Vittoria e Abdul- storia di un’amicizia

La regina Vittoria, storicamente parlando, non ci fa una bella figura. L’età vittoriana, per chiunque abbia seguito corsi d’inglese alle superiori, è quella dell’ipocrisia dei costumi, delle repressioni sessuali, della divisione di ruoli di genere. Tuttavia, ci sono aspetti della persona che la Storia non può restituire, e che forse fanno capire quanto certe linee politiche forse siano state più indirizzate dalle corti influenti che dalle sovrane.

File:Regina Vittoria d'inghilterra.jpg - Wikimedia Commons
Vittoria, Regina d’Inghilterra

Vittoria, regina per sessantaquattro anni dal 1837 al 1901, sta festeggiando i cinquanta anni di regno nel 1887, quando a corte è invitato Abdul Karim, un impiegato chiamato dall’India per recare un dono a Sua Maestà, ormai settantenne e in precarie condizioni fisiche. Dal loro incontro nasce un rapporto di reciproco scambio, comprensione, interculturalità: la regina sceglie Abdul come suo munshi, maestro e guida spirituale, nonostante le resistenze della corte britannica, conservatrice, classista e razzista. Tra di loro saranno in tanti a interporsi, tra cui l’ambizioso primogenito della sovrana.

Munshi.jpg
Il Munshi, Abdul Karim, per quattordici anni consigliere della regina

Così abbiamo una storia di un’amicizia particolare, che va al di là della differenza di ceto, lingua, provenienza ed età. Vittoria più che una monarca è una anziana signora in cerca di onestà, sincero affetto, stimoli culturali e nuove prospettive. Abdul, storicamente descritto come arrogante (ma ricordiamo che la Storia la scrivono i bianchi), è la sua colonna, esempio di uno stile di vita permeato dalla gratitudine. Ciò che più ho apprezzato di questo dramma storico è la centralità dell’amicizia, un rapporto troppo spesso di second’ordine nel cinema, specialmente per quanto riguarda protagoniste d’età adulta. La costruzione di questa relazione segue le difficoltà e le incredibili gioie che fiducia e affetto possono dare, a chi riesce a trovare una persona davvero speciale.

Esiste un’attrice più monarchica della Dench? Potrebbe interpretare Vittoria dormendo

Mark Feeney – Boston Globe

Vittoria e Abdul è certamente un bel film, una testimonianza di apertura mentale e assenza di pregiudizi che dovrebbe essere totalmente assimilata oggi (e invece…) con qualche battuta divertente. Non commuove fino in fondo, smuove dentro qualcosa, un’indignazione per l’ostentata ostilità nei confronti degli indiani, ma non va oltre la superficie, soprattutto per quel che riguarda il colonialismo e i suoi orrori. Ciò che vale il prezzo del biglietto (il film in realtà è disponibile su Netflix, ma passatemi il termine) è senza dubbio la grandissima Judi Dench, nel ruolo della intelligente, malata, fragile eppure forte Vittoria, un personaggio (quello filmico) a cui è impossibile non avvicinarsi, con l’empatia che solo le grandi performance fanno scattare.

Pubblicato da byron1824

Booklover, movie addicted

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