Malcolm & Marie

Malcolm & Marie ha molti pregi: i piani sequenza attraverso cui la regia tiene contemporaneamente sotto controllo entrambi i protagonisti, il bianco e nero, le inquadrature in maggioranza orizzontale, in consonanza con l’edificio che è unico palcoscenico del film. Poi, più di tutto, è un film estremamente denso, visto che non permette salti in avanti o indietro: intreccio e fabula corrispondono perfettamente, e il tempo della narrazione corrisponde quasi perfettamente a quello della rappresentazione.

Allora perché è un film così poco riuscito? Sceneggiato e diretto dal creatore e regista dell’acclamatissimo Euphoria, Sam Levinson, Malcolm & Marie è stato girato mesi e mesi fa in pieno lockdown e ha generato molta curiosità sia per la scelta cromatica che perché propone sullo schermo una coppia di interpreti in piena ascesa cinematografica. La storia è quella di Malcolm, regista nero che ha fatto il salto di qualità con un film scritto e diretto da lui, e Marie, la sua giovane compagna, nonché ex attrice. Tutto si svolge nella notte della prima del film di Malcolm, da quando la coppia rientra a casa fino al mattino successivo, fra momenti di risate condivise e litigi violentissimi.

Un film molto discorsivo è sempre un rischio, ma in questo caso il tutto è portato all’estremo: tutto ciò che sappiamo della storia di Malcolm e Marie ci è donato dalle loro parole, dalle recriminazioni che si lanciano vicendevolmente, dagli accessi di rabbia con cui cercano di ferirsi e proteggersi. Il risultato è straniante: possiamo davvero credere a tutto quello che ci dicono, o si tratta solo di una finzione? Impossibile appare uscire dalla dimensione dello spettacolo in un contesto così ristretto, e quindi per un’ora e quarantasei minuti ci troviamo di fronte a due amanti che si urlano contro le peggiori cattiverie possibili senza apparente motivo. Fosse solo questo il problema: no, il vero problema è che Malcolm & Marie è un film altezzoso e per questo irritante: è irritante la tirata di sei minuti consecutivi di grida di Malcolm sul cinema troppo politicizzato. Irritante è l’eccitazione sessuale che compare a buffo, di tanto in tanto, per spezzare la pesantezza. Irritante, infine, il protagonista maschile, non il povero John David Washington, che è anche bravo a non caricare troppo una sceneggiatura tirata agli estremi, ma proprio il narcisista Malcolm.

Per essere precisi, l’unica cosa davvero bella di Malcolm & Marie è Zendaya, che si concede un tour de force emotivo che comprende tutti i passaggi del dolore e dello sforzo, lo sforzo di costruirsi un rapporto veramente sano: dalla sofferenza onesta alle esplosioni di rabbia, dall’indifferenza ostentata, dagli eccessi fino alla volubilità spaventosa, sono tante le cose da fare per caratterizzare bene un personaggio come quello di Marie, e lei le fa tutte alla perfezione o quasi.

Nella caso vi incuriosisse, è su Netflix da ieri, 5 febbraio, per altro nella top10 italiana dei film più visti. Zendaya sta attraendo molti consensi per la sua performance, ma la critica è fortemente divisa su questo film, e non è difficile capire perché. Non aspettatevi assolutamente qualcosa all’altezza di Marriage Story.

Pubblicato da byron1824

Booklover, movie addicted

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