La fine del regno dell’orrore di Trump: Joe Biden ha vinto le presidenziali

Dopo ben quattro giorni di attesa finalmente gli Stati Uniti hanno potuto gioire: Joe Biden, già vice-presidente durante gli otto anni di amministrazione Obama, ha superato (di gran lunga) la soglia dei 270 grandi elettori necessaria all’insediamento, vincendo così le elezioni e divenendo il 46esimo presidente degli Stati Uniti d’America e riportando il Partito Democratico al potere.

Queste elezioni sono state davvero sentite, come non capitava da decenni: se l’assenteismo è una caratteristica purtroppo comune a molti paesi occidentali e non, gli Stati Uniti ne sono la patria per eccellenza: spessissimo l’affluenza alle urne non ha toccato neanche il 60%, in alcuni casi a votare è stata meno della metà della popolazione (come nel 1996, secondo mandato Clinton). Tuttavia, l’urgenza di buttare fuori dalla Casa Bianca un individuo fuori controllo come Donald Trump si è fatta sentire: quest’anno sono già stati scrutinati oltre 148 milioni di voti, e in tutto dovrebbero aver votato 161 milioni di statunitensi, con una percentuale attorno al 62%, la più alta dalle elezioni di Jack Kennedy, per capirci.

Donald Trump, ex impresario, razzista, omofobo, sessista, reazionario ed ultra-capitalista della destra stelle e strisce è stato quindi battuto, nonostante la sua strapotenza economica, nonostante non si fosse presentato nessuno contro di lui alle Primarie, divenendo il primo presidente a non essere rieletto dopo decenni. Per fortuna. Questo è un giorno di enorme gioia , di festa vera e propria negli States, che in un momento così difficile e faticoso hanno dimostrato di essere, almeno in parte, sulla buona strada verso una politica più progressista. Se è vero che ben 70 milioni di invasati hanno votato per il miliardario, dato che riassume l’arretratezza culturale ancora dilagante nel Nord America, è anche vero che dobbiamo guardare il lato positivo: quasi 75 milioni di cittadinə hanno dato il voto al Partito Democratico. Kamala Harris è riuscita così a fare la storia, divenendo la prima donna ad essere vice-presidentessa e la prima persona di colore a ricoprire il secondo ruolo più importante della politica statunitense. Una vittoria verso l’integrazione, l’uguaglianza e la meritocrazia, un segno importante: con la Harris, da decenni in lotta contro le molestie sessuali e a favore della politica ecologica, la linea politica della più grande potenza economica ed industriale del mondo occidentale si sposta decisamente verso sinistra, verso una strada più attenta a tutte le persone ed al benessere de mondo nel suo complesso.

Altro aspetto da contare è la presenza nel gruppo a sostegno di Biden di una delle più brillanti promesse della politica globale, la 31enne di origini portoricane Alexandra Ocasio-Cortes. La Cortes, esponente dell’ala più a sinistra del Partito Democratico, ha vinto le elezioni distrettuali alla Camera nel 2018, divenendo la più giovane eletta, ed è stata riconfermata in questo 2020. A favore della sanità gratuita, del salario minimo, di una tassazione ulteriore dei più ricchi e di un’economia verde, la popolarissima Ocasio-Cortes è una donna di enorme potenzialità, e personalmente spero fortemente in una sua candidatura alle prossime elezioni.

La strada è ancora lunghina, ma con la fine del regno dell’orrore trumpiano la politica internazionale ha guadagnato benefici enormi.

Pubblicato da byron1824

Booklover, movie addicted

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