Angoscia di George Cukor

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Gaslight, titolo originale della pellicola datata 1944 con George Cukor alla regia, è un termine inglese per indicare la tecnica di abuso psicologico basata sul lento e crescente controllo di un individuo sulla salute mentale di un altro. Basandosi su una delle più atroci forme di manipolazione, Angoscia parte dal topos del noir per diventare un thriller psicologico ad altissima tensione.

È la storia di Paula, una giovane orfana che lascia Londra in seguito al brutale assassinio della zia, famosa cantante, per costruirsi una nuova vita in Italia. Qui si innamora di Gregory, pianista, che sposa e con cui va a vivere nella casa londinese della zia. Tuttavia l’idillio di Paula dura il tempo del trasloco: a Londra la donna è vittima di una discesa verso la follia. Paula vede la luce abbassarsi, perde oggetti, immagina cose mai successe a detta del marito e sente passi minacciosi nella soffitta blindata sopra la sua camera. L’investigatore Cameron di Scotland Yard, d’altronde, non crede alla pazzia della donna, e indaga per risolvere due misteri: chi ha ucciso la famosa cantante, e perché la nipote vive come una prigioniera della sua stessa casa?

Il mio insegnante di cinema parla della settima arte come di un consapevole abbandono alla manipolazione : Angoscia ne è un esempio perfetto. Perfetto perché il pubblico è per molto tempo all’oscuro di come sono mossi i fili del destino di Paula e perché, nonostante chi sia il burattinaio sia evidente. Perfetto per il sonoro, di crescente pesantezza nei momenti più oppressivi, per il bianco e nero elegante, attraverso cui l’assenza della luce è visibilmente di maggior impatto. La manipolazione è avvenuta, su Paula e su di noi, che ci ritroviamo a sostenerla e a soffrire per il suo cedere alla violenza subdola e lenta, che scava la sua mente come la pioggia fa con la roccia. Paula dubita di se stessa in un modo che spezza il cuore, è un personaggio emotivo, tutta la sua fragilità è gestita perfettamente dalla sceneggiatura così come dall’interpretazione di Ingrid Bergman, la svedese premiata con l’Oscar per la sua eroina straziante.

Dopotutto, quale personaggio, se non una orfana che nulla sa del suo passato, con in trauma alle spalle, può essere il miglior agnello nelle fauci dell’avidità più pura, per cui il solo limite è il successo? Patrick Hamilton confeziona una sceneggiatura di sopraffina intelligenza, che anticipa ogni risvolto, dalla la visita ai gioielli della corona al ruolo musicale di Gregory, fino alla condotta della cameriera Nancy, involontaria salvatrice.

Nancy che fu il primo ruolo cinematografico di una diciottene Angela Lansbury, fresca di contratto con la MGM e subito candidata al Premio Oscar come miglior attrice non protagonista. Angoscia è quello che si dice un capolavoro della Hollywood degli anni d’oro, un film di genere che riempie di terrore, confusione, disgusto e compassione chi lo guarda, giocando con la sottile linea fra realtà e immaginazione con le parole e con i fatti. Sublime fino all’ultimo, soddisfacente, momento. Vedere per credere.

Pubblicato da byron1824

Booklover, movie addicted

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