Ho finalmente recuperato V for Vendetta

V for Vendetta | "Dissent is the highest form of Patriotism"… | Flickr

Non è facile trovare film d’azione particolarmente intriganti, vero? I supereroi del capitalismo (Marvel/DC etc) e i blockbuster ultraventennali (James Bond, Matrix, Mission Impossible), danno tanto intrattenimento e preziosismi da stunt, ma possiamo affezionarci ai loro personaggi, alle loro storie personali, al loro modo di vedere il mondo?

“Mio padre diceva che gli artisti usano le bugie per dire la verità”

Evey a V

Così, se dovessi dirvi perché guardare V per Vendetta (nel caso siate tardivə come me) sicuramente citerei i suoi personaggi. V per Vendetta resta molto vicino ai suoi personaggi, li definisce estremamente bene, regala al pubblico quello che si chiama una caratterizzazione ben fatta. Non vi chiede di sposare il punto di vista di V, e come potreste d’altronde? Tuttavia, la sceneggiatura sa come costringere chi guarda il film a entrare in empatia con lui, a sforzarsi di capire i suoi obiettivi, più che le sue motivazioni.

V è un uomo mascherato, un uomo che il 5 novembre del 2020 decide di far partire un countdown: a un anno da quel momento farà esplodere il Parlamento Inglese. La data non è un caso, un rimando alla congiura delle polveri del 1605, tentativo fallito di far saltare in aria il Parlamento da parte di Guy Fawkes, di cui la maschera di V ha le fattezze. Il 2020 (e questa è la parte profeticamente da brividi) è un anno assai duro: una pandemia globale ha sconvolto il mondo, distruggendo gli Stati Uniti, mentre la Gran Bretagna vive in uno stato dittatoriale fascista guidato da un Alto Cancelliere dai poteri quasi illimitati. La sera del 4 novembre V, prima dell’annuncio, salva Evey, una giovane che lavora nell’emittente televisiva dello Stato, aggredita dalla polizia (altro inquietante tratto, la misoginia, la violenza sessuale, l’abuso di potere, che non si distacca dalla realtà). Evey interviene per salvare a sua volta V, legandosi così indissolubilmente alla sua storia.

La ciclicità rende le storie incredibilmente potenti. Sono tanti i ritorni in V per Vendetta, con scene prese e ricreate a distanza di anni con un montaggio concettuale, come la fuga di Evey dalla polizia di stato, che la ricerca in primo luogo da bambina come figlia di dissidenti politici, poi ormai adulta come collaboratrice di V. Evey poi fa tutte le tappe del cammino dell’eroina: all’inizio vittima come tuttə del sistema, quindi chiamata ad agire si rende conto di potersi ribellare, quindi liberata dalla paura per sostenere l’ideale di V. Perché V, e questo la sceneggiatura lo dice esplicitamente, è un ideale: spogliato della sua identità fisica e del suo passato dagli esperimenti per cui è stato cavia, V sacrifica se stesso non nella vendetta personale, quanto nella distruzione dello stato totalitario, dando occasione al popolo di unirsi per costruire una democrazia.

Bannato negli Stati Uniti come pericolosamente anti-americano e sovversivo, V per Vendetta ha in realtà una connotazione politica tutt’altro che anarchica, per quanto quella V rovesciata possa essere associata al tradizionale simbolo. La società tratteggiata dalle sorelle Wachowski è a dir poco orwelliana, quindi la rivoluzione di V, violento solo nelle questioni personali, è più che auspicabile. Nonostante il sabotaggio stelle e strisce (erano gli anni della guerra in Iraq fomentata dall’amministrazione Bush) il film ha avuto un gran successo, e come altrimenti quando contiene sub-plot come quello della povera Valerie, torturata a morte per essere lesbica? Penso che le storie di Valerie e Gordon (interpretato da Stephen Fry, famoso comico gay inglese) siano una rappresentazione tremendamente realistica per la comunità LGBTQ+. V non è un modello da seguire, ma Evey sì, soprattutto per chiunque voglia scrivere un personaggio che abbia sia una back-story motivante che una serie di scelte da compiere per diventare padrona della propria vita e del proprio destino. Inutile aggiungere che il lavoro di Natalie Portman sulla protagonista è qualcosa che raramente si vede nel cinema mainstream, specialmente nei film d’azione.

Ed eccoci tornatə all’inizio. Evey, non i supereroi mono-tutto. La complessità del bene, l’impossibilità di idolatrare anche quando si è tentatə, non l’eroe praticamente perfetto. V per vendetta è più liberatorio e coinvolgente che problematico, ha l’intrattenimento e il mistero ma anche la profondità psicologica. Più Evey, meno Ethan Hunt.

PS: ho scritto “più coinvolgente che problematico” perché in alcuni passaggi è molto problematico, ma lascio a voi il giudizio.

Pubblicato da byron1824

Booklover, movie addicted

2 pensieri riguardo “Ho finalmente recuperato V for Vendetta

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