Biancaneve di Tarsem Singh

Prima di Aladdin, de La bella e la bestia e di Cenerentola, la primogenita della principesse Disney fu adattata in live action. Correva il 2012, quando Biancaneve uscì in sala trainato da uno dei registi più visionari di sempre.

Non accolto con particolare entusiasmo dalla critica, Biancaneve forse scontentò per la distanza dall’originale storia Disney, con una sceneggiatura riveduta che, a mio parere, contribuisce a fare del film una fiaba-commedia divertente come pochi altri prodotti waltiani. La perfida Regina, matrigna della bellissima Biancaneve, ha impoverito la popolazione per poter vivere nel lusso, e, finito il denaro, mette gli occhi sull’affascinante principe Alcott, giunto in visita nel suo regno. Minacciata da Biancaneve, da cui il principe è subito preso, la Regina incarica il fedele Brighton di dare la giovane in pasto alla bestia che sconvolge la foresta. Qui tuttavia Neve si salva, grazie al rifugio offertole da sette nani briganti, ladri provetti che si servono di astuzia e trampoli per derubare i viandanti. Neve e i nani stringono un’amicizia forte, con i primi che la rendono un’abile combattente e la seconda che riporta loro, emarginati per volere della Regina, sulla retta via.

Biancaneve è uno dei pochi film Disney in live-action esilaranti, grazie a personaggi adorabili e divertenti, come Mezza Pinta, Riso e Lupo, la dolce e simpatica Lily Collins nel ruolo dell’intrepida principessa-ribelle e un Armie Hammer affascinante e buffo a cui ruolo del principe Alcott è cucito addosso. Proprio la sceneggiatura, con battute pungenti e sequenze d’azioni irrealistiche e coinvolgenti, fa suo il pubblico, che si rifà gli occhi davanti a una gigantesca Julia Roberts nel ruolo della Regina, personaggio vanitoso, egoista e allo stesso tempo irresistibile. Julia ruba risate con il suo cinismo e la sua ossessione per l’estetica, trainando il film con una serie di battute indimenticabili.

Di estetica è necessario parlare, visto che stiamo facendo riferimento a Tarsem Singh, regista i cui lavori sono intrisi di una paesaggistica straordinaria, quasi surrealista: Biancaneve non è un’eccezione. Dalla stanza da letto regale aperta su un cielo ora al tramonto, ora buio e tempestoso, fino alla foresta, con magica creatura dragonesca, Singh crea un mondo a parte affascinante e complesso, di cui l’interno dello specchio, palude nebulosa con capanna in cui vive l’alter ego della regina, è l’acmè.

Insomma, guardatevi Biancaneve, che non sempre la critica c’azzecca; sono uman* anche loro. Fatemi sapere cosa ne pensate!

Pubblicato da Stefano Ceccanti

Scrivo, leggo, guardo un sacco di film e mi informo il più possibile. Femminista intersezionale e queer ⚧️, animalista, antirazzista.

6 pensieri riguardo “Biancaneve di Tarsem Singh

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