Due parole sulle elezioni presidenziali 2020- parte I

Focus da mesi dell’annata politica statunitense, le elezioni presidenziali del 2020, che si sono concluse lo scorso 3 novembre, sono ancora in bilico, tengono incollatə cittadinə di tutto il mondo alle dirette e alle mappe con i risultati e sembrano essere sempre più incerte.

A fronteggiarsi, come tuttə sapranno, sono il candidato del Partito Democratico Joe Biden e quello del Partito Repubblicano Donald Trump, presidente uscente, ricandidatosi per un secondo mandato. Al loro fianco i due hanno scelto come vicepresidentə rispettivamente la senatrice Kamala Harris e il vicepresidente Mike Pence.

Suonerà ridondante, ma è necessario sottolineare come i risultati delle elezioni siano qualcosa di fondamentale per tutto il mondo, e non siano da limitare al contesto nordamericano: da almeno il Secondo Dopoguerra, cioè da quando sono definitivamente usciti dall’isolazionismo, gli Stati Uniti sono diventati i più grandi protagonisti della scena internazionale in un mondo che si è fatto sempre più piccolo, globalizzato, collegato. Fortissimi economicamente, fra i paesi più industrializzati del mondo e con basi militari in decine di paesi di vari continenti, gli States rappresentano la potenza invasiva per eccellenza in tutto il mondo Occidentale. Gli equilibri che si vengono a creare fra le varie nazioni e comunità sono quindi fortemente precari ed influenzati dai cambiamenti a livello locale.

Quando Donald Trump vinse le elezioni nel 2016 per il mondo sono iniziati quattro anni infernali, in cui la politica reazionaria e repressiva del presidente ha portato danni incredibili ed enormi passi indietro nelle politiche sociali. Il miliardario imprenditore ha contribuito a creare un ambiente ancora più tossico per le minoranze di ogni genere negli States, a partire dalla costruzione del muro al confine con il Messico. La sua politica discriminatoria tuttavia non si ferma all’anti-immigrazione, ma si espande alle numerose battute sessiste, alle accuse di violenza sessuale mossegli da almeno 25 donne, alla discriminazione delle persone transgender, all’opposizione ai matrimoni egualitari e all’adozione per le persone queer. Il suo vice Mike Pence, contrario all’aborto e da sempre schierato contro la comunità LGBTQ+ è un partner perfetto per un un politico elitario e violento come Trump, la cui missione di “purificazione” richiama evidentemente il Novecento più brutto, dal nazismo all’apartheid.

Dall’altra parte Joe Biden, già vicepresidente di Obama, è un democratico moderato, un candidato per cui è fondamentale votare più per la sconfitta dell’avversario che per i suoi reali meriti. Sicuramente più a sinistra di Trump, Biden merita sostegno soprattutto per aver scelto Kamala Harris come vice. La Harris, procuratrice distrettuale, ha nel corso degli ultimi due decenni lavorato a lungo nei casi sulla violenza sessuale, ha creato un’unità a tutela degli adolescenti e delle persone LGBTQ+ e si è espressa contro la pena di morte.

Insomma, pur rimanendo nelle mai di un ricco uomo bianco di vecchia guardia, se la presidenza dovesse andare a Biden i benefici per le minoranze sarebbero enormi rispetto a quelli, inesistenti, garantiti dall’amministrazione Trump. Il razzismo e l’omotransfobia potrebbero subire finalmente un colpo significativo e così la gestione della pandemia potrebbe essere fortemente migliorata, dal momento che Trump ha a lungo negato la pericolosità del virus, ha evitato di prendere seri provvedimenti e ha così portato gli States ad essere tra i più colpiti dalla pandemia.

Proprio a causa dell’importanza di mandare via da un luogo di potere un candidato così pericoloso come Trump, tantissime personalità celebri si sono esposte pubblicamente contro una rielezione del presidente, e hanno fatto di tutto per spingere i cittadini e le cittadine americanə a votare, e a votare Biden-Harris.

Tale fatto, di per sé auspicabile e doveroso, non è affatto scontato. Non c’è mai stata, nella storia degli Stati Uniti, una così grande mobilitazione da parte del mondo artistico nei confronti della politica, non c’è mai stata una radicale presa di posizione di questi livelli, da parte di persone la cui influenza e la cui visibilità supera, a volte purtroppo, di gran lunga la media. Ovviamente una persona politicizzata e informata, con coscienza sociale e storica, non ha bisogno di incitamento a votare contro uno dei peggiori personaggi degli ultimi decenni, ma su tutte quelle persone indecise, con poca stima di Biden o uno sbagliato disinteresse, le massicce campagne sono state fondamentali.

Pubblicato da byron1824

Booklover, movie addicted

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