Si scrive Plastic Hearts, si legge gioiellino

Le premesse per un ottimo album c’erano già con Midnight Sky, primo singolo con video auto-diretto dalla Cyrus, sound anni ’80, estetica Chanel e una venatura rock in un mare di synth-pop. Miley aveva colpito tuttə, fatto buoni risultati in classifica e soprattutto si era fatta un mazzo in esibizioni dal vivo splendide. Il cambio d’immagine e di genere, verso il rock, si è sposato con lo scurirsi sempre maggiore della sua voce roca e bassa, ed ecco che i live alla BBC Radio1 e all’iHeart Festival sono talmente buoni che alcune cover vengono inserite nel nuovo album.

Con Prisoner, duetto con la fenomenale Dua Lipa, Miley ha saputo alzare ulteriormente l’asticella, immergendoci in un sound sempre più accattivante e esplosivo. Adesso che è completo, Plastic Heart è buono esattamente come ce lo aspettavamo. Coerente nel sound, con i bassi ipnotici, qualche giro di chitarra elettrica super e un’aggressività, nel canto così come nella produzione, ricca di energia.

Personalmente, oltre agli ottimi singoli, la title track è il mio pezzo preferito, non solo dell’album, ma dell’intera annata. Plastic Hearts è una meraviglia ipnotica: subito sotto ci sono la carichissima WTF Do I Know?, il feat con Billy Idol, Night Crawling, ma anche Bad Karma, con Joan Jett, con anche Gimme What I Want che ha potenzialità, pur con un ritornello meno attraente delle precedenti. Quando il ritmo rallenta e il volume diminuisce, la mia partecipazione all’ascolto si fa un po’ più macchinosa, come in Never Be Me, Golden G String e High, mentre Angels Like You sta riscontrando ascolti ottimi in rete.

Discorso a parte meritano le tracce in più: la cover di Heart Of Glass (di Blondie) è strepitosa, e mostra quanto Miley sia capace di imprimere forza alle sue canzoni anche solo con la sua voce. Stesso discorso per quella di Zombie, celebre pezzone dei Cranberries, con il remix di Midnight Sky (Edge Of Midnight) fusione del primo singolo e di Edge Of Seventeen di Stevie Nicks, proprio in collaborazione con l’ex vocalist dei Fleetwood Macs, merita soprattutto per la produzione, per quell’incalzante suono di fondo.

Miley ha fatto tutto per bene, stavolta: dai video ai vocals, dal ritmo delle canzoni ai testi, per lo più inneggianti alla libertà in ogni forma di espressione, alle compagne di viaggio. Stevie Nicks, Joan Jett, Billy Idol: tutta gente quasi leggendaria nel mondo rock, famosissima negli anni ’70-’80, il periodo a cui Plastic Hearts fa chiaro riferimento. Anche la critica se n’è accorta, con recensioni entusiastiche da parte di testate come l’Indipendent, il Telegraph e SPIN. A 28 anni Miley potrebbe aver davvero fatto il salto grosso. In attesa della risposta del pubblico.

Pubblicato da Stefano Ceccanti

Scrivo, leggo, guardo un sacco di film e mi informo il più possibile. Femminista intersezionale e queer ⚧️, animalista, antirazzista.

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