Le candidature (shock) ai Grammy Awards 2021

Sarebbe dovuto essere The Weeknd: Blinding Lights in top 10 negli States per 50 settimane (record), album alla numero 1, stile retrò, musica dance-R&B vagamente anni ’80, produzione ottima e video psichedelici. Tuttə ci aspettavamo che ricevesse una pioggia di nominations, e invece manco una. A bocca asciutta.

I Grammy 2021 sono sorprendenti, dividono, fanno discutere, e mietono vittime, rivitalizzando al contempo artistə dimenticatə. Oggi sono uscite le candidature ai 63esimi Grammy Awards, in onda il prossimo 31 gennaio: le nominations stanno già facendo versare litri di inchiostro elettronico, ma la scioccante esclusione di The Weeknd non è l’unico motivo.

A fare da padrona assoluta della scena è infatti lei, la Regina Beyoncé, insospettabile conduttrice delle nominations con 9 candidature, nonostante non abbia rilasciato album né nel 2020 né nel 2019. Queen Bey, giunta con oggi all’incredibile cifra di 79 candidature in carriera, fa razzia di premi da una vita, ma quest’anno ha ottenuto il massimo con il minimo, anche se bisogna riconoscerle di aver fatto gradi cose con quel poco prodotto. L’inno anti-razzista Black Parade, per esempio, potrà non piacere a livello melodico, ma è giunto come espressione di un’identità forte e troppo spesso dimenticata in un momento topico per i diritti delle persone nere negli Stati Uniti. A seguire troviamo la strepitosa Taylor Swift, chi se non lei? Autrice di un gioiellino di scrittura e melodia, Tay ha ottenuto 6 noms, al pari della grande Dua Lipa, salita alla ribalta con un album dance-pop ricco di hit. A quota 4 Justin Bieber (stendiamo un velo pietoso) e la newcomer Megan Thee Stallion, la rapper più di successo dell’anno.

Ma andiamo per ordine: partendo dalle categorie di genere, lasciatemi dire che Miglior Album Pop Vocale è stata la più azzeccata. Candidati, giustamente, Chromatica di Lady Gaga, Folklore di Taylor Swift, Fine Line di Harry Styles e Future Nostalgia di Dua Lipa. Vergognosamente candidato Changes di Justin Bieber, quando Rare di Selena Gomez lo batte a occhi chiusi. Stesso discorso per la Miglior Performance Pop Solista, in cui sono state inserite meritatamente Watermelon Sugar di Styles, Don’t Start Now di Dua, Cardigan della Swift e Everything I Wanted di Billie Eilish. E poi. Poi di nuovo Bieber, con la vuota, brutta Yummy che poteva essere tranquillamente sostituita da una fra Lose You To Love Me della Gomez e Daisies della Perry, tanto per citarne due.

Nella categoria Miglior Performance Pop di un Gruppo/Duo fanno la storia i BTS, con la loro prima candidatura, con la bellissima Exile di Taylor Swift e Bon Iver e la splendida Rain On Me di Lady Gaga e Ariana Grande in lizza insieme a Un Dia, remix latino di One Day, di Dua Lipa, J Balvin e Bad Bunny.

Miglior Music Video premia giustamente Brown Skin Girl di Beyoncé e Adore You di Harry Styles, mentre l’accattivante Savage di Bey e Megan Thee è stata candidata come Miglior Performance Rap e Miglior Canzone Rap. Tante belle canzoni presenti nella categoria Miglior Canzone scritta per il cinema, tra cui Beautiful Ghosts di Taylor Swift (Cats), Into The Unknown di Idina Mendzel (Frozen II) e No Time To Die di Billie Eilish (007-No Time To Die).

Best New Artist che vede, ovviamente, le hit-maker Doja Cat e Megan Thee Stallion candidate, così come Noah Cyrus, sorella minore della più famosa Miley. Nella Registrazione dell’anno i dubbi sono tanti, con il rimpianto per la mancata candidatura di Rain On Me e Blinding Lights, mentre le super hit Don’t Start Now, Circles e Say So sono state giustamente inserite. Dentro anche Savage (un po’ esagerato), con Bey candidata anche per Black Parade e Billie con Everything I Wanted , forse sacrificabile.

Per quanto riguarda l’Album dell’Anno, la categoria più importante della cerimonia, trovano spazio Folklore, capolavoro della Swift campione di vendite, Future Nostalgia, secondo album di Dua Lipa incensato dalla critica, Everyday Life dei Coldplay e Hollywood’s Bleeding di Post Malone.

Tornando a The Weeknd, il cantante non è rimasto nel silenzio, e ieri su Twitter ha denunciato la corruzione dei Grammy, che pare lo abbiano costretto a scegliere fra esibirsi al prossimo Super Bowl o alla cerimonia di premiazione. Avendo scelto l’Half Time Show, la Recording Academy lo ha punito, escludendolo da tutte le categorie. Una decisione che ci pone davanti a una verità importante, per quanto scomoda: anche i Grammy si sono piegati alle mode, al momento, all’essere uno show fine a se stesso e agli ascolti, più che un modo di celebrare l’arte nella sua forma migliore. Triste pensare che un premio che dovrebbe essere di esempio e che ha ancora tanta influenza a livello mediatico, commerciale e ricettivo si sia abbassato a tal punto.

In chiusura tuttavia, non tutto il male vien per nuocere. Una leggenda vivente, la sempiterna Dolly Parton, è riuscita a farsi valere anche in vista 2021. La finanziatrice del vaccino anti-Covid, alla soglia dei 75 anni, ha strappato la sua 50esima candidatura ai Grammy, grazie alla collaborazione Christian There Was Jesus, con Zach Williams. Mito Dolly.

Pubblicato da byron1824

Booklover, movie addicted

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