Virginia Woolf – Light

Virginia Woolf – Store norske leksikon
Il celebre ritratto di una ventenne Virginia, 1902 ca.

Virginia Woolf scriverebbe qualcosa di mirabilmente autoironico per il suo compleanno: lo annoterebbe in una pagina di quel diario che è diventato una confessione di vita dalla magia della prosa migliore e si meraviglierebbe di quanto sia vecchia. Nata il 25 gennaio 1882, se dovesse festeggiare oggi, probabilmente sarebbe costernata dalla situazione del mondo, lei che tuttə hanno descritto come fragile, debole, e invece ha saputo illuminare tutta una poetica di ironia, leggerezza, disincanto e magia.

“Non c’è cancello, nessuna serratura, nessun bullone che potete regolare sulla libertà della mia mente”

Virginia Woolf – Una stanza tutta per sé

Fragile lo era, lo scrive lei stessa, in quelle pagine prima accennate, tenta di controllare il nervosismo seguito alla pubblicazione di un nuovo libro. La sua sensibilità sicuramente ce la rende affine e amabile, ma c’è tanto altro di più. La figlia d’arte che conosceva il greco talmente bene da sentirlo parlare nelle sue allucinazioni, la critica letteraria e giornalista, la giovane intellettuale indipendente che a ventidue anni vive con la sorella nel più avanguardistico gruppo di intellettuali d’Inghilterra, la romanziera affermata: scegliete la vostra Virginia. Non abbiate paura, prendetene una, non potete sbagliare: ognuna saprà fare un po’ luce nelle nostre menti troppo (o troppo poco) affollate. La giovane Virginia ci ha regalato uno degli scherzi più assurdi fatti da un’aristocratica di inizio Novecento, quella matura si è divertita ad annullare le categorie di tempo e spazio componendo Gita al faro e Orlando. La Virginia de La signora Dalloway, come ha scritto recentemente il premio Pulitzer Michael Cunningam, ha saputo rendere stra-ordinaria la più ordinaria delle vite, ridonando significato letterario a ogni esistenza.

“non l’arte di dominare sugli altri, non l’arte di governare, di uccidere, di accumulare terra e capitale. Nel college povero, [femminile] si dovranno insegnare solo le arti che si possono insegnare con poca spesa […] e l’arte dei rapporti umani; l’arte di comprendere la vita e la mente degli altri, insieme alle arti minori che le completano”

Virginia Woolf – Le tre ghinee

Ovunque sia, Virginia schiarisce, che debba spiegare la disparità di genere attraverso digressioni ed esempi indelebili in Una stanza tutta per sé o illuminare i suoi perché sull’imminente guerra ne Le tree ghinee, che stia componendo un preziosismo letterario polifonico ne Le Onde o stia spiegando la funzione immaginifica della parola in un saggio per un giornale. La scrittrice più prolifica del Novecento (romanzi, diari, lettere, racconti, articoli, biografie, commenti: ha scritto di femminismo, cinema, conflitti armati, autori affermati, amori lesbici e tanto ancora) è anche la madre del femminismo di seconda ondata, l’ispiratrice di autrici affermata, l’icona dell’amore libero quarant’anni prima che si parlasse di Stonewall. Una e tutte, tanti piccoli fuochi che si uniscono per creare il genio, che è come ci dice il dizionario, “an exceptionally intelligent person or one with exceptional skill in a particular area of activity“. Non saprei definirla meglio. Se mai c’è stato un genio sulla Terra, portava l’inconfondibile profilo, gli occhi stanchi e intelligenti, i cappelli larghi, di Virgina Stephen Woolf.

Pubblicato da Stefano Ceccanti

Scrivo, leggo, guardo un sacco di film e mi informo il più possibile. Femminista intersezionale e queer ⚧️, animalista, antirazzista.

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