Le candidature agli Oscar 2021

Con un po’ di ritardo, ecco un commento molto personale alle nominations ai 93esimi Premi Oscar, annunciate lunedì da Prianka Chopra, stella di White Tiger, e dal marito Nick Jonas. Gli Oscar, in programma il prossimo 25 aprile, premieranno per la prima volta una stragrande maggioranza di prodotti mai usciti nei teatri, se non negli States e in Cina, a causa del Covid-19, ma non per questo la qualità dei film in concorso è inferiore alle annate precedenti.

A fare da padrone è Mank, il film Netflix bianco e nero che ha strappato ben dieci nomination, tra cui quelle per il Miglior film, per la Miglior Regia a David Fincher e per la Miglior Cinematografia. Sei le candidature per molti film: Nomadland, Judas and the Black Messiah, The Trial Of the Chicago Seven , Sound Of Metal, Minari e The Father, con Promising Young Woman a quota cinque.

Mank, come detto, concorre in molti campi, compresi quelli della recitazione: storica prima nomination per Amanda Seyfried, la trentacinquenne stella di Mamma Mia e Mean Girls, con Gary Oldman ricandidato a tre anni dal primo successo. Fra le veterane del premio spicca Glenn Close, giunta all’ottava candidatura, grazie a Elegia Americana, per lo stesso ruolo per cui è stata nominata ai Razzie alla Peggior Attrice non protagonista. Glenn, mai vincitrice, se la vedrà con Olivia Colman, candidata per The Father al pari del grande Anthony Hopkins, che alla veneranda età di ottantaquattro anni ha raggiunto la sesta nomination. Hopkins che nella categoria Miglior attore protagonista dovrà cedere il campo al grandissimo Chadwick Boseman, meraviglioso in Ma Rainey’s Balck Bottom, così come la sua co-protagonista Viola Davis, che è diventata l’attrice afroamericana più candidata nella storia del premio con quattro nomination. Altro record: è la prima edizione in cui sono candidate due donne nere nella categoria Miglior Attrice, con Andra Day nominata per la sua Billie Holiday. A chiudere la cinquina le super favorite Carey Mulligan e Vanessa Kirby, per Pieces of a Woman, oltre alla già due volte vincitrice Frances McDormand. McDormand che in qualità di produttrice di Nomadland è candidata al Miglior Film, come la regista Chloe Zhao, vera mattatrice con quattro candidature in questa edizione: Miglior Regia, Miglior montaggio e Miglior Sceneggiatura non originale. Un altro passo fondamentale verso l’inclusività è rappresentato dalla categoria Miglior Regia, con due donne nominate : spazio anche a Emerald Fennell, che è stata candidata per la Miglior sceneggiatura originale. Nella stessa categoria c’è anche Aaron Sorkin per The trial of the Chicago Seven.

Tornando alla recitazione, tra le Miglior Attrici non protagoniste fuori Jodie Foster e Ellen Burstyn e dentro la bulgara Maria Bakalova e la coreana Yoon Yeo-Jeong, prima attrice asiatica nominata. Prima volta per Sacha Baron Cohen, grande in The trial of the Chicago Seven, Miglior Attore Non protagonista come Daniel Kaluuya e Paul Raci di Sound of Metal. Sound of Metal che ha anche una nomination con Riz Ahmed Miglior Attore Protagonista.

La storia la fa anche l’Italia: Io sì, da La vita davanti a sé, è la prima canzone italiana nominata come Miglior Canzone Originale, meritatamente, con Laura Pausini nominata agli Academy e Diane Warren giunta alla dodicesima nomination. Peccato per la mancata candidatura di Sophia Loren, grandiosa attrice che si può consolare di aver dato ancora prova del suo infinito talento. Un po’ di amaro anche per Ma Rainey, che ha mancato la nomination al Miglior Film, pur consolandosi con i premi al Miglior trucco e Miglior Costumi, categorie in cui è anche candidato Pinocchio di Matteo Garrone con Roberto Benigni.

Gli Oscar, che hanno candidato anche Tenet di Christopher Nolan per i Migliori Effetti Speciali e il sopravvalutato Mulan della Disney nella stessa categoria, hanno saputo rendere appieno una stagione cinematografica quanto mai esaltante, con tante storie sul razzismo, almeno tre grandi progetti diretti da donne, oltre alle già citate Fennell e Zhao anche Regina King, e una notevole varietà di temi. C’è la violenza dei bianchi nell’America anni Venti e la demenza senile, c’è la condizione afroamericana nel secondo Novecento e la Rivoluzione culturale del sessantotto, ci sono le realtà asiatiche contemporanee e il destino della classe operai. Grandi storie per grandi film, con un verdetto rimandato al prossimo venticinque aprile. Da non perdere.

Pubblicato da Stefano Ceccanti

Scrivo, leggo, guardo un sacco di film e mi informo il più possibile. Femminista intersezionale e queer ⚧️, animalista, antirazzista.

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