I 500 migliori album della storia secondo Rolling Stones

Rolling Stones, storica rivista di musica, si era già espressa nel 2003 e nel 2012, ed ora, a otto anni di distanza, ha aggiornato la sua listona dei 500 migliori album di tutti i tempi.

Ovviamente la classifica presenta limiti enormi: è molto americano-anglo-centrica, molto poco volta a valorizzare determinati generi e la decisione di stilare un posizionamento potrebbe non essere una scelta eccellente, viste le difficoltà nel trovare dei criteri universalmente accettabili. Tuttavia resta un importante riconoscimento per gli artisti e le artiste, per il loro duro lavoro ed inoltre è un ottimo metodo per trovare nuova musica da ascoltare, nuovi microcosmi da scoprire.

Concentrandomi su quello che conosco (parte piccolissima della lista), posso dirmi soddisfatto della presenza di tanti dei miei dischi preferiti. Nello specifico:

Madonna è presente con ben 3 album, Like A Prayer (1989), Ray Of Light (1998) e The Immaculate Collection (1990), a tutti gli effetti tre capolavori della musica pop del secolo scorso nonché i migliori tre lavori di Madge. Forse un posticino lo avrebbero meritato pure American Life (2003) e, per l’influenza avuta, Like A Virgin (1984).

Di Lady Gaga è stata scelto quel gioiellino di Born This Way (2011), meritatamente incluso, mentre è rimasto fuori The Fame Monster (2009), il cui inestimabile valore di cambiamento dei canoni della musica pop avrebbe meritato un riconoscimento.

The Emancipation Of Mimì (2005), riscatto commerciale e picco artistico di Mariah Carey, è stato inserito giustamente. Trainato dalla splendida ballad We Belong Together, l’album è spesso stato definito come uno dei migliori della cantante americana.

Subito al primo colpo ha fatto centro Billie Eilish, la neanche 19enne nuova reginetta degli States: il suo viaggio nell’onirico, nello spaventoso, nel gotico e nel personale When We All Fall Asleep, Where Do We Go? (2019) è subito diventato un connubio di musica commerciale e opera artistica di carattere rivoluzionario.

Rivoluzionario è stato l’apporto di Blackout (2007), quinto album in studio di Britney Spears, un progetto cupo che unisce tematiche molto personali a sonorità elettroniche e che ha poi influenzato l’intero panorama pop dello scorso decennio. “Take your broken heart, make it into art”: solo Britney poteva farlo in questo modo.

Ben due gli album in classifica di Taylor Swift, il cui lavoro in Red (2012) e 1989 (2014) è stato lodato dalla critica di tutto il mondo. Inutile aggiungere altro: i due progetti sono il meglio del meglio che si può trovare andando a scavare nella musica leggere degli ultimi 10 anni.

Fa doppietta anche Beyoncé, presente sia con l’omonimo album del 2013 che con Lemonade (2016). Cambiando radicalmente il proprio stle, volto fino ad allora molto più al pop ed a un R&B leggero e contemporaneo, Beyoncé ha scelto l’hip-hop e l’influenza delle sonorità africane per dare voce alla lotta femminista, all’autocoscienza, al bisogno di protezione della comunità nera americana, creando un connubio di arte e sociale non indifferente.

Rihanna è presente grazie ad Anthi (2016), il suo album più strutturato ideologicamente e meno puramente commerciale, mentre Shakira è nella lista con il suo secondo lavoro, in spagnolo, ¿Dònde Estàn Los Ladrones? e Lana Del Rey con il bellissimo Norman Fuckin Rockwell! (2019), lavoro pieno di testi nostalgici, ricchi di una tenerezza particolare e di un disincanto mai vero, candidato tra l’altro a due Grammy Awards.

Ovviamente non potevano mancare Back To Black (2006), capolavoro di Amy Winehouse trainato da pezzi struggenti come la title track e Rehab, e l’album di maggior successo del secolo, 21(2011) di Adele, con le sue ballad cariche di romanticismo, tensione, rimorso, nostalgia e risentimento.

Felicissimo che sia stato dato spazio anche a Harry Styles ed al suo piccolo gioiello Fine Line (2019), che è uno dei miei album preferiti, alla leggendaria Dolly Parton, presente con Coat Of Many Colors (1971) e alla Voce Whitney Houston, il cui album in lista è quello di debutto, eponimo, del 1985.

Tra le più presenti in assoluto c’è la Regina del Soul Aretha Franklin, con ben 4 titoli: I Never Loved a Man The Way I Love You (1967), Lady Soul (1968), Amazing Grace (1972) e Young, Gifted and Black (1972). Say A Little Prayer, Chain Of Fool, Natural Woman, Ain’t No Way: come non inserire questi capolavori, che hanno fatto la storia di un paese e più?

Le icone queer George Michael e i Queen sono in classifica grazie a Faith (1987) e A Night At The Opera (1975), prezioso progetto barocco in cui musica ed epica si fondono.

She’s So Unusual (1983) di Cyndi Lauper, l’album di Girls Just Wanna Have Fun e Time After Time, è in classifica con merito, così come The Definitive Collection (2001), raccolta del meglio della spettacolare ed intramontabile band svedese, gli ABBA. Il re del Pop, Michael Jackson, è presente con Bad (1987)e Thriller (1982), pietre miliari della musica, così come quelle di Etta James, At Last! (1961) e dei Nirvana, MTV Unplugged (1994) e Nevermind (1991).

Chi è stato dimenticato?

A mio parere qualche lacuna c’è: Stripped (2002) di Christina Aguilera su tutti, ma anche The Bodyguard Soundtrack (1992) di Whitney Houston, Funny Girl (1968) di Barbra Streisand e thank u, next (2019) di Ariana Grande.

Pubblicato da byron1824

Booklover, movie addicted

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