Elizabeth

Elisabetta I (1533-1603), per 45 anni regina d’Inghilterra

Come guardare un assedio da ogni lato, un accerchiamento da cui non puoi uscire illesa, perché non hai abbastanza occhi per tenere nella tua visuale tutti i predatori. Elizabeth, dramma storico in costume del 1998, ambientato fra il 1554 e il 1565, è la storia di una leonessa braccata da cacciatori avidi e sicuri di poterla prendere. Una storia di potere, e come tutte le storie di potere, chi vince lascia una parte di sé per poter farcela. Elisabetta I d’Inghilterra, ultima dei Tudor a regnare, sovrana dal 1558 al 1603 e figlia di Enrico VIII e Anna Bolena, rinuncia alla sua innocenza, alla fiducia nel prossimo, all’amore, alla spensieratezza della giovane età, per poter fare quello che nessuno credeva riuscisse a fare: governare un mondo basato sulla misoginia e la stretta divisione sessuale dei ruoli, pur essendo una donna.

Diretto dal pakistano Shekhar Kapur, Elizabeth basa la propria presa sul dinamismo della sua protagonista, principessa allegra e immacolata, poco più che fanciulla all’inizio, donna vessata dall’ambizione altrui, dal tradimento, dalla guerra, personale e privata, alla fine. Elisabetta è un personaggio straordinario, nel senso etimologico della parola, una monarca capace di farsi rispettare da un corte di soli uomini, misogini e conservatori, da cui è osteggiata sia perché donna sia perché protestante. E fuori dal comune è il contesto storico della Gran Bretagna dell’epoca, con un quartetto di donne al potere fra Scozia e Inghilterra, dalla terribile Bloody Mary alla Maria de Guise, reggente di Scozia.

“Sua Santità aggiunge che chiunque voglia arrecarsi il di lei assassinio sarà accolto dagli angeli nel cielo”

Il Vescovo di Papa Pio IV

La religione come arma politica non è certo un aspetto sottovalutato nell’analisi storica, ma in Elizabeth si dimostra in tutta la sua potenza tra castelli fiocamente illuminati e baldacchini semioticamente intensi, contenuto di corruzione e ipocrisia che contrasta con l’eleganza di costumi e scenografie.

“Io non sono la tua Elizabeth. Non sono la Elizabeth di nessuno, e se credi di comandare qui ti sbagli di grosso. Ci sarà una sola padrona qui. E nessun padrone!”

Elizabeth

La rossa Cate Blanchett è bella e credibile nel ruolo della regina, caparbia e intelligente, con una serie di primi piani che diventano veicoli per il talento di una protagonista vincitrice di un Golden Globe e di un BAFTA. Joseph Fiennes, che nel ’98 interpretò anche William Shakespeare nell’ apprezzato Shakespeare In Love, è Lord Robert Dudley, amante della Tudor, con Daniel Craig nel ruolo di un prete brutale e Vincent Cassell del futuro re di Francia Enrico di Valois, omosessuale pretendente della Regina, in un inquietante intreccio di poteri.

Elizabeth si impone sia nella ricostruzione storica che nella denuncia delle ipocrisie, con un linguaggio che va verso il crime piuttosto che il biografico, creando tensioni ricche di interesse.

Pubblicato da Stefano Ceccanti

Scrivo, leggo, guardo un sacco di film e mi informo il più possibile. Femminista intersezionale e queer ⚧️, animalista, antirazzista.

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