Carol

Carol è una storia di amore proibito e di orgoglio, una storia che capisce l’essenza dell’amore e lo riduce a ciò attraverso cui si manifesta davvero: sguardi, carezze, una mano sulla spalla, un ricordo reso indelebile dalla macchina fotografica.

Adattato a partire da un romanzo di Patricia Highsmith (autrice della saga di Mr. Ripley) e diretto magistralmente da Todd Haynes (regista di Cattive acque) Carol è la storia di due donne, del loro amore negli Stati Uniti degli anni ’50, dei tentativi di realizzazione personale di ciascuna di loro. Bionda, elegante, ricca signora in procinto di divorziare e con una piccola affezionatissima figlia, Carol incontra il suo vero amore in Therese, giovane aspirante fotografa indecisa sulla natura dei suoi sentimenti per il fidanzato Richard.

Con una fotografia impeccabile, un uso dei colori e dei costumi sopraffino e assai adatto al contesto, Carol è un film sull’amore in tutte le sue fasi e forme: quello finto e sbagliato fra Carol ed il marito Arge, quello solidale e molto più vicino all’amicizia fra Abbey e Carol, quello istantaneo e travolgente, ma trattenuto, fra Carol e Therese. Lo stigma dell’immoralità, dell’abominio, della perversione che sempre arriva a distruggere le vite delle persone queer qui arriva direttamente da Arge, il quale lo utilizza non per sconfiggere l’amore per la giovane di Carol, cosa che sarebbe impossibile, vista la forza d’animo della protagonista, ma per impedire alla moglie di vedere la figlia, trattenendola in qualche modo con sé.

Detto che Carol gioca più con gli sguardi e i movimenti, con i dettagli (i guanti pretestuosi, le sigarette fumate assieme, i negativi di Therese) che con i dialoghi, uno dei momenti più significativi della pellicola sta nel rifiuto di Carol di vivere contro la sua natura, nell’orgoglio che prova per il proprio amore. In un film queer non è facile vedere personaggi così caparbiamente legati alla propria identità, così pronti a difendere se stesse per ciò che sono. Nella Giornata Internazionale delle Lesbiche questo sentimento di autocoscienza, questo coraggio e questo attaccamento alla propria innocenza nei confronti dell’omofobia è qualcosa a cui davvero ispirarsi.

Accolto assai positivamente al Festival del Cinema di Cannes, dove ha vinto la Queer Palm, Carol ha in una grandissima Cate Blanchett ed in un’ottima Rooney Mara, fragile ed innocente ma anche pronta a crescere e svilupparsi in ogni aspetto della sua vita nel ruolo di Therese, le sue stelle, entrambe candidate ai Premi Oscar nel 2016, con Sarah Paulson (resa famosa da American Horror Story e recentemente di nuovo sotto la guida di Ryan Murphy in Ratched) a completare un cast di livello.

Durante la conferenza stampa allegata sopra, tenuta dalla troupe a Cannes, si possono sentire le opinioni di Cate Blanchett riguardo al film ed al suo personaggio: è bello sapere che una professionista, anche se eterosessuale (e la questione degli interpreti e delle interpreti eterosessuali che ritraggono personaggi omosessuali o bisessuali è sempre molto delicata) utilizzi la propria arte per sottolineare il messaggio contenuto dentro questa, che risponda a tutte le domande sottolineando la complessità delle situazioni e la necessità di parlare di certi argomenti sui quali solitamente la produzione cinematografica di larga scala tende a glissare. Cate dice che “in 70 paesi è ancora contro la legge essere omosessuali”. Una lunghissima strada, di cui Carol, nel suo piccolo, è un passo in più.

Pubblicato da byron1824

Booklover, movie addicted

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