Elegia Americana è davvero un brutto film? Sì

La storia (vera) di J.D.Vance, ragazzino dell’Ohio con una tremenda storia famigliare divenuto un ricco venture capitalist, è stata un best seller nel 2016, rendendo il suo autore, nonché protagonista, molto famoso negli States.

Scritto dalla sceneggiatrice Vanessa Taylor, che aveva fatto buoni lavori con Il matrimonio che vorrei (con Meryl Streep) e La forma dell’acqua (che non ho visto, ma le è valso una candidatura agli Oscar), Elegia Americana è un film che, a mio parere, difetta proprio nell’adattamento del testo. Per questo è stato letteralmente distrutto in patria, con tutta la critica concorde nel ritenere errato il tralasciare l’aspetto sociologico analizzato da Vance nell’autobiografia. Questo secondo me è anche secondario.

” Basta dire che, a meno che tu non sia uno sciocco, vedrai attraverso la pantomima. Questa lotta non è vera: è stata truccata. “

Charlotte O’Sullivan, London Evening Standard

Diretto da Ron Howard, Elegia Americana è un brutto film perché non ti dà respiro, mai. Un susseguirsi di esperienze traumatiche in cui è impossibile collocare ricordi positivi o vedere veramente le fragilità dei personaggi, troppo impegnati a mostrare in tutti i modi le loro sofferenze e la loro rabbia.

J.D. ha 13 anni, nel 1997, vive con la madre, Bev, un’infermiera tossicodipendente, squilibrata e violenta, e la sorella maggiore Lindsay, nella stessa strada della nonna, Mamaw, una donna burbera e molto rude con la figlia, ma estremamente protettiva nei confronti dei nipoti. Il film segue le vicende del J.D. tredicenne e in parallelo quella del J.D. di 27, che nel 2011 è costretto a tornare a casa da Yale, dove studia legge, per soccorrere la madre, andata in overdose da eroina, proprio il giorno prima di un importantissimo colloquio di lavoro.

Questa doppia narrazione non funziona, l’esperienza traumatica dell’adolescente ci porta a empatizzare con J.D. e ovviamente a rivalutare la propria fortuna, ma la ragione di tutta questa sofferenza continua a sfuggire. Di Bev si sa solo che la madre è stata dura con lei (ma quanto e perché?) e di un padre o patrigno ubriacone; Lindsay, il miglior personaggio, è sempre in disparte, ma le sue sono le uniche reazioni che possiamo comprendere davvero. Di Mamaw viene detto che salva sempre Bev, ma poi per tutto il film questo non accade neanche una volta. Insomma: tutto è ridotto a litigate, esplosioni di collera, tentativi suicidi di Bev che fanno veramente stare male chi guarda per questo personaggio, e di continue domande.

Una delle migliori scene del film

Una cosa che Elegia Americana fa bene è mostrare la tremenda spada di Damocle che è la povertà: non ci sono abbastanza soldi per J.D. per pagare la scuola, deve fare tre lavori mentre studia. Non ci sono soldi per ricoverare degnamente Bev, non ci sono soldi per Mamaw per pagarsi le medicine, e non c’è un minimo di assistenza statale per un’eroinomane che dovrebbe stare sotto controllo continuo e invece viene praticamente cacciata dall’ospedale.

Howard pensa di star creando una fiaba d’ispirazione. Non realizza che è una American Horror Story

Darren Fanlch, Enterteinment Weekly

Detto questo, le domande continuano: ma J.D. cosa prova per sua madre? Rancore, disinteresse? Sua madre quasi si ammazza e lui ci viene presentato quasi impassibile (forse limiti di Basso, il protagonista?), alla fine la lascia in un motel e ci propone una conversazione con la fidanzata Usha al telefono sulla famiglia, sul suo attaccamento alla nonna, ma tutto il finale, con questo pianto liberatorio, il colloquio che sta per iniziare, le parole (a posteriori?) super ottimiste sull’accettare la famiglia che si ha, sono credibili? Lo sarebbero se il puzzle non avesse buchi enormi.

” Non è interessato al sistema che crea povertà, dipendenza e ignoranza; vuole solo far finta che l’abilità di un ragazzo bianco etero nell’elevarsi al di sopra di coloro che lo circondando significhi che non ci sono scuse per tutti gli altri per non aver fatto lo stesso “

Alonso Duarte, The Wrap

E sì che Amy Adams e Glenn Close si dannano l’anima per sublimare il tutto, trasformate da trucco e parrucco in donne molto simili a quelle vere (mostrate in foto nei titoli di coda). Amy tira fuori rabbia, nervosismo scattante, disperazione da assuefazione, fino a diventare quasi spaventosa, ma al suo personaggi manca proprio il lato positivo, che pure Bev deve avere. Glenn dal lato suo è una nonna combattiva, arrancante ma decisa, una matriarca delle montagne dalla pellaccia dura e dal carattere di ferro. Tutti e tutte si aspettavano un piccolo capolavoro in grado di lanciarle verso l’Academy che a entrambe manca, ma in Elegia sembra come se due top player abbiano accettato una partita a beach con i dilettanti della spiaggia. L’effetto è straniante.

Insomma, tutt* a dire che Elegia Americana è un pessimo film, e, sorpresa, lo è davvero. Il lato positivo sta nel fatto che la vera Bev, ci dicono a fine film, è adesso sobria da sei anni, quello negativo che J.D., anziché combattere la povertà in cui è cresciuto, è diventato un ricco ultra-capitalista Repubblicano.

Pubblicato da Stefano Ceccanti

Scrivo, leggo, guardo un sacco di film e mi informo il più possibile. Femminista intersezionale e queer ⚧️, animalista, antirazzista.

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