La ciociara

La ciociara - Film (1960) - MYmovies.it
Da MyMovies.com

Delle cose ti entrano dentro subdolamente, si presentano meno minacciose di quanto te le aspettassi e poi invece, quando ormai hai abbassato la guardia, ti distruggono dall’interno, con la loro spietata realtà, di quella realtà che ti costringe a tenere gli occhi sbarrati, a osservarla con attenzione. Non basta sapere della sua presenza, non basta soffrirne a distanza o mostrare una compassione leggera, devi sentirla come se fosse tua, anche se è impossibile.

Questo è ciò che fa La ciociara, adattamento cinematografico del 1960 del romanzo di Alberto Moravia, diretto da Vittorio De Sica. Un bianco e nero che racconta la Seconda Guerra Mondiale nella Roma degli anni ’40, lo sfollamento di una donna forte, Cesira, rimasta vedova con una figlia di tredici anni, Rosetta, da accudire. Cesira decide di lasciare la capitale per proteggere la figlia dai bombardamenti e dalle incursioni e, lasciata la casa e il negozio di alimentari che gestisce per andare verso Saunt’Eufemia, incontra un folto gruppo di uomini e donne, anche loro sfollate, con cui fa amicizia. Particolarmente intenso è il rapporto delle due donne con Michele, giovane intellettuale antifascista che cerca di spiegare le cause della Guerra agli ottusi compagni, innamorandosi nel frattempo di Cesira ed affezionandosi profondamente a Rosetta.

“Non si soffre mai invano, almeno quando si ha la volontà di sapere perché si soffre” dice Moravia: questo è quello che fa Michele, che spinge affinché i suoi compagni capiscano il perché della guerra, capiscano le loro responsabilità, il rapporto di causa-effetto che si cela dietro quelle difficoltà che ora si trovano tutti e tutte ad affrontare. Michele è un unicum del paesaggio devastato e popolare della pellicola, e le sue parole, dapprima accolte con supponenza, vengono riconosciute come vere anche da Cesira, che affronta un processo di maturazione, di comprensione della realtà bellica che va al di là della mancanza di istruzione.

Non riesco a trovare chi abbia detto che La ciociara è un film che parla degli effetti della guerra sulle donne, ma penso che in parte sia vero, nel senso che il film di De Sica fa luce sulle vittime collaterali del conflitto armato: la guerra non è solo un massacro dei combattenti, sono tantissime e di ogni genere le violenze subite dalle innocenti. La storia di Cesira e Rosetta, private della casa, del cibo, della sicurezza, dei profitti, è una lunga discesa verso l’Inferno, che si manifesta all’improvviso, ma non senza essere sin dall’inizio annunciato con dettagli e situazioni meno appariscenti, in tutta la sua orrenda tragicità. Ciò che subiscono madre e figlia è qualcosa che ferisce anche solo a vederlo, che scava una fossa di dolore e shock talmente profondo da non poter essere immaginato.

La rabbia di Cesira, anche in questo episodio straziante per lei, è tutta rivolta contro il male fatto alla figlia, e i gesti delle due donne da dopo lo stupro diventano talmente significativi da risultare cinematograficamente perfetti, realistici, che sfidano in continuazione la linea fra necessità pratiche e psicologia, interiorità, turbamento emotivo. Rosetta resta in uno stato di shock, cerca l’acqua come per purificarsi dalla colpa altrui, non riesce più a dare il giusto significato alle cose.

La ciociara è tremendamente doloroso soprattutto perché l’unico grande obiettivo di Cesira, proteggere l’unica figlia che ama più di qualsiasi altra cosa, fallisce. Cesira è impotente, come noi tutti, di fronte agli orrori dell’umanità.

Il realismo scelto da De Sica è il miglior modo di approcciarsi ad un soggetto del genere: gli esterni laziali, gli interni polverosi e spogli, la mancanza di trucco sulle attrici e l’uso abbondante del dialetto rendono il film veritiero e per questo ancora più efficace nel suo scopo. “Reciterai senza trucco e senza trucchi. Sii te stessa, diventa tua madre, e andrà tutto bene”: queste sono le parole di De Sica riportate dalla Loren nella sua autobiografia Ieri, Oggi, Domani, edita da Rizzoli nel 2014. “Fu il ruolo più difficile della mia carriera” scrive la Loren. Incredibile è pensare che Cesira sarebbe dovuta essere interpretata dalla magnifica Anna Magnani, che però non voleva saperne di recitare nel ruolo della madre della Loren, inizialmente scritturata per il ruolo di Rosetta, secondo lei “Troppo alta, troppo imponente”. La Magnani rifiutò nonostante le continue richieste di produttori e registi, fino a sbottare “Ma se ci tieni tanto a Sophia, perché non fai fare a lei la madre?”. E così è stato, e Sophia si è trasformata in una delle donne più memorabili del grande schermo nostrano. Recita con il corpo Sophia, si contorce, urla, gesticola la sua disperazione, si dimena quando è presa, stringe costantemente a sé la figlia, esprime un’intensità ed una passionalità senza eguali. Senza di lei La ciociara non sarebbe stata la stessa grande opera.

Per il suo ruolo Sophia riuscì a vincere sia il David di Donatello che il Nastro d’Argento, ma non fu solo l’Italia ad accorgersi del suo talento. L’Inghilterra la premio col BAFTA alla Miglior Attrice, la Francia col Prix d’intrpretation feminine a Cannes, dove il film fu presentato, e gli Stati Uniti la incoronarono Miglior Attrice Protagonista con il Premio Oscar del 1962. Fu la prima interprete a vincere per un film girato in una lingua straniera.

La ciociara resta un documento importante della Storia del Cinema italiano: è testimonianza storica, è analisi di un problema sociale, è rappresentazione di un dramma, di una inquietante violenza che tutt’ora continua a colpire migliaia di donne.

Pubblicato da byron1824

Booklover, movie addicted

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