L’origine degli altri, di Toni Morrison

Che le divinità letterarie mi vengano in aiuto nel parlare di una vera Maestra, una virtuosa della letteratura contemporanea, una donna la cui visione della realtà e le cui capacità comunicative vanno al di là del descrivibile.

L’origine degli altri, saggio scritto a partire da una serie di conferenze tenute nel 2016 presso l’Università di Harvard, è un’illuminante digressione sul tema dell’alterizzazione. Toni Morrison, scrittrice afroamericana ed insegnante universitaria, si sofferma sulla questione dell’Altro, facendo riferimento al suo campo di studi: la letteratura. Con numerose citazioni, riguardanti sia scrittori bianchi come Harriet Stowe e Ernest Hemingway, sia la propria esperienza di narratrice nera, di romanziera che ha fatto la storia della letteratura afroamericana.

Tra i primi, e più impressionanti, aspetti analizzati da Morrison c’è la romanticizzazione dello schiavismo, spesso attuata da scrittori bianchi per giustificare l’abominio della schiavitù. L’analisi critica di Morrison evidenzia la necessità di certi scritti, anche di volontà egualitaria e abolizionista, come La capanna dello zio Tom, di affrescare la condizione dei neri come molto meno dura di quanto non fosse in realtà.

La sua riflessione sul colorism è un altro degli aspetti che mi ha particolarmente colpito: Morrison insiste sulla volontà degli autori bianchi di sottolineare l’appartenenza di un personaggio ad un’etnia, la loro sempre impellente necessità di distinguere un personaggio nero da uno bianco, attribuendogli caratteristiche stereotipate o chiamandolo con epiteti razzisti. Morrison dice di aver provato a giocare con il colorism, di aver sia cercato, nei suoi romanzi, di eliminare qualsiasi caratterizzazione esclusivamente legata al colore della pelle, sia di aver creato un’opera in cui, come misura di sicurezza, un gruppo di neri non accetta mulatti nella propria ristretta comunità, per paura di possibili ritorsioni o soprusi (questo è compiuto in Paradiso).

Molto interessante è anche l’excursus fatto riguardo ad Amatissima, uno dei suoi romanzi. Per chi come me ha amato profondamente il libro, le considerazioni della sua stessa autrice sono una fonte fondamentale. Dice Morrison:

“In questa iterazione, per me autrice, Beloved, la ragazza, il fantasma, è l’Altro per eccellenza. Che reclama a gran voce, sempre, un bacio”

Il tema dell’Altro è ciò che accomuna l’intero saggio, diviso in sei parti: l’Altro è definito in opposizione ad un gruppo dominante, che per creare la propria identità necessita di un Altro da escludere, sottomettere, maltrattare e definire come subumano, non animale, ma neanche normale. Le riflessioni di Morrison sono di ampio respiro: abbracciano sia la Storia che la Letteratura, e sono tutt’ora attuali, tanto che, nell’edizione Pickwick da me comprata, il libro è introdotto da Roberto Saviano, che scrive saggiamente:

“Esisto solo se escludo qualcuno, esistiamo solo se scacciamo nel basso dei commenti e delle gerarchie umane chi ci appare diverso. E può essere chiunque: il meridionale, il nero […] non esistono contesti protetti”.

Purtroppo la minaccia del luogo comune, dello stereotipo, della discriminazione, che ricordo va condannata in ogni sua forma, dalla più alla meno pesante, è un tunnel nel quale è facile scivolare. Il saggio di Toni Morrison è un buon inizio, per noi bianchi privilegiati, per evitare di cadere in fallo.

Pubblicato da byron1824

Booklover, movie addicted

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