Eugenio Montale

Esterina, i vent’anni ti minacciano,

grigiorosea nube

che a poco a poco in sé ti chiude.

Ciò intendi e non paventi.

Sommersa ti vedremo

nella fumea che il vento

lacera o addensa, violento[…]

Esiti a sommo del tremulo asse,

poi ridi, e come spiccata da un vento

t’abbatti fra le braccia

del tuo divino amico che t’afferra.

Ti guardiamo noi, della razza

di chi rimane a terra.

Falsetto, Ossi di seppia

[…]La tua leggenda, Dora!
Ma è scritta già in quegli sguardi
di uomini che hanno fedine
altere e deboli in grandi
ritratti d’oro e ritorna
ad ogni accordo che esprime
l’armonica guasta nell’ora
che abbuia, sempre più tardi.
È scritta là. Il sempreverde
alloro per la cucina
resiste, la voce non muta,
Ravenna è lontana, distilla
veleno una fede feroce.
Che vuole da te? Non si cede
voce, leggenda o destino…
Ma è tardi, sempre più tardi.

Dora Markus II, Le Occasioni

[…]Ciò che ti lascio non è un’eredità, un portafortuna

che possa reggere l’impeto degli uragani

lungo la labile ragnatela della memoria,

ma una vicenda umana che non è eterna e che

conosce solo l’oblio nella continua distruzione, [cui 

tutti siamo destinati]. Il segno mandato era giusto:chi l’ha colto,

non può sbagliare a ritrovarti.

Ognuno riconosce i simili: il mio orgoglio

non era una fuga, la mia umiltà non era

vigliaccheria, la tenue luce baluginata laggiù

non era quella di un semplice fiammifero.

Piccolo testamento, La Bufera e altro

Il 12 settembre del 1981, 39 anni fa, moriva uno dei più grandi poeti che la letteratura italiana possa annoverare, Eugenio Montale. Nato a Genova nel 1896, Montale è stato scrittore di prosa, giornalista e soprattutto poeta. Nel corso dei suoi oltre cinquanta anni di attività ha composto quattro raccolte di poesie, Ossi di seppia (1925), Le Occasioni (1939), La Bufera e altro (1956) e Satura(1971).

Impregnando la propria arte di musica, di cui fu sempre un grande appassionato, attraverso soluzioni stilistiche sempre diverse e una sensibilità storica e politica non indifferente. Sposato per anni con Drusilla Tanzi, a cui ha dedicato la bella e celebre Ho sceso dandoti il braccio, almeno un milione di scale e da lui chiamata Mosca, in quanto praticamente cieca, amante della studiosa americana Irma Brandeis, a cui si riferisce soprattutto ne Le Occasioni con il nome mitico di Clizia, ninfa da cui nacque l’eliotropo o girasole, Montale ha orientato la sua produzione artistica in base alla sua esperienza personale nella realtà in cui è vissuto, senza mai alienarsi dal proprio contesto: partendo dai paesaggi desertici della Liguria dei Ossi di seppia, con il fondamentale contrasto interiore fra un’assunzione delle proprie responsabilità e una sicurezza esistenziale ottenibile solo sacrificando la propria libertà, Montale è arrivato a descrivere la cieca ambizione e la ingiustificabile violenza dei regimi totalitari della prima metà del Novecento ne La bufera e altro, fino a scendere nel disilluso e nel satirico in Satura.

Celebrato come un mito vivente e premiato con il Nobel per la letteratura nel 1975, Montale ha impiegato la sua intera esistenza a cercare di spiegare attraverso immagini indimenticabili e emblematiche i più intensi sentimenti e le più importanti riflessioni degli esseri umani.

Fu lui a redigere il Manifesto degli Intellettuali Antifascisti nel 1925, testimonianza un coraggio e di un’onestà intellettuale non indifferenti. Per ricordarlo ho scelto queste tre poesie, fra le mie preferite: Falsetto, per ricordarci la bellezza e la necessità della giovinezza, Dora Markus per sottolineare la sua capacità di prevedere correttamente il futuro prossimo del suo mondo e La primavera hitleriana perché a mio parere è una delle testimonianze più vive del nazismo a livello letterario.

Pubblicato da byron1824

Booklover, movie addicted

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