My Fair Lady ovvero: La rana in Spagna gracida in campagna

“Mi zia morì di influenza a quanto dicono, ma io credo che le abbiano fatto la pelle alla vecchia”

Eliza Dolittle

Dimenticate Givenchy, Colazione da Tiffany con il tubino nero, i gioielli della principessa di Vacanze romane: sua maestà la regina dell’eleganza lascia orpelli e brillanti per vestirsi degli stracci di Eliza Dolittle, un’umile fioraia che vive per strada, è stata educata da un ubriacone senza un soldo e parla con un forzato accento cockney, senza la minima capacità di pronunciare ogni frase correttamente. Eliza, un personaggio tratto dal teatro e, ancor prima da Pigmalione, opera di George Bernard Shaw, può sembrare poca cosa, ma si potrebbe scrivere un intero libro su tutto ciò che la concerne.

Ebbene, temendo di incappare in errori che il professor Higgins punirebbe con il digiuno, non mi prolungherò così tanto, ma My Fair Lady, capolavoro di George Cukor del 1964, è il musical più divertente della storia. Perché? Ma per lei, chiaramente! Eliza Dolittle, la rude e gracchiante fioraia a cui presta il volto (ma non la voce) la divina Audrey Hepburn. Audrey, trentaquattro anni e una serie di performance da Oscar alle spalle all’epoca, fu snobbata dagli Academy, ma la sua Eliza è tremendamente esilarante, l’alunna troppo cresciuta, la cenerentola che da povera e sgraziata diventa, per una scommessa fra l’emerito linguista Higgins e il colonnello Pickering, la più elegante e raffinata delle giovani donne. Eliza, chiamata a vivere da Higgins, arriva a ottenere una pronuncia perfetta, una proprietà di linguaggio invidiabile e un gran portamento. Nel processo, faticoso e ricco di inconvenienti divertenti, la giovane Eliza si innamora del misogino e superbo Higgins, interpretato da Rex Harrison premiato con l’Oscar al Miglior attore protagonista.

Con Harrison e l’Oscar si arriva alle criticità dei dintorni di My Fair Lady. Opera drammaturgica, inizialmente lo spettacolo aveva come protagonista un’altra attrice amatissima, candidata ai Tony Awards proprio per la sua interpretazione, e dotata di un’estensione vocale incredibile: la britannica Julie Andrews, che nel 1956 aveva portato Eliza a Broadway. Julie, nel 1963, non aveva ancora fatto il suo debutto al cinema, e per questo non fu mai presa in considerazione, con suo grande rammarico, per il film, sostituita dalla Hepburn, doppiata nel canto da Marni Nixon nella versione originale e dalla bravissima Tina Centi in quella italiana. La Andrews, nello stesso anno protagonista di un altro musical di enorme successo, Mary Poppins, vinse l’Oscar alla Miglior Attrice per la tata inglese. Lo strano mondo di Hollywood. A posteriori, si può solo dire che Eliza è forse uno dei più allegri e meglion interpretati ruoli della Hepburn, che pure può contare su performance strepitose (Holly Golightly, la principessa Anna, la monaca, Regina Lampert).

La tenerezza di Audrey si unisce alla ruvida scorza di Eliza per dar vita a un folclore tutto cinematografico, a una cultura del singolo film che My Fair Lady ha portato avanti per anni, fra il musical dal successo incommensurabile e la trasposizione cinematografica vincitrice di otto premi Oscar, tra i quali quelli al Miglior film, al Miglior regista e ai Migliori costumi.

Alcune trovate, rese benissimo anche nel doppiaggio nonostante la difficoltà di giocare sull’accento inglese, hanno fatto parte della storia del cinema, come la famosa “La rana in Spagna gracida in campagna”. Va detto che la prima parte brilla di una serie di scene sempre in crescendo, dalla famosa Lo vedrai signor Higgins alla meravigliosa Avrei danzato ancor, mentre la seconda rallenta l’ilarità per terminare in un cambiamento che in Eliza avviene, senza minarne il rispetto per se stessa, e che nel professore resta però a metà, senza soddisfare e lasciando un amaro retrogusto maschilista e conservatore a quello che, altrimenti, sarebbe stato una gemma senza pari.

Pubblicato da Stefano Ceccanti

Scrivo, leggo, guardo un sacco di film e mi informo il più possibile. Femminista intersezionale e queer ⚧️, animalista, antirazzista.

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