Storia di chi fugge e di chi resta- Ferrante e Svevo

<<Voi professori insistete tanto sullo studio perché con quello vi guadagnate il pane, ma studiare non serve a niente, e nemmeno migliora, anzi rende ancora più malvagi>>

<<Elena è diventata più malvagia?>>

<<No, lei no>>

<<Come mai?>>

Lila ficcò in testa al figlio il cappellino di lana:

<<Abbiamo fatto un patto da piccole: quella malvagia sono io>>

Terzo capitolo della saga-evento L’amica geniale, Storia di chi fugge e di chi resta, è stato per me un ritorno alla letteratura di penna Ferrante, con la sua prosa onesta, che sa tanto di confessione, e con i suoi vividi personaggi.

Perché leggere Elena Ferrante? Perché nella contemporaneità non troverete nessuna in grado di creare dei personaggi così realistici, dei rapporti così verosimili, una materia narrativa così intensa e soprattutto una storicità talmente necessaria, ma allo stesso tempo secondaria.

La lunga storia dell’amicizia fra Elena Greco e Raffaella Cerullo, due coetanee cresciute nella povertà di un rione napoletano del secondo dopoguerra, è un processo genuinamente umano, fatto di riprese e ricadute, di vicinanze, affettive e geografiche, e allontanamenti. Nella Storia di chi fugge e di chi resta Elena Ferrante permette alle sue protagoniste uno sviluppo diametralmente opposto: se Elena si forma come personaggio alla luce del sole, Lila resta quasi sempre in secondo piano, una figura defilata eppure necessaria, le cui caratteristiche peculiari vengono sempre fuori.

Nonostante la tensione narrativa sia sempre fondamentale e gli avvenimenti non manchino di tenere il pubblico ancorato alle vicende, ciò che davvero si percepisce e di cui si gode maggiormente è il cammino interiore di Elena, che è profondamente umano, non una linea retta, ma un miscuglio di sensazioni, sentimenti, dubbi, paure che esplodono in una serie di rapporti complicati con gli altri. Dal matrimonio alla maternità passando per l’amore, quello vero, e l’amicizia, Lenù è un personaggio in cui tutte le dimensioni sono ben sviluppate, e il cui approccio alla realtà non manca mai di essere straordinariamente sincero e per questo universale.

Non di interesse minore è la Storia, con la S maiuscola, che fa da sfondo alle vicende personali e che consente a chi legge di comprendere quanto il sociale influisca sull’individuale, di come il collettivo sia stato importante per il singolo e per le relazioni che ciascun* di noi va a creare con l’altr*. Dagli scioperi alle rivendicazioni della classe operaia, passando per la nascita del movimento femminista fino al terrorismo, la descrizione degli anni di piombo in Italia emerge attraverso il punto di vista di un personaggio sveviano, se mi si passa il termine.

“La profonda comprensione che Elena Ferrante dimostra nei confronti dei conflitti e degli stati psicologici dei suoi personaggi è impressionante… I suoi romanzi suonano così sinceri e sono scritti con tale empatia da sembrare quasi una confessione”

-The Wall Street Journal

Sì perché, come nei romanzi di Svevo, Lenù è una inetta, una ragazza che pare non interessarsi veramente a niente di ciò in cui si impegna, che sembra dipendere più dalle opinioni altrui che dalle proprie, la cui formazione politica e sociale non è quasi mai affermata come rivendicazione dell’io nella totalità, ma piuttosto come strumento di autoaffermazione. Non che questa sia una nota discordante nella costruzione dell’Amica geniale: sebbene a tratti Elena possa risultare irritante, la sua è una condizione perfettamente riconducibile a noi che la leggiamo, alla nostra esistenza permeata dai dubbi e dalle maschere.

Pubblicato da byron1824

Booklover, movie addicted

5 pensieri riguardo “Storia di chi fugge e di chi resta- Ferrante e Svevo

  1. Io lo avevo già detto che è il mio preferito dei quattro. Non ho potuto schierarmi nettamente da una parte perché secondo me entrambe sono profondamente umane ed Elena come voce narrante a volte ha pensieri che ho fatto fatica a condividere soprattutto nei momenti in cui traspariva l’invidia verso Lila. Nelle scene di violenza ai danni di Lila provavo un misto di rabbia e tristezza. Mi facevano male. Per non parlare poi dell’onnipresente Sarratore e di quanto sconvolga la vita di Elena ogni volta che appare… Su di lui ce ne avrei tante da dire e nulla di positivo. Mi chiedo se ha qualcuno è piaciuto perché su di lui leggo solo opinioni negative

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    1. Devo ringraziare te se l’ho ripreso in mano! Concordo, l’invidia è una componente fondamentale del loro rapporto ed è anche giusto che ci sia per certi versi, solo che a volte sfocia nel morboso. Sarratore mamma mia, fra questo libro ed il successivo cade a picco!!

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      1. In un rione in cui tutti gli uomini sono violenti fisicamente il peggiore è lui con la sua subdolaggine e il modo in cui manopola la povera Elena. L’essere laureato non lo rende migliore dei compagni di rione. La violenza psicologica spesso distrugge e fa soffrire molto di più…
        Comunque se vuoi approfondire la quadrilogia ti posso consigliare il saggio che ho usato per la tesi ovvero Elena Ferrante, parole chiave di Tiziana De Rogatis. In realtà spesso parla anche di Amore Molesto per fare un paragone con tutte le protagoniste della scrittrice ma è molto interessante.

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