Gli uomini mi spiegano le cose, di Rebecca Solnit – verso l’8 marzo

“Gli uomini (alcuni uomini) mi spiegano le cose, a me come ad altre donne, indipendentemente dal fatto che sappiano o no di cosa stanno parlando. Mi riferisco a quell’arroganza che, a volte, mette i bastoni tra le ruote a tutte le donne[…] che schiaccia le più giovani nel silenzio, insegnando, così come fanno le molestie per strada, che questo mondo non appartiene a loro.”

Quando Rebecca Solnit, scrittrice e attivista femminista, usò il termine mansplaining in uno dei suoi saggi, per far riferimento a quel pregiudizio maschile secondo cui le donne non hanno abbastanza competenza, intelligenza, buon senso, per poter avere la propria visione del mondo, non immaginava che tale parola sarebbe stata attribuita a lei. Tuttavia, anni dopo, cogliendo la popolarità della definizione per riflettere sulle proprie esperienze, la Solnit ha composto una serie di saggi riuniti ed editi da Ponte alle Grazie, qui in Italia, per la prima volta nel 2017.

“La paura di essere stuprate e uccise non abbandona le donne un solo momento, e talvolta è di questo che è più importante parlare, invece che preoccuparsi di non mettere a disagio gli uomini”

I saggi sul femminismo contemporaneo hanno una potenza delucidatrice non indifferente: sono strumenti di conforto perché traggono spunto dall’esperienza più immediata di chi legge e sono anche fonte inesauribile di scoperte sugli aspetti più o meno noti dell’attualità. Così Rebecca Solnit, partendo dalla violenza verbale, arriva a trattare di quella fisica, con riferimento alle molestie in politica, al femminicidio, menzionando l’Italia e Serena Dandini, fino ad arrivare a una splendida riflessione su Virginia Woolf. “Il futuro è oscuro , il che tutto sommato è la cosa migliore che possa essere il futuro credo” scriveva Virginia. Solnit la riprende, per parlare di speranza, della necessità di lottare perché, anche quando non raggiungiamo il nostro obiettivo deliberato, potremmo ispirare qualcun altro/a a muoversi, potremmo ridare linfa a un movimento: a lei è successo, nella sua battaglia al nucleare.

“In tutto il mondo le donne di età compresa fra i 15 e i 44 anni hanno maggiori probabilità di morire o di restare menomate a causa della violenza maschile che non a causa della somma complessiva di tumori, malaria, guerra e incidenti stradali”

Ecco, è questa la straordinarietà della Solnit: è una reporter, oltre che una teorica. Lei ha combattuto per tante cause durante la sua vita, e ha toccato con mano esperienze grandiose e sofferenze causate dai problemi sociali che poi rielabora e analizza nella sua composizione saggistica. Solnit parte da una cena in cui viene corretta da un uomo su un argomento, in cui lei eccelleva e lui era completamente privo di basi, per parlare del silenzio forzato delle donne. Ci dice che ogni nove secondi una donna negli Stati Uniti subisce una molestia sessuale e giunge a spiegare la cultura dello stupro. La sua prosa e la sua inarrestabile carica combattiva hanno un effetto di liberazione: è come se aprisse un vaso con le voce di tutte le donne, voci non ascoltate, silenziate, represse con la violenza, spezzate con l’assassinio, e lo fa con positività e forza, la forza della resilienza.

“La cultura dello stupro è un contesto ambientale in cui lo stupro è endemico e all’interno del quale la violenza sessuale sulle donne è normalizzata e giustificata sia dai media che dalla cultura popolare […] La maggior parte delle donne e delle ragazze limita i propri comportamenti a causa della paura dello stupro”

Pubblicato da Stefano Ceccanti

Scrivo, leggo, guardo un sacco di film e mi informo il più possibile. Femminista intersezionale e queer ⚧️, animalista, antirazzista.

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