Mank

“Diretto da David Fincher e con un’altra dannata sparizione nel personaggio di Gary Oldman, Mank è uno dei migliori film dell’anno se sei quel tipo di persone che ama genuinamente i film e ci va dannatamente vicino se non lo sei”

Ty Borr- Boston Globe

Mank è il più eccitante dietro le quinte da tanti anni a questa parte: per chiunque abbia amato Quarto potere e in generale la Hollywood anni ’30-’40, il nuovo film Netflix diretto da David Fincher è assolutamente imperdibile. Molto più che un film biografico o un omaggio al suo protagonista, lo sceneggiatore Herman J. Mankiewicz, Mank è un ritratto generazionale, un affresco in bianco e nero di un ambiente di lavoro unico, e non per questo particolarmente positivo.

Con una struttura che rende omaggio a Quarto potere, Mank parte dal 1940, quando Herman Mankiewicz, semi-bloccato da un infortunio alla gamba, deve scrivere la sceneggiatura del nuovo film dell’enfant prodige Orson Welles, in soli sessanta giorni. Isolato in una casa fuori città per lavorare e assistito dall’integerrima Rita Alexander, Mank compone una storia originale attingendo alla sua esperienza nel mondo del cinema, in particolare rifacendosi implicitamente al magnate Hearst, ricchissimo e influente uomo attorno a cui ruota l’élite hollywoodiana.

Per mostrarci questo i fratelli Fincher (regista e sceneggiatore) ricorrono a numerosi flashback, introdotti da scritte a macchina molto adatte, in cui si capisce molto del potere dei mezzi di comunicazione, e di come funzioni il magico mondo della Mecca del cinema. Così Louis B. Mayer, capo della potentissima MGM, è praticamente il maggior responsabile del risultato delle elezioni californiane, con cinegiornali che distruggono la reputazione del candidato democratico Sinclair. Mayer che è anche il capo del talentuoso fratello minore di Mank, quel Joseph L. Mankiewicz che creerà capolavori come Eva contro Eva, nonché stretto collaboratore e protetto di Hearst, contro cui si schiera Mank, che prova a far leva sulla moglie del magnate, l’attrice Marion Davies, donna spiritosa e autoironica.

Funziona tutto in Mank: dalla scrittura che dà un ritmo eccellente mantenendo aperti tanti fronti fino all’ultimo e trattando con la giusta esaustività temi come l’influenza dei mezzi di comunicazione sulla politica e sulla vita personale dei singoli, alla regia di Fincher, su cui poco c’è da dire se non che dà scorci di rara bellezza, come la conversazione nel parco fra Marion e Mank e il monologo dello stesso Mank in casa Hearst. Momenti di cinema memorabili, che a mio parere andranno oltre questa stagione.

Questo è un eccellente esempio di filmmaking sulla vecchia Hollywood che riflette sulle elezioni di quest’anno

Randy Myers – San Jose Mercury News

Materiale narrativo così buono è un’occasione e una sfida per le interpreti e gli interpreti: Gary Oldman è impressionante nel ruolo di Mank, Lily Collins adorabile in quello di Rita, ma è Amanda Seyfried a rubare la scena, illuminando il bianco e nero con la sua ilarità, leggerezza e intelligenza. Mank potrebbe essere il miglior film dell’anno, non perdetevelo.

Amanda Seyfried impregna Davies di gioia, intelligenza e una compassione d’acciaio che va molto più in là nel recuperare la stella del cinema dall’inclinazione che ha in Kane.

Oliver Jones – Observer

Fonte per le recensioni : Rotten Tomatoes

Pubblicato da Stefano Ceccanti

Scrivo, leggo, guardo un sacco di film e mi informo il più possibile. Femminista intersezionale e queer ⚧️, animalista, antirazzista.

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