Film natalizi: Un amore sotto l’albero per stare male, Miracoli a Natale per il fatto male

Lo diceva Leopardi: l’attesa del piacere è l’unico, vero piacere. Vista la materia narrativa è bene abbassare un po’ il tono: anche una pubblicità kitsch di qualche anno fa diceva “l’attesa del piacere è essa stessa il piacere”: insomma, del Natale la grande bellezza è l’avvicinarsi, con i festoni, le lucine che popolano le città, le canzoni a tema, e ovviamente loro, i film natalizi.

Programmati per tenerci compagnia e farci entrare il più possibile nel clima, i film natalizi, con la loro classica struttura da magia delle feste, da trasformazione repentina dovuta allo speciale momento che favorisce la riflessione, raramente riescono a uscire dalla banalità. Tuttavia alcuni ci riescono e come, ma badate, non sempre è un bene.

Questo è il caso di Un amore sotto l’albero, film hollywoodiano del 2004 sull’intreccio di vite di alcuni personaggi durante la vigilia di Natale. Rose, donna ultraquarantenne single con la madre malata di Alzheimer, si sente profondamente sola. Nina, bella avvocatessa fidanzata con il poliziotto Mike, sta per sposarsi ma è turbata dalla gelosia possessiva di lui, che viene avvicinato da un anziano, Artie, che dice di conoscerlo.

Un amore sotto l’albero è un film di una disperazione inusuale, sulla solitudine, sulla perdita, sul dolore dell’amore, sulla mancanza di fiducia. Insomma, se volete un feel good movie, questo non è il vostro, a dire il vero è anche troppo pesante. L’originalità però consiste tanto nel metaforico che si tramuta in fisico. Rose ha bisogno di cambiare il proprio atteggiamento e in suo favore arriva, sotto spoglie umane, un angelo, che altri non è che il paziente in stato terminale vicino di stanza della madre. Mike deve gestire e superare la propria tossica possessività, e per farlo viene in suo soccorso, in una sorta di sliding door, Artie, che rappresenta il triste destino di perdita e follia che aspetta Mike, a meno che non cambi.

Questo script difficilmente digeribile brilla in alcuni momenti, come quando Rose incontra Nina imbucandosi per errore in una festa, ed è reso vagamente sopportabile dallo sfavillante cast, che punta su una bravissima Susan Sarandon, sul come sempre affabile e saggio Robin Williams, sulla bella e brava Penelope Cruz, usata poco e male, e sull’affascinante e compianto Paul Walker.

Per tornare alla leggerezza e alla prevedibilità potete buttarvi su Miracoli a Natale, film dal soggetto visto e rivisto: una giovane donna in carriera di New York viene inviata dal terribile capo a licenziare in tronco tutti gli impiegati e le impiegate di un’azienda poco redditizia di una piccola città del Vermont. Arrivata in città, tuttavia, comprende la bontà dei lavoratori e la necessità di andare contro il boss per evitare di dare un enorme dispiacere al paese.

Ovviamente i colpi di scena non esistono, il pubblico sa già tutto dopo i primi minuti, la trasformazione della protagonista è scontata, così come la sua situazione di partenza. La bionda Abigail Hawk ci prova anche, ma il resto del cast è di terza lega, la regia ai limiti del documentario e il vero miracolo è finire il film. Tuttavia, un po’ di già visti buoni sentimenti natalizi non fanno mai male, soprattutto in questo periodo, dove la semplice tranquillità è un obiettivo più che una certezza.

Pubblicato da byron1824

Booklover, movie addicted

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