L’amica geniale: Storia della bambina perduta

Scrivo di questo libro perché spero di disfarmene, di ottenere un certo distacco che non riesco ad accettare. Mi mancheranno Lenù e Lila, mi mancherà la prosa in prima persona di Elena Ferrante, mi mancherà il rione, i colpi di scena a fine capitolo, l’odi et amo di Elena nei confronti di Napoli, mi mancheranno anche Dede, Elsa e Imma. Perché questo attaccamento? Perché la Ferrante ha saputo creare un universo incredibile attraverso una saga, ha concepito un’opera a se stante, un mondo così definito, con personaggi così caratterizzati e dinamiche divenute dopo centinaia di pagine tanto note e attraenti, perversamente affascinanti, da catturare chiunque, da risucchiare sarebbe meglio dire, nella storia di queste due amiche geniali.

Dopo aver dato voce, attraverso le parole della protagonista e narratrice, nonché autrice fittizia dell’opera, all’infanzia violenta e povera, all’adolescenza turbolenta e alle vicissitudini di una prima vita adulta ricca di alti e bassi, alle vicende di Lila e Lenù, Elena Ferrante conclude nel migliore dei modi la saga che l’ha consacrata al successo internazionale, con un romanzo denso di emozioni, eventi, introspettivo più degli altri, sicuramente di uno spessore drammatico maggiore, più onesto ancora.

Non ringrazierò mai abbastanza questa incredibile autrice per aver creato dei personaggi così vividi, complessi, realistici. Lila stessa lo dice nel terzo volume, che bisogna scrivere le cose come stanno, nella loro confusione incredibile, e la Ferrante lo fa. Mantiene chi legge sempre cosciente del punto di arrivo, che poi è quello di partenza, la scomparsa di Raffaella Cerullo, eppure dà una storia ricchissima di eventi, che riflette su se stessa, che si blocca e poi rapidamente va in avanti. Soprattutto, disegna come la migliori delle pittrici un arco di trasformazione della sua protagonista che è sottile, quasi impercettibile, nonostante lei ci dica tutto o quasi di quello che le succede, di quello che prova, di quello che non capisce di se stessa.

“[Le mie figlie] Attribuiscono il loro benessere e i loro successi al padre. Ma io- io che non avevo privilegi- sono il fondamento dei loro privilegi”.

Elena Greco vive una vita di emancipazione e indipendenza, ha una forza di volontà incredibile, una determinazione a uscire dalla miseria della propria condizione di partenza che sarebbe encomiabile, sarebbe già abbastanza, nonostante la sua problematicità. Forse proprio grazie a quella, perché sono proprio le grandissime incertezze di Elena, la sua mancanza di una sincerità completa nei confronti degli altri e di se stessa che la rendono così vera.

Tuttavia Elena sale al livello successivo, emancipandosi dal ruolo subalterno nei confronti di Lila, staccandosi dal rancore, accettando la complessità del suo rapporto con lei, accettando di non dover primeggiare su di lei per apprezzare se stessa. Elena ha un coraggio incredibile in questo finale entusiasmante, sa dire basta, sa tagliare via le relazioni tossiche senza caderci, sa affrontare il suo complicato rapporto con la madre, e rimettere ognuno al proprio posto, senza enfatizzare o odiare.

Il cammino di Elena verso la realizzazione di sé, verso la cultura, la creatività, la riflessione, si connette al suo strettissimo rapporto con Lila, quest’altro personaggio straordinario, questa ragazza permeata dal mistero che la penna dell’autrice le attribuisce e capace di essere la forte eroina che piega a sé il rione, i Solara camorristi, l’ex marito violento, di fare i soldi nel mondo agli albori dell’elettronica e di Internet, per poi sbiadire nella mancanza di lucidità e di amore.

Se queste parole non vi hanno convinto a leggere anche l’ultima parte di questa saga fuori dal comune, sappiate che non rendono giustizia a una storia che sembra scritta come un’autobiografia, una confessione, un dramma teatrale ricco di colpi di scena. Una storia che affronta i rapporti come poche altre lo fanno, che è intrisa della contemporaneità italiana, dagli anni di piombo allo scandalo di Tangentopoli, fino agli anni duemila. A pensarci bene, è più testimonianza storica dell’Italia che fu questa saga che tanti libri di testo. Una, fra le tante, frecce all’arco della Ferrante.

Pubblicato da Stefano Ceccanti

Scrivo, leggo, guardo un sacco di film e mi informo il più possibile. Femminista intersezionale e queer ⚧️, animalista, antirazzista.

4 pensieri riguardo “L’amica geniale: Storia della bambina perduta

  1. Io non trovo le parole per descrivere quest’ultimo volume se non un unico aggettivo: straziante. Ho sofferto tanto per Lila fino alla fine e purtroppo appoggio la teoria che dice che la sua sia più di una semplice “scomparsa”… Ho avuto davvero quella sensazione arrivata a fine libro 😭😭

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      1. Io ho avuto fino alla fine la terribile sensazione che Lila si sia suicidata perché il dolore della scomparsa della figlia era incolmabile e ingestibile… Queste teoria mi lascia alquanto perplessa e non l’avevo mai sentita. Non credo però. È tutto così realistico che mi sembrerebbe troppo strano che sia tutta una creazione della stessa Elena per quanto sia palese che il quarto volume sia una enorme metanarrazione della saga che forse conferma le voci che vedono la quadrilogia come autobiografica anche se non si sa con precisione chi sia la Ferrante

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