Pret-à-porter

Naomi Campbell-1a | John Ferguson | Flickr

Girato nel 1994, con un cast sulla carta stellare ed un regista, Robert Altman, da me sconosciuto ma universalmente apprezzato (sette candidature agli Oscar), Pret-à-porter mi aveva a lungo incuriosito. Incentrato su una particolare serie di sfilate a Parigi, che riuniscono la creme del mondo della moda mondiale, il film è una commedia ricca di umorismo, che la porta ad essere una feroce satira nei confronti dell’haute couture.

Le sensazioni che trasmette Pret-à-porter sono fortemente contrastanti: da una parte è ricco di momenti divertenti, di una comicità classica, di un intreccio molto interessante, basato tutto su un equivoco iniziale. Dall’altra il gran numero di personaggi non è gestito nel migliore dei modi. Interpreti dalle grandi potenzialità come Julia Roberts e Rupert Everett sono praticamente relegati al mutismo.

La regia ha anch’essa le sue luci e ombre: Altman sceglie di far parlare i protagonisti attraverso le interviste di una spumeggiante giornalista, scelta che spesso crea confusione, con discorsi lasciati a metà, rumori di sottofondo e scene tagliate nel mezzo. Dall’altra parte questa decisione stilistica contribuisce a dare un effetto realistico alla pellicola, a rendere bene la frenesia del mondo della moda.

Se alcune comparse, leggende viventi dell’industria, sono un ottimo strumento attraverso cui costruire uno scenario contestualizzato e credibile, altre risultano quasi spot pubblicitari, così come le scene delle passerelle sono numericamente troppe.

Nel gruppo di attori e attrici di altissimo livello spiccano Sophia Loren, nel ruolo della ricchissima ed elegante moglie di un celebre stilista, che ritrova l’amante di un tempo nel personaggio di Marcello Mastroianni. I due ricreano la scena cult dello spogliarello di Ieri, Oggi, Domani (1963), sulle note di Abat Jour, in quello che sarà il loro ultimo film insieme. Mastroianni morì due anni dopo.

Tra le agguerrite editor di Vogue, Harper Bazaar ed Elle c’è Linda Hunt, celebre Hetty nella serie TV NCIS-Los Angeles, mentre una buffissima Kim Basinger è la classica giornalista televisiva sopraffatta dal lavoro e sempre in cerca di scoop. C’è spazio anche per la sempre splendida Lauren Bacall, relegata però ad un personaggio assai secondario, e per Anouk Aimée, nel ruolo di una stilista seria e appassionata il cui lavoro viene venduto come prodotto puramente commerciale.

Le indagini relative al finto omicidio sono praticamente inutili, le sotto-trame sui tradimenti carine ma tutt’altro che necessarie, mentre l’ipocrisia e l’arrivismo, oltre alla forte competitività, interne all’ambiente sono denunciate con lampi brillanti attraverso sketch più o meno riusciti.

Se questa recensione vi è sembrata confusa, lo capisco, ma sappiate che Pret-à-porter un po’ è così: pieno di cose, pieno di ottime idee, ma confuso. Probabilmente all’epoca fu male accolto per la sua natura satirica, oltre che per la mancanza di un arco narrativo sensato di ogni vicenda, ma il film va preso per quello che è: un’opera allegra, sarcastica, pacatamente polemica in cui ci si diverte e ci si lascia trasportare.

Pubblicato da byron1824

Booklover, movie addicted

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