S.O.B.

Satirico, autobiografico, autoreferenziale, autodistruttivo, carico di una vena polemica che si disperde nella comicità più velenosa possibile, S.O.B. (Son Of a Bitch) è un ritratto di Hollywood privo di filtri, una narrazione da cui emerge un quadro di paranoia, autocompiacimento, lotte interne, materialismo al servizio di un gruppo di uomini e donne prive di scrupoli, sempre pronte a darsi vicendevolmente la colpa dei rispettivi insuccessi e ad affossare l’altro per ottenere qualcosa.

Un film sulla creazione di un film, come tanti ne sono stati fatti nel corso dei decenni (si pensi a 8 e mezzo di Fellini del 1963, o a Il ladro di orchidee (2002) di Charlie Kaufman) ma dissacrante, carico di umorismo e con un gruppo di personaggi che ben poco hanno degli artisti, di creatori in crisi, e sembrano per lo più impostori e ubriaconi.

In effetti è proprio così: se la crisi d’ispirazione è ciò che prende il produttore Felix Farmer, il cui ultimo film è stato un flop colossale tale da rovinargli la carriera, tutto ciò di cui gli altri si preoccupano sono i soldi, gli incassi, la necessità di ridurre al minimo le perdite, la pubblicità.

Blake Edwards, regista e sceneggiatore del film, attinge tanto alla sua esperienza per creare questo progetto disinibito e fortemente critico. Spesso preso da crisi depressive a causa del lavoro, Edwards si prende gioco di se stesso ma anche del sistema che vuole solo successi commerciali e si preoccupa sempre di meno di fare cinema che sia effettivamente comunicazione, arte, che possa influenzare e ispirare, dando più spazio alle mode che alle idee dei registi. Facendo strage del politically correct, Edwards talvolta esagera, ma mostra con limpidezza il cinismo e l’opportunismo dell’industria dello spettacolo, dal potere esagerato dei produttori alla degenerazione del pubblico, che rende un successo un film solo perché vagamente pornografico, dall’arrivismo di chi circonda le star (si pensi al segretario della moglie del protagonista) alla continua incomprensione. Alla fine la maggior parte degli eventi avviene perché nessuno capisce come agire, ed è più facile ricorrere alle orge ed alle droghe che fermarsi a ragionare, o anche solo tentare di preoccuparsi per gli altri.

Edwards sceglie la moglie, la divina Julie Andrews, per poter lavorare ulteriormente sul limite fra realtà e finzione. Julie interpreta Sally, una pluripremiata attrice che deve staccarsi dalla sua etichetta di stella del cinema per famiglie, donna pura, casta, elegante e dolce, recitando nel film erotico del marito e dando scandalo con una scena di nudo. Questo fu un reale problema della vita professionale della Andrews, a cui furono offerte solo parti della “ragazza della porta accanto” dopo l’enorme successo di Mary Poppins e Tutti insieme appassionatamente. “Sporcando” la propria immagine Sally potrebbe far rivitalizzare gli incassi della pellicola, ed allo stesso modo Julie potrebbe mettersi alla prova in contesti differenti e più stimolanti. Di fatto, il film è un ottimo test per provare le capacità comiche della Andrews, che ha grande abilità nel rendere divertenti le scene più estreme (da quella del topless sotto sedativo a quella in cui lancia l’Oscar contro il marito).

Il film è sicuramente un must watch, se non altro perché esistono ben poche pellicole così polemicamente brillanti e apertamente critiche. Ovviamente non mancano i lampi di genio di Edwards, in mezzo a tante sequenze incomprensibili ed evitabili. Tra tutti il migliore momento è il finale, un momento di solennità ed ipocrisia in cui la splendida voce della Andrews si fonde con il grottesco della situazione. Sally sta infatti cantando al funerale della salma sbagliata, ma nessuno sembra accorgersene.

S.O.B., uscito nel 1981, divise la critica all’epoca, fra chi ne parlava come di una “satira di umorismo nero fra le più divertenti fatte su Hollywood” e chi ne criticava regia e soggetto, tanto da candidare Edwards ad un Razzie al peggior regista. Non un successo al box office, S.O.B. riuscì però a strappare una nomination ai Golden Globe come Miglior Commedia.

Insomma, difficile esprimersi senza pericolo di essere contraddetti: a voi la parola.

Pubblicato da byron1824

Booklover, movie addicted

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