I mille volti di Miley

Miley Cyrus – Store norske leksikon

Nata a Nashville: dove, se non nella capitale più country che può esserci? Con un terreno fertile come la sua famiglia di artisti, tra cui il padre Billy Ray e la fata madrina Dolly Parton, radicati nel country e nel bluegrass, poteva non crescere un talento come il suo, fino a esplodere?

Fenomeno pop dell’infanzia della generazione Y e Z, Miley fa parte di quella parte di nuovi idoli pre-adolescenziali che nel corso della seconda metà degli anni 2000 hanno cresciuto milioni di ragazzinə, per poi costruirsi una carriera partendo dalle loro basi Disney. Selena Gomez e I maghi di Weaverly, Demi Lovato con i Jonas Brothers in Camp Rock, e Miley con Hannah Montana, chiaramente la migliore in assoluto. Sì perché Miley era divertente e lo show, costruito come una perfetta macchina commerciale, l’ha lanciata nel doppio ruolo di attrice e cantante, le ha permesso di fare numeri impressionanti ( dai quattro primati Billboard ai 120 milioni di dollari di patrimonio a soli 19 anni) e soprattutto le ha dato una base da cui partire.

Se la prima super canzone della Cyrus è quella Party In The Usa che nel 2009 fece furore e che è addirittura stata sottofondo dei festeggiamenti alle recenti elezioni presidenziali, Miley è riuscita a diventare un’artista mano a mano più matura e sperimentale con Can’t Be Tamed (2010), che oltre alla title track contiene anche Who Owns My Heart? fra i pezzi migliori, e soprattutto con Bangerz (2013).

Come dimenticare l’impatto mediatico dell’era più fruttuosa di Miley, trascinata da pezzi memorabili come i singoli We Can’t Stop e Wrecking Ball, i cui video inneggianti al sesso libero, alle droghe leggere e ai party sfrenati scandalizzarono i puritani e diedero grande rappresentazione alla fetta più giovane della popolazione mondiale. Al di là del cambio drastico di look e degli innumerevoli articoli prima-dopo, Miley ha saputo reinventare se stessa con un’immagine artistica ed una musica che andassero più nella direzione della sé effettiva, smettendo i panni di teen-idol per concentrarsi sul produrre hit pop e hip-hop, sdoganando il twerk fra le pop-star e spingendo a ragionare sui paletti imposti alle ragazze giovani.

La voglia di spingersi sempre verso cose nuove, di superare limiti e di travalicare generi penso sia la caratteristica più ammirevoli in Miley, oltre alla sua voce dal timbro così riconoscibile, una voce roca e bassa, che è migliorata con il passare degli anni. Miley ha continuato a cambiare optando per un low-fi con l’album disponibile solo sulle piattaforme digitale Miley Cyrus & Her Dead Petz (2015), un progetto sicuramente originale e sinceramente meno appetibile degli altri. Poi è venuto il crollo commerciale con Younger Now (2017), quell’album da lei scritto interamente, con i look alla Elvis, il duetto Rainbowland con zia Dolly, la bellissima Malibu, la debole ma carina title track e un passaggio drastico al country puro. Ora, dopo un EP transitorio di cui vale la pena di ricordare la traccia pro-aborto Mother’s Daughter, gioiellino, Miley ha shiftato di nuovo.

Il suo nuovo progetto si chiama Plastic Hearts, uscirà il 27 novembre, ed è un album interamente rock, anticipato da due splendidi singoli che fanno presagire bene. Se Midnight Sky aveva già convinto ai primi ascolti, il duetto con la super star Dua Lipa Prisoner cresce con il passare del tempo. Miley sembra perfettamente a suo agio in uno stile aggressivo, energico, in un genere che si sposa perfettamente con le sue caratteristiche vocali e con cui potrebbe anche tornare al grande successo di tanti anni fa.

Nel frattempo, buon compleanno Miley, pop, country, rock, Hannah o Ashley O, trasgressiva e preconizzatrice, 28enne libera e inimitabile.

Pubblicato da byron1824

Booklover, movie addicted

2 pensieri riguardo “I mille volti di Miley

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