Todo sobre mi madre

 “Me ha costado mucho ser auténtica. Pero no hay que ser tacaña con todo lo relacionado con nuestro aspecto. Porque una mujer es más auténtica cuanto más se parece a lo que ha soñado de sí misma”.

Todo sobre mi madre mi ha fulminato, elettrizzato, rapito, commosso come pochi altri film in tutta la mia breve ed inesperta esistenza. Dovrebbe essere una storia ricca di dolore e tristezza, ed invece non risulta mai pesante. Potrebbe sembrare spinosa, in qualche modo lontana e invece è perfettamente naturale, accogliente, calda; è un film ricco di cultura, anche se questa appare sempre con delicatezza, come ad incorniciare un’opera sulla vita e sulle donne.

Dedicato dall’autore, quel genio di Pedro Almodovar di cui recupererò tutti i film, “A tutte le donne che recitano, a tutti gli uomini che si trasformano in donne, a tutte le persone che vogliono essere madri. A mia madre” Todo sobre mi madre è infatti un ritratto sincero e sempre incredibilmente a tutto tondo di un gruppo di donne tutte diverse fra loro. C’è Manuela, una donna lesbica con un figlio adolescente, che ritorna a Barcellona, da dove era fuggita incinta, c’è Rosa, una suora che aiuta le persona più in difficoltà della città, c’è la dolce e buffa Agrado, trans che riesce a uscire dal giro della prostituzione per diventare l’assistente di Huma, stella del teatro che ha una relazione complessa con la collega Nina, giovane eroinomane, e c’è Lola, strettamente legata a tutte e in realtà in contatto con nessuna.

La pragmaticità di Manuela e la velocità con cui si lega e si slega si contrappone all’ingenuità di Rosa, alla sagacia brillante di Agrado, miglior amica di Manuela, alla devozione amorosa di Huma e al caratteraccio di Nina, per creare un ambiente in cui nessuna è fuori posto, ma tutte sono incompatibili. La bellezza di Todo sobre mi madre sta proprio nell’armonia di questo gruppo disomogeneo, di come si spalleggino per superare crisi profonde, problemi realistici e reali, gravi, talvolta gravissimi. Ci sono lutto, malattie, nostalgie e incomprensioni nel film di Almodovar, ma soprattutto c’è la forza delle donne, che superano tutto insieme.

Tra le recensioni che ho letto, tutte sottolineavano come Almodovar, soprattutto attraverso il monologo di Agredo, si soffermi sul concetto della performatività di genere, ed in particolare il sito Etica y Cine collega la visione di Almodovar con le teorie della scrittrice femminista Judith Butler, per cui il genere non è tanto legato a delle caratteristiche sessuali quanto al nostro modo di assorbire il contesto culturale e sociale e di rappresentare noi stess* secondo determinate modalità correlate ad esso. Agredo è una donna a tutti gli effetti perché è riuscita, come dice lei stessa, ad avvicinarsi all’idea di se stessa che ha sempre avuto dentro. Le donne di Almodovar sono libere da ogni necessità dimostrativa: sono prostitute che hanno lasciato la professione, sono missionarie incinta, sono madri senza uomini.

Un tranvía llamado Deseo | Un tranvía llamado Deseo (A Stree… | Flickr

Ma oltre a soffermarsi sulla maternità, sul genere e sulla solidarietà femminile, Almodovar crea un film intriso di cinema. Il titolo, subito, è un richiamo allo splendido classico All About Eve (1950), con protagonista l’immensa Bette Davis, e Manuela e il figlio Esteban ne guardano un pezzo alla TV. Se Tutto su Eva parlava di spaccature e rivalità fra donne (per questo si potrebbe accettare la traduzione del titolo, contestata da Esteban, Eva contro Eva) Tutto su mia madre narra un’unione forte più di ogni possibile divisione. Ricorrente è invece Un tram chiamato desiderio, celebre dramma di Tennessee Williams, che lega Manuela, Esteban e Huma per sempre. Nell’opera originale Stella Kowalsky resta con il marito, mentre nella riedizione presente nel film di Almodovar, non volendo più sottostare al marito, la donna se ne va per sempre con il bambino. La recitazione è centrale nel film: le donne sono abituate a fare compromessi, a doversi adattare in un mondo che per loro parte in salita, e quindi l’arte dell’inganno diventa fondamentale e, allo stesso modo, naturale.

All About Eve | Edith Head | mjbthird | Flickr

Questo perché non c’è posto per gli uomini, per la loro mascolinità tossica, in un film al femminile, un’elegia a tutte le donne, alla loro resistenza e alla loro resilienza. Non starò a dirvi quanto sia stato lodato da tutto il mondo questo capolavoro spagnolo, invece mi soffermerò sulle attrici: Cecilia Roth, Penelope Cruz, Antonia Santa Juan, Marisa Paredes, Candela Pena. Grazie, per la vostra genuinità, per la vostra empatia, per la vostra chimica. Grazie.

Pubblicato da byron1824

Booklover, movie addicted

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: