019 per discutere della parità di genere, si è presentata in nero ai Golden Globes del 2018 come parte dei movimenti di protesta contro i soprusi di genere nell’industria cinematografica Me Too e Time’s Up (come si vede nella foto sotto, assieme a Meryl Streep, Natalie Portman, Laura Dern, Amy Poheler, America Ferrera, Michelle Williams e molte altre).

Book-fairy, Emma ha passato anni a nascondere libri a giro per il mondo, a Parigi, Londra, distribuendo duemila copie di Piccole donne in occasione dell’uscita del film di cui faceva parte, lasciando romanzi e saggi femministi per incentivare alla lettura, alla riflessione e alla condivisione. Ambientalista convinta, sin dal 2017 Emma ha promosso un’etica del fashion che ne mostra la consapevolezza e la sensibilità verso tutte le grandi tematiche contemporanee, utilizzando solo abiti ottenuti da materiali riciclati nel suo tour di promozione a La Bella e la Bestia ed entrando a far parte, nel 2020, del complesso Keiring come consulente per la sostenibilità nel mondo della moda.

E poi ci sono i ruoli che ha interpretato, sin dalla piccola Granger, una ragazza intelligente, la più brillante strega del mondo magico, una donna coraggiosa che lotta per i più deboli fondando il C.R.E.P.A., per esempio. Ma anche Belle, la principessa appassionata lettrice, inventrice e capace di andare oltre le apparenze nel musical blockbuster La Bella e la Bestia, la dolce Meg, troppo attenta alle apparenze all’inizio, poi donna forte e grande riferimento delle sue sorelle nel capolavoro Piccole Donne di Greta Gerwig, la splendida Sam, problematica e libera ragazza del commovente Noi siamo infinito, la coraggiosa Lena di Colonia Dignidad. Non si è mai piegata a personaggi che non fossero complessi, indipendenti, dinamici, donne fuori dagli schemi. Ora Emma è fuori dal mondo social, Instagram e Twitter li ha disattivati quasi un anno fa, non gira più film né compare per interviste, perciò mi permetto di fare un salto indietro di qualche anno, per chiudere questo elogio dei trentuno anni della giovane donna migliore di Hollywood, citando le sue parole, e vi chiedo, ancora, di lasciarvi ispirare:

”Penso che sia giusto che io sia pagata come i miei colleghi uomini. Penso che sia giusto che sia io a decidere sul mio corpo […] Non tutte le donne hanno ricevuto i diritti che io ho avuto, in effetti, statisticamente, molto poche li hanno avuti […] Ho visto uomini resi fragili e insicuri dalla visione distorta di ciò che dovrebbe costituire il successo per gli uomini […] Sia uomini che donne dovrebbero sentirsi liberə di sentirsi forti. Sia uomini che donne dovrebbero sentirsi liberə di sentirsi fragili. Dovremmo incominciare a parlare del genere come di uno spettro, piuttosto che due ideali opposti. […] Mi sono detta se non io, chi? Se non ora, quando? […] Se non faremo niente, servirà un secolo per raggiungere la parità salariale, 16 milioni di ragazze saranno costrette a sposarsi nei prossimi sessant’anni […] Vi invito a chiedervi: se non io, chi? Se non ora, quando?”

Emma Watson, UN, Lancio di HeForShe

Pubblicato da Stefano Ceccanti

Scrivo, leggo, guardo un sacco di film e mi informo il più possibile. Femminista intersezionale e queer ⚧️, animalista, antirazzista.

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