Va’ e uccidi, ovvero The Manchurian Candidate (1962)

Come un film del genere abbia passato la censura statunitense degli anni ’60 resta per me un mistero. Tratto da un romanzo di Richard Condon e diretto da John Frankenheimer, The Manchurian Candidate è un film collocabile fra il thriller e lo spionaggio, fra il film drammatico e quello di guerra, con una sceneggiatura che appare sibillina, profetica, ed un cast di interpreti eccezionale.

Girato in un bianco e nero molto suggestivo ed adatto a dare alla storia un sapore di film dal fascino duraturo ed enigmatico, il film di Frankenheimer è ambientato durante gli anni più caldi della Guerra Fredda fra l’Unione Sovietica e gli Stati Uniti, gli anni dei missili e delle tribolazioni cubane, in cui l’anticomunismo americano era al massimo grado e la paranoia era tale da permeare in tutti gli aspetti del paese, anche in ambiti lavorativi come quello hollywoodiano.

La storia è quella del generale Shaw, il quale viene decorato per le sue imprese durante la Guerra di Corea, ma su cui i sospetti crescono, alimentati da incubi ricorrenti di tutti i suoi ex commilitoni, i quali sognano esattamente la stessa cosa: un’ipnosi di gruppo fatta ai danni della squadra, Shaw compreso, da un gruppo di comunisti cinesi e sovietici, avvenuta nella Manciura. Con un lavaggio del cervello collettivo i comunisti hanno trasformato Shaw in un assassino, che ad un loro segnale, quello di fare un solitario, risponderà ad ogni loro ordine, anche ritornato in patria, grazie all’aiuto di un agente americano infiltrato nel paese.

Shaw, personaggio tormentato dall’autoritaria ed influente madre, la signora Iselin, verrà aiutato a ricostruire gli avvenimenti dal comandante Marco, suo maggiore durante il conflitto, che inizia ad indagare sulle vicende coinvolgenti Shaw, la madre di questi e il patrigno, odiato da Shaw, il senatore John Iselin, un ubriacone buono a nulla comandato dalla moglie, candidato alla vice-presidenza.

Ora, il film richiede un notevole livello di attenzione per essere compreso e, naturalmente, una conoscenza del contesto in cui si svolgono le vicende. Il contesto di paranoia collettiva è reso bene dalla pellicola, che, oltre alla solita, scontata, condanna al comunismo, affronta con grande autocoscienza e lucidità i limiti di un’America cinica e spietata, in cui il comunismo non è l’unico pericolo, né il più grave. Un certo livello di patriottismo (sempre fuori luogo nel caso statunitense) viene fuori, infastidendo il pubblico dotato di occhio critico, ma il film di per sé è una grande opera intrisa di risvolti psicologici, con personaggi ben caratterizzati e interpreti eccellenti.

Su tutti spicca una grandissima Angela Lansbury, nel ruolo della calcolatrice e insensibile signora Iselin, una donna potente e pericolosa, il cui ruolo nella storia è fondamentale. Angela riesce a caratterizzare il personaggio alla perfezione, dotandolo sia di freddezza che di megalomania, tanto che mrs Iselin è stata inserita nella lista dei 50 più grandi cattivi di tutti i tempi dall’American Film Institute. Per questo ruolo Angela vinse il Golden Globe e fu candidata al Premio Oscar alla Miglior attrice non protagonista, battuta da Patty Duke. La regia, che usa spesso la soggettiva e i primi piani per mostrare l’effetto dell’ipnosi su Shaw, interpretato da Laurence Harvey, rende il film sia movimentato che introspettivo, con colpi di scena eclatanti e altri previsti. Frank Sinatra, all’epoca già famosissimo e vincitore di un Oscar, è un attore azzeccato per il ruolo di Marco, con una bellissima Leslie Parrish nel ruolo della dolce fidanzata di Shaw.

Pubblicato da byron1824

Booklover, movie addicted

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