Julia Roberts

Julia Roberts ha un fascino raro, il fascino dell’onestà artistica, di quel divismo che appare spontaneo. La ami per la sua estrema solarità, per la sua semplicità, per quella naturalezza con cui sembra vivere la propria vita professionale.

Come fuori dal set, così dietro la macchina da presa Julia si identifica con donne molto lontane dalla sofisticatezza tipica del ricco star-system hollywoodiano. Per certi versi, pur sfuggendo dalle caratteristiche di tale epiteto, Julia è stata una delle ultime dive del cinema nordamericano, la cui sola presenza in un film è capace di creare aspettativa e di portare in sala un notevole gruppo di spettator*.

Classe 1967, nata in Georgia, Julia ha debuttato appena ventenne al cinema: bella e rumorosa pizzaiola in Mystic Pizza (1988), in Fiori d’acciaio (1989) Julia supera il battesimo di fuoco di ogni grande interprete, la parte drammatica, vincendo un Golden Globe per il ruolo della diabetica Shelby. Poi è arrivato Pretty Woman (1990), la commedia romantica per eccellenza, la Cenerentola moderna in coppia con Richard Gere, un ruolo cult e un prodotto commerciale da 463 milioni di dollari. Da allora in poi le porte della settima arte si sono spalancate per Julia, protagonista di commedie ironiche come Pret a porter (1994) e Il matrimonio del mio migliore amico (1997), collega di grandi stelle come Sophia Loren, Rupert Everett, Delmot Mulroney e Lauren Bacall.

Per il film biografico Erin Brokovich (2000), diretto da Steven Soderbergh, Julia ha tirato fuori il meglio di sé, recitando la parte di una donna di umile condizione, sboccata e grintosa, abile e intelligente, sottovalutata e caparbia, convincendo la critica, che le diede il premio Oscar alla miglior attrice, consacrandola a dieci anni di distanza da Pretty Woman.

A fianco del trio Clooney-Pitt-Damon in Ocean’s 11 (2001) e 12 (2004), Julia ha saputo dare concretezza a un ruolo fondamentale in un film femminista delicatamente diretto da Mike Newell, Mona Lisa Smile (2003) per poi divertirsi in parti molto variegate, dalla spia di Duplicity (2008) con Clive Owen alla Regina cattiva di Biancaneve (2012) a fianco di Lily Collins, fino al difficile e drammatico ruolo della figlia cinematografica di Meryl Streep ne I segreti di Osage County (2013), per cui ha ottenuto il plauso della critica anglo-americana.

Una vera e propria stella del cinema a cavallo fra il secondo ed il terzo millennio, Julia ha saputo costruire una carriera luminosa come i suoi sorrisi, dando volto e voce a personaggi femminili non bidimensionali, recitando la determinazione così come la gelosia, la spensieratezza così come la rabbia. Aspettando nuovi film, nuove occasioni, con gli auguri di un futuro all’altezza del passato, per quella che è, forse davvero, l’ultima grande diva americana.

Pubblicato da byron1824

Booklover, movie addicted

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