Ma Rainey’s Black Bottom

Ma Rainey era la Regina del blues, no, non la Regina, la Madre. Come lei sapeva intessere di sentimento, erotismo, confidenza e passione la propria voce nessun’altra riusciva. “Ho insegnato io a cantare a Bessie [Smith!]” dice Ma a un certo punto del film, giusto per farvi capire la portata di una donna, nera, afroamericana diventata una stella negli anni ’20 dello scorso secolo dopo aver iniziato a cantare semi-professionalmente a quattordici anni.

Ed essere una donna afroamericana negli anni ’20 non era per niente facile, in mezzo a uomini bianchi cisgender abituati a trattare come schifezze le persone di colore: l’enorme successo commerciale di Ma Rainey, dovuto alla sua incredibile voce, costringe i produttori discografici della leggendaria blues-singer a trattarla con i guanti, a passare sopra i suoi atteggiamenti da diva, le sue sfuriate, le sue richieste incessanti e le sue condizioni difficili da rispettare. Il rispetto, in fondo, è tutto ciò che chiede Ma, che spezza il cuore quando dice al trombettista Cutler che il suo manager bianco l’ha invitata solo una volta a casa sua per fare contenti degli amici. Ma è cosciente di come è percepita dai bianchi, ma non fa un passo indietro perché sa quanto vale.

Ma Rainey’s Black Bottom, film Netflix uscito lo scorso 18 dicembre, non è un biopic, tutt’altro: è ben delimitato temporalmente e spazialmente in una calda giornata, nello studio di registrazione in cui Ma deve incidere le sue canzoni, accompagnata dall’amante Dussie Mae e dal nipote, e dalla band composta da Cutler, Toledo al piano, Slow Drag al violoncello e Levee alla tromba.

Questa sessione rischia di non spiccare mai il volo proprio a causa delle condizioni imposte da Ma e dalle tensioni interne alla band, dovute al difficile carattere di Levee, un uomo giovane e sfrontato, che si scontra con i compagni su temi come il razzismo dei bianchi, la religione, la possibilità di fare carriera. Levee scrive canzoni ed è convinto di poter diventare una stella della musica, nonostante Cutler e gli altri cerchino di mettere un taglio alle sue fantasie. Così entriamo in momenti unici fatti di dialoghi infuocati e monologhi terribili. Le traumatiche esperienze di Levee vengono buttate fuori da Chadwick Boseman, all’ultima performance della sua troppo breve vita, come un canto di disillusione, in cui abbandono e speranza, ricerca della gloria e stenta sopravvivenza si mescolano senza mai risultare contraddittorie.

Tutto è sempre sul punto di esplodere in Ma Rainey’s Balck Bottom, la tensione e la fratellanza si confondono mentre una schiera di personaggi tutti memorabili ci espongono con parole ed espressioni caratterizzanti i propri sentimenti e le proprie riflessioni. Se Chadwick Boseman, come detto, ha la funzione di aprire gli occhi a forza con i suoi ricordi delle violenze bianche, Viola Davis è anima e corpo un’altra persona. Appesantita, sudata, lenta nei movimenti, truccata quasi in modo gotico, Viola sparisce nei meandri di una donna sensuale, forte, orgogliosa e incontestabile, il cui allure si spande attorno a lei come una potenza che buca lo schermo. Viola non ha bisogno di battute: i primi minuti in cui è in scena, lasciando con uno sguardo arcigno alla pensione appena lasciata, la sogniamo stringere la statuetta d’oro al Dolby Theatre.

Rolling Stones ha parlato di Ma Rainey’s come di un film blues, per sottolineare l’intensità emotiva di un flusso continuo di sofferenza e resilienza, che è palpabile durante tutto il film. “I bianchi non capiscono il blues” dice Ma: ha ragione lei.

PS: Ma Raney’s è uno dei pochissimi casi di film con un cast quasi tutto afroamericano, scritto da Ruben Santiago Hudson, afroamericano, diretto da un afroamericano, George C.Wolfe, e prodotto da uno dei più famosi attori neri di Hollywood, Denzel Washington. Una storia raccontata da chi ha vissuto davvero, in parte, le privazioni e le qualità di una cultura tra le più discriminate del mondo. Il film ha finora il 99% di recensioni professionali positive su Rotten Tomatoes: capolavoro certificato?

Pubblicato da Stefano Ceccanti

Scrivo, leggo, guardo un sacco di film e mi informo il più possibile. Femminista intersezionale e queer ⚧️, animalista, antirazzista.

4 pensieri riguardo “Ma Rainey’s Black Bottom

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